Tutela dei Minori e degli Adulti Vulnerabili: dal rispetto per generare relazioni autentiche

Costruire relazioni autentiche, promuovere ambienti sicuri e rafforzare la responsabilità educativa delle comunità ecclesiali. Sono stati questi i temi al centro del II Convegno regionale sulla Tutela dei Minori e degli Adulti Vulnerabili, svoltosi all’Auditorium Cecilia del Centro per la Creatività di Tito.

L’incontro, dal titolo “Rispetto. Generare relazioni autentiche”, è stato promosso dalla Conferenza Episcopale di Basilicata, attraverso il Servizio Interdiocesano per la Tutela dei Minori e degli Adulti Vulnerabili, in collaborazione con l’Istituto Teologico di Basilicata “Mons. Giuseppe Vairo”. Un momento di formazione e confronto rivolto in particolare a sacerdoti, religiosi, insegnanti di religione, catechisti, responsabili della pastorale giovanile e familiare e operatori Caritas.

Ad aprire i lavori è stato don Massimiliano Scavone, coordinatore regionale del Servizio per la Tutela dei Minori e degli Adulti Vulnerabili, che ha sottolineato il valore del percorso intrapreso dalle Chiese lucane, grazie all’impegno della Conferenza Episcopale di Basilicata e dei referenti diocesani. Un cammino condiviso che punta a rendere la tutela parte integrante della vita delle comunità.

«È lì, nell’ordinario di una relazione educativa, che la tutela diventa reale oppure resta una parola», ha ricordato don Scavone, richiamando la responsabilità di quanti accompagnano quotidianamente bambini e ragazzi nelle parrocchie, negli oratori, nelle scuole e nelle diverse realtà pastorali.

Nel suo saluto ha inoltre evidenziato l’importanza della collaborazione tra Chiesa e istituzioni, ringraziando il presidente facente funzioni del Tribunale per i Minorenni di Potenza, Emiliano Mistrulli, e richiamando il messaggio inviato dalla Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza, Rossana Mignoli. Un ringraziamento è stato rivolto anche all’Istituto Teologico di Basilicata, diretto da don Nicola Soldo, e all’Amministrazione comunale di Tito per la disponibilità dell’Auditorium.

È seguito l’intervento di mons. Francesco Sirufo, Arcivescovo di Acerenza e Vescovo delegato della Conferenza Episcopale di Basilicata per la tutela dei minori che ha ricordato come la vicinanza e la  “risposta” immediata «è un dovere di giustizia verso le vittime», che devono trovare nella Chiesa «ascolto, verità e vicinanza, non silenzio». La prevenzione, invece, è «un dovere di amore» verso i minori e si costruisce non soltanto attraverso le procedure, ma soprattutto con relazioni autentiche, fondate sul rispetto. Da qui il richiamo alla responsabilità di sacerdoti, educatori e vescovi, chiamati a vivere la tutela «non come un adempimento, ma come uno stile».

Il cuore del convegno è stato affidato alla relazione della dottoressa Chiara Griffini, psicologa forense, consultore del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e presidente del Servizio Nazionale per la Tutela dei Minori della Conferenza Episcopale Italiana.

Al centro della sua riflessione il rispetto come riconoscimento dell’inviolabilità e della dignità di ogni persona, presupposto fondamentale per costruire relazioni autentiche. Un principio che assume un significato particolare nei rapporti educativi, nei quali alla naturale asimmetria tra adulto e minore deve sempre corrispondere la pari dignità delle persone.

La relatrice ha affrontato il tema della prevenzione degli abusi, soffermandosi non soltanto sulle forme più evidenti di violenza, ma anche su quelle psicologiche ed emotive, che possono manifestarsi attraverso comportamenti svalutanti, ricatti affettivi, atteggiamenti di rifiuto, indifferenza o mancato sostegno.

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo degli educatori e degli operatori pastorali, chiamati a costruire rapporti fondati sulla fiducia, senza perdere di vista i confini fisici, emotivi e digitali. La corretta distanza educativa, la trasparenza delle comunicazioni, anche attraverso i social network, e la capacità di riconoscere situazioni ambigue costituiscono elementi essenziali per prevenire comportamenti inappropriati e tutelare le persone più vulnerabili.

Attraverso esempi concreti legati alla vita delle comunità, Griffini ha approfondito le responsabilità degli adulti nelle relazioni con i ragazzi, evidenziando l’importanza dell’ascolto, del rispetto dei limiti, della coerenza tra parole e comportamenti e della vigilanza condivisa.

Da qui la necessità di promuovere una cultura educativa capace di valorizzare l’autostima dei più giovani, il rispetto dell’altro e il riconoscimento delle regole, coinvolgendo l’intera comunità nella costruzione di ambienti sicuri. Una responsabilità che non può essere affidata soltanto a norme e procedure, ma deve tradursi in uno stile quotidiano di cura, attenzione e corresponsabilità.

Un’impostazione che richiama anche le parole di Papa Leone XIV, riprese nel corso della relazione, secondo cui la tutela coinvolge lo stile delle comunità, l’esercizio dell’autorità, la formazione degli educatori e la trasparenza dei comportamenti.

Le conclusioni del convegno sono state affidate a mons. Davide Carbonaro, Arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo e presidente della Conferenza Episcopale di Basilicata.

Nel suo intervento ha sottolineato la necessità di rendere la tutela dei minori una prassi ordinaria della vita della Chiesa, richiamando la responsabilità delle comunità cristiane nell’ascolto delle vittime e nella prevenzione degli abusi.

Partendo dall’episodio evangelico di Gesù che accoglie e benedice i bambini, ha ricordato che «la loro tutela non è solo una buona prassi, ma è radicata nel Vangelo». L’Arcivescovo ha quindi messo in guardia dalle logiche di dominio e dall’abuso di autorità, che possono allontanare le vittime da Gesù, ribadendo il dovere di «accogliere le vittime» e «favorire un percorso di guarigione e liberazione dal male subito».

Infine, l’auspicio che «la memoria del male commesso e del bene possibile» possa rigenerare la comunità cristiana, offrire consolazione alle vittime e rafforzare l’impegno nella prevenzione.