Omelia, lunedì dell’angelo, Agromonte Mileo, 5 aprile 2021

05-04-2021

Omelia, lunedì dell’angelo, Agromonte Mileo, 5 aprile 2021

Carissimi fratelli e sorelle, caro parroco don Agostino, cari parenti e amici. E’ la Pasqua del Signore. La gioia pasquale continua nella liturgia per tutta la settimana d’ottava, detta anche “in albis”, poiché nell’antichità i nuovi battezzati durante la veglia, vestiti di bianco, deponevano la veste alla domenica d’ottava davanti al vescovo. E’ la settimana in cui ogni giorno si ricorda la novità del battesimo, poiché in quel momento ci siamo rivestiti di Cristo morto e risorto.  Ho preferito oggi venire qui poiché proprio in questa chiesa parrocchiale, più vicina alla casa natia, appena ventuno giorni dopo la mia nascita, per il mio grave stato di salute, fui battezzato e ricevetti in dono della fede e la vita eterna. Il sacerdote reggente, l’arciprete don Leonardo Borrelli, parroco di Castelluccio Inferiore, avendo saputo dell’appartenenza della mia contrada nativa a quel Comune, annotò quindi nei registri della parrocchia di S. Nicola di Mira. L’annuncio della risurrezione di Cristo, come abbiamo ascoltato dagli Atti degli apostoli, porta come necessaria conseguenza la conversione, il battesimo e la testimonianza. Questo lunedì si chiama anche “dell’angelo” per ricordare l’annuncio angelico della risurrezione di Cristo offerto alle donne che si recarono al sepolcro.

Il sepolcro viene trovato aperto e vuoto. E’ l’alba del nuovo giorno, le donne discepole si recano alla tomba, vi trovano gli angeli che annunziano: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo, non é qui, é risorto… Presto, andate a dire ai suoi discepoli” (Lc 24,5-6; Mt 28,7). Corrono anche Pietro e Giovanni al sepolcro e vedono e credono. Maria Maddalena vede Gesù, dopo averlo scambiato per il giardiniere, si sente chiamare per nome, riconosce il Maestro e si getta ai suoi piedi, ma Gesù le dice: “Non mi trattenere, ma va dai miei fratelli” (Gv 20,17), e corre in città per annunciare: “Ho visto il Signore!” (Gv 20,18). Sulla strada di Emmaus i due discepoli camminano con lui e sentono da lui la spiegazione delle Scritture, poi sul far della sera lo riconoscono allo spezzare il pane. Tommaso, otto giorni dopo, lo incontra con gli altri, tocca le ferite del fianco e delle mani ed esclama: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,28). Partono il giorno di Pentecoste e annunciano a tutti il kérigma: “Gesù di Nazaret, il crocifisso, è risorto, è lui il Signore, è vivo, convertitevi e fatevi battezzare”.

Ecco la Pasqua, la risurrezione di Cristo, la riconciliazione dell’umanità tramite il suo sangue versato sulla croce, la nostra rinascita battesimale, la nostra testimonianza cristiana. Mi ricordo di un messaggio di Papa Francesco in cui siamo stati invitati a tenerci lontani dal dilagare dell’iniquità e dal raffreddamento del cuore. Il Papa ha individuato in questo dilagare dell’iniquità i falsi profeti e gli incantatori di serpenti che ingannano molti approfittando delle emozioni umane per rendere schiave le persone e portarle dove voglio loro: la lusinga del piacere di pochi istanti, l’illusione del danaro e delle soluzioni semplici e immediate alle sofferenze, il falso rimedio della droga, delle relazioni usa e getta, dei guadagni facili ma disonesti.  La potenza della Pasqua nella vita del cristiano significa risorgere da queste realtà negative che incatenano e seppelliscono la nostra vita nel buio e nella chiusura, come in un sepolcro, verso la risurrezione, verso il bene prezioso della libertà, della dignità e della capacità di amare. Cristo risorto ha vinto satana e le sue menzogne, le sue spire mortali quando presenta alla debole creatura umana il bene come male e il male come bene, il falso come vero e il vero come falso. Come nel caso delle autorità ebraiche che, avendo iniziato con menzogne, continuano nell’inganno: come abbiamo ascoltato dal Vangelo, pagano le guardie poste al sepolcro per dire in giro che i discepoli hanno trafugato il corpo per poi poter affermare che è risorto. Ma allora che guardie sono state, se si son fatte rubare il corpo di Gesù dalla tomba …sotto il naso!

La luce di Cristo vivente e il dono della sua grazia fanno si che l’uomo possa risalire dall’oscurità e dalla freddezza del peccato e della morte verso una vita tutta dedita alla volontà divina e al suo amore. La Pasqua di Cristo ci spinge a riaccendere la carità verso il prossimo rinunciando all’avidità del nostro egoismo e al rifiuto di Dio. Cristo risorto si manifesta nella sua parola e nei suoi Sacramenti, nell’accoglienza del bambino non ancora nato, dell’anziano ammalato, dell’ospite di passaggio e dello straniero, di coloro che non corrispondono alle nostre attese, della salvaguardia del creato.  “Cristo è risorto, buona Pasqua!”, significa risorgere da quelle realtà negative che papa Francesco ha denunciato nell’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium: l’accidia egoista, il pessimismo sterile, la tentazione dell’isolamento e della guerra contro gli altri, la mentalità mondana. E che ha ribadito nell’Enciclica Fratelli tutti, per una società in cui la fede in Dio, la grazia di Cristo, l’amore dello Spirito Santo, la buona volontà di tanti, possano essere germe e frutto di pace e di concordia, collaborazione e solidarietà.

L’attenzione, la preghiera e la riflessione della Chiesa siano anche rivolte ai giovani, nel desiderio di cogliere e di accogliere il dono prezioso che sono per Dio, per la Chiesa e per il mondo.  Anche a loro il Papa spesso si è rivolto dicendo di non temere, di non aver paura, come quando Dio si è rivolto a Maria, agli Apostoli, ai discepoli della prima ora e dei secoli successivi. Di fronte alle tante paure che oggi prendono il cuore di tutti, specie dei nostri cari giovani, il Papa suggerisce il discernimento che è mettere ordine nella confusione dei nostri pensieri e sentimenti per agire in modo giusto e prudente. La paura è il vero ostacolo alla fede, che invece è credere alla bontà fondamentale dell’esistenza che Dio ci ha donato, confidare che lui ci conduce ad un fine buono anche attraverso circostanze e vicissitudini spesso per noi misteriose.

Pasqua. Vorrei seguire ancora i pensieri del Papa: ogni giorno dell’anno il Signore ci vuole liberi dalla paura sia con l’apertura all’Altro, cioè a lui che ci chiama, sia con l’apertura agli altri, i nostri fratelli e le nostre sorelle nella fede. La Pasqua ci insegna: è necessario il silenzio della preghiera per ascoltare la voce di Dio che risuona nella coscienza. Egli bussa alla porta dei nostri cuori desideroso di stringere amicizia con noi attraverso la preghiera, di parlarci tramite le Sacre Scritture, di offrirci la sua misericordia nel sacramento della Riconciliazione, di farsi uno con noi nella Comunione eucaristica. I cristiani autentici, che hanno Cristo risorto nel cuore, non hanno paura di aprirsi agli altri, di condividere i loro spazi vitali trasformandoli in spazi di fraternità, di spalancare le porte della propria vita alle persone concrete, alle relazioni profonde, alla condivisione di esperienze non virtuali, ma autentiche e reali. La certezza che la grazia di Dio in Cristo risorto è con noi ci dona la forza di avere coraggio nel presente: coraggio per portare avanti quello che Dio ci chiede qui e ora, in ogni ambito della nostra vita; coraggio per abbracciare la vocazione che Dio ci mostra; coraggio per vivere la nostra fede senza nasconderla o diminuirla.

La Pasqua del Signore, la sua vittoria sulla morte e sul male, tocca l’oggi della nostra vita, ci afferra cosi come siamo, con i nostri timori e limiti, ma rivela anche i meravigliosi piani di Dio. La nostra vita non è pura casualità e mera lotta per la sopravvivenza, ma ciascuno di noi è una storia amata da Dio. Il Signore scorge in noi una bellezza unica nel nostro essere e ha un disegno magnifico per la nostra esistenza. Questa consapevolezza ha la forza di trasformare nel profondo le incertezze della vita, ha la forza della risurrezione. “Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo! …io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 16,33; 8,12 ), annuncia Gesù Risorto. Affidiamoci volentieri alla sua luce.