Omelia Matera per 325° anniversario di fondazione della confraternita “I pastori della Bruna”, 14 maggio 2023

14-05-2023

Omelia Matera per 325° anniversario di fondazione della confraternita “I pastori della Bruna”, 14 maggio 2023

Carissimi fratelli e sorelle, reverendissimi sacerdoti concelebranti, cari membri della confraternita “I pastori della Bruna” nel 325° anniversario di fondazione, che ringrazio per l’invito a conclusione delle celebrazioni e delle manifestazioni dell’evento, in particolare il priore prof. Emanuele Calculli. Un saluto affettuoso al caro fratello l’arcivescovo mons. Pino Caiazzo che ha dato gentile beneplacito a questa mia presenza stasera qui in Matera. Siamo nella liturgia eucaristica nella Messa della VI domenica di Pasqua, nel mese mariana per eccellenza dedicato alla Santa Vergine, Madre di Cristo, vero uomo e vero Dio.

Le confraternite sono associazioni di cristiani laici che nella riforma ecclesiale e liturgica del Concilio Vaticano II sono, come devono essere tutti i cristiani cattolici, pietre vive unite alla pietra viva e angolare che è Cristo Gesù, crocifisso e risorto. Cristo è il nuovo e definitivo tempio di Dio, la Chiesa dei fedeli è il nuovo e definitivo tempio di Cristo, in quanto suo Corpo mistico, e nella Chiesa ogni vero fedele, sacerdote, re e profeta del nuovo culto in spirito e verità. “Adorate Cristo nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”, ci ha annunciato l’apostolo Pietro nella sua prima lettera: l’apostolo Pietro, pietra-roccia su cui Cristo ha fondato la sua Chiesa.

La religione pura e senza macchia a cui siamo stati chiamati, e in cui siamo rinati nel battesimo, è sempre rendere ragione della speranza che è in noi: si chiama testimonianza, annuncio, comunione e missione come da tempo stiamo narrandoci anche nel cammino sinodale. La nostra speranza è la certezza del kèrigma fondamentale della fede che ribadisce l’Apostolo nella seconda lettura: “Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito”. Un rammarico mi e ci inquieta: nessuno ci domanda la ragione della nostra speranza. E per due motivi: primo, perché generalmente chi oggi ci circonda non domanda nessuna ragione di niente o teme che l’esercizio della ragione lo porti alle domande fondamentali e quindi impegnative della vita; secondo, probabilmente la nostra speranza è così languida e inaridita che non fa nascere nessuna domanda in chi dovrebbe essere spronato a farcela. Le due deficienze si incontrano in una tragica commistione.

 La fondazione della Confraternita risale al 1698: era un’epoca in cui l’umanità guardava ancora al cielo, pur camminando su questa terra, con le sue contraddizioni e le sue convulsioni, ma si guardava al cielo, per camminare più sicuri: per dare ragione della speranza con dolcezza e rispetto, retta coscienza e buona condotta, afferma la Scrittura odierna. Oggi la vita sembra essere dedicata solamente alla preoccupazione terrena che a lungo andare provoca noia e assuefazione della mente al fatuo e al niente.

Il contrario che ascoltiamo dal brano degli Atti degli Apostoli, nella prima lettura: il diacono Filippo predica il Cristo risorto e le folle prestano attenzione alle parole e ai segni, con grande gioia chiedono il battesimo, e poi ricevono il dono dello Spirito Santo, tramite l’imposizione delle mani degli Apostoli. Questo tempo di Pasqua ci sta conducendo verso l’Ascensione di Cristo alla destra del Padre e la discesa dell’altro Paraclito, lo Spirito di verità, che darà la grazia di osservare i comandamenti del Figlio e rimanere con i suoi, con noi cioè, per sempre.

Si tratta di amarlo: l’amore, ci dice Gesù nel vangelo odierno, non è solo un’adesione delle labbra, ma se osserviamo, cioè se pratichiamo i suoi comandamenti. Solo in questo possiamo essere partecipare alla comunione d’amore della SS. Trinità, perché lui è nel Padre e noi in lui e lui in noi. Si tratta di un sinodo di compartecipazione con lui stesso, e quindi alla missione in cui ci vuole coinvolgere.

Si tratta della gioia: il Signore vuole la nostra gioia, mentre il peccato, su istigazione del diavolo, ci intristisce e ci conduce alla disperazione. Carissimi membri della benemerita Confraternita, prestate con gioia cristiana la vostra collaborazione di fedeli laici alla missione della Chiesa, oggi tanto necessaria, al vescovo, ai sacerdoti, alle parrocchie, alle giovani generazioni, con un impegno e una testimonianza non soltanto in alcune occasioni solenni e tradizionali, ma sempre e in ogni ambito, dalla famiglia alla società.

Carissimi membri della confraternita “I pastori della Bruna”, penso sia nata questa benemerita confraternita per coinvolgere fedeli che lavoravano nei campi o conducevano greggi nella murgia dintorno, per coinvolgerli nella festa della Visitazione o delle Grazie che si celebrava, e a Matera si celebra, il 2 luglio. Il nome mi fa ricordare il brano evangelico della visita dei pastori di Betlemme alla grotta della natività. Invitati dagli angeli in una gloria di luce, si recarono con fede e stupiti adorarono il divino Bambino, offrendo doni per omaggiare il Re degli umili e degli emarginati, il Re di amore e di giustizia. Trovarono il Bambino fra le braccia della Madre, venerarono anche la Madre, bruna e bella come aveva profetizzato il Cantico dei Cantici e secondo il sembiante delle genti orientali. Ammirarono anche la custodia premurosa di Giuseppe. Mi fate pensare a quel pellegrinaggio e a quell’adorazione di quella notte sotto la luce della stella. Anche voi ogni anno vi recate ad omaggiare la Madonna Bruna, come nelle suggestive icone bizantine, e ad accogliere nella vostra vita il Bambino redentore, il Figlio eterno di Dio, mandato ad incarnarsi nel seno purissimo di Maria, per morire in croce e risorgere il terzo giorno, tutto per amore alla nostra umanità sfinita.

Per tutti noi risuona stasera la consolante parola evangelica di Cristo: “Non vi lascerò… io vivo e voi vivrete”: magnifico! Noi che vogliamo la vita piena, totale, integrale, per sempre, possiamo avere la speranza e ne possiamo rendere ragione, perché lui vive e quindi vivremo anche noi.

La Santa Vergine Maria, come Madre premurosa, ce ne assicura. Gesù vive, e dona vita ai suoi fedeli. La morte fisica non ci fa paura poiché è il passaggio alla vita del Cristo risorto.

Ognuno di noi è amico di Cristo, cioè chiamato al servizio a lui e ai fratelli, non ci ha lasciato orfani, ci ha mandato l’altro Paraclito.