Un cammino sinodale non nel senso canonico e disciplinare, ma una consultazione del popolo di Dio a tutti i livelli. Ha avuto una caratteristica profonda e valida nel senso di ascolto e confronto, anzitutto della parola di Dio secondo tre fasi: narrativa, sapienziale e profetica. La fase profetica si è innestata con il Giubileo della Speranza: Cristo, vera e unica speranza che non delude. Il Cammino era guidato dalla preghiera dell’Adsumus, specie in latino già di per sé eloquentissima nell’invocazione allo Spirito Santo che è stato supplicato per guidare e illuminare il lungo iter ecclesiale, per avere sicuro il punto di partenza, la strada davanti e la meta certa, pur sapendo che ogni itinerario è faticoso e soggetto a rischi e ad errori di sentiero. Da ciò la necessaria vigilanza anche per tornare o rientrare sulla strada maestra, compito di una guida che conosce bene la via da seguire, ovviamente aperti anche alle novità buone della strada nuova e pronti ad evitare pericoli e inciampi non buoni di viottoli laterali sbagliati.
Ci hanno guidato i passi di Emmaus in cui la tentazione di allontanarsi dalla Croce si trasforma in stupore nell’avere come compagno di strada il Risorto che spiega le Scritture e si fa riconoscereallo spezzare il Pane, provocando il ritorno e la conversione. In particolare il cammino sinodale verso la casa di Cornelio ci ha mostrato che tutta la famiglia, con il dono dello Spirito, si converte. A casa (detto nel cammino sinodale cantiere) di Betania ci si converte: le due sorelle si mettono ai piedi di Gesù per scegliere la parte migliore, senza dimenticare l’atto di fede delle due donne alla morte del fratello Lazzaro: per ogni morte Cristo è la risurrezione e la vita. Tutto il cammino è stato nello stile della conversazione nello Spirito.
Almeno nelle diocesi, e poi a livello nazionale con i rappresentanti diocesani, vi è stato un lavoro “dal basso”, ma non per abbassare,piuttosto per innalzare, elevare, ricercare come rispondere a chi chiederagione della speranza che è in noi. Nell’arcidiocesi di Acerenza sono state vissute molte sessioni secondo le indicazioni del Cammino sinodale, come pensato da papa Francesco, dalla Chiesa italiana e universale, ma anche sessioni canonicamente decretate per fornire al Vescovo consigli e pareri circa alcune problematiche su cui, oltre adorientamenti, occorrevano disposizioni normative.
Ciò detto, dopo un cammino annoso di studio e approfondimento,sempre con gli Strumenti di lavoro e i Lineamenti offerti dalla Commissione per le Assemblee, i rappresentanti dell’Arcidiocesi hanno partecipato con relazioni e sintesi, come richiesto. Il Documento finale, votato a maggioranza più che rilevante, ovviamente non è decisionale ené imperativo, solo la CEI può trarne indicazioni pastorali e orientamenti da proporre alla Chiesa italiana, ma non imporre: da escludere novità che minano chiaramente le materie de rebus fidei etmorum, di cui non ha competenza, né tantomeno il singolo vescovo.
Occorre evitare nella terminologia cristiana cattolica neologismi ideologici, che appartengono a frange sociali che spesso li usano martellando l’opinione pubblica, anche negli ambiti ecclesiastici, per convincere e cambiare le mentalità e le scelte (ideologia scientistica,sociologistica, pacificistica, ecologistica, democraticista, individualista, edonistica, commercialistica, deterministica, femministica, laicalistica…mi si perdoni l’elenco). Niente a che vedere con il realismo biblico, e in particolare evangelico, da dove la Chiesa evince il pensiero di Cristo e la verità sull’uomo, l’amore di Dio e il fine salvifico a cui è chiamata la persona umana.
Termini come omoaffettività, transgender, orientamento sessuale, identità di genere, omotransfobia, ecc., sono forzature derivanti da una antropologia aliena dalla retta ragione umana e dalla rivelazione divina.Per quanto riguarda l’affettività e sessualità umane, sappiamo e crediamo con la fede e la ragione, le due ali per volare e non cadere, che Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, maschio e femmina li creò, che per amore generano i figli con atto coniugalehumano modo. Se battezzati, nella Pasqua di Cristo hanno la grazia sacramentale per vivere con più completezza e forza il matrimonio e la famiglia con ciò che nell’atto creativo è donato ad ogni coppia, cioèunità, fedeltà, indissolubilità, procreazione. Tutto il resto è o disagio e immaturità della persona, da cui venirne fuori con i mezzi scientifico-morali disponibili e la fiducia nel Signore, o vizio capitale, come superbia, gola e lussuria, a qualsiasi livello e modalità, da venirne fuori con la buona volontà e i mezzi di grazia divina.
Ho sempre pensato che dividere in categorie l’umanità sia pericolosoper la libertà e per la dignità della persona che non può esserecatalogata, schedata e ghettizzata per censo, classe sociale, razza, religione, sesso (liberi e schiavi, nobili e plebei, padroni e servi, feudatari e vassalli, capitalisti e proletari, ariani e inferiori, illuminati e materiali, etero e omo e lgbtq+: campo libero per l’affermazione delletirannie di ogni epoca e di ogni forma). La persona umana è immagine e somiglianza del Creatore con una dignità superiore a tutto l’universo. Una difficoltà, psicofisica o morale, conseguente al peccato d’origine e quindi alla fragilità della persona, non può essere affrontata con una pacca sulla spalla e la frase deterministica “beh, tu sei così e restaci, magari la colpa è di Dio che t’ha fatto così”, ma mettersi a fianco e, con la Grazia superiore, farsi prossimo per migliorare insieme, elevarsi alle altezze.
Quindi in particolare, circa la parte I, n. 30, votata e approvata a maggioranza, la risposta è stata offerta da Gesù proprio nel Vangelo di quella domenica (Lc 18, 9-14), a chiusura dei lavori del Cammino sinodale italiano, a proposito della presunzione di essere autoreferenziali, ovviamente non nel Sinodo inteso come Chiesa in cammino “per, con e in Cristo al Padre onnipotente nell’unità delloSpirito Santo”.
Al tempio tutti gli Israeliti potevano andare e pregare, ma uno,superbo, che metteva davanti a Dio il riconoscimento del suo Ego, se ne tornò non accolto e non integrato, l’altro, peccatore, commosso, pentito, battendosi il petto, in ginocchio all’ingresso, con gli occhi bassi, dicendo“O Dio, abbi pietà di me peccatore”, se ne tornò accolto, perdonato,integrato, perché riconosceva la misericordia giubilare di Dio con invocazione sincera e la volontà di cambiare vita.
Tutto qui. La Chiesa è cattolica, aperta a tutti, ma per incontrare Cristo Salvatore che redime, forse anche in un cammino lungo, forse ancheall’ultimo respiro, ma sempre con Kyrie eleison sulle labbra. La misericordia del Signore impegna molto di più che solo una pur necessaria norma morale, che viene dalla giustizia divina, o una difficoltà di percorso esistenziale. Ai crocicchi delle strade il Re fece invitare coloro che non se l’attendevano per il banchetto del FiglioSposo, ma entrando notò chi non aveva la veste nuziale e lo escluse. Le prostitute e i pubblicani ci precederanno nel Regno, nel senso chel’adultera tornò salva a casa perché era decisa a non peccare più, Zaccheo tornò salvo a casa perché restituì quanto vessato e rubato. A questa regola d’amore redentivo siamo tutti, tutti, tutti, sottomessi… e convertiti: “Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al Vangelo,” (Mc 1,15). Noi dobbiamo pregare incessantemente che questo si verifichi in noi e negli altri.
Acerenza, 9 novembre 2025: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1Cor 3, 17).
+Francesco Sirufo, arcivescovo
Testimonianza della Delegazione Sinodale
Sintesi Fase Sapienziale Sinodo
Sinodo Canonico e Iniziazione Cristiana

