Carissimi,
Caro e amato Padre Giovanni,
la nostra Chiesa esulta perché la benevolenza del Santo Padre Benedetto XVI, al quale va confermata la
fedeltà e la gratitudine della Chiesa che è in Acerenza, Le ha concesso di avere in te Vescovo
il nuovo Padre e maestro.
Consentimi che in questo momento ti parli con il cuore e dia per scontati i saluti e i ringraziamenti di
rito. Mi sembra che due espressioni verbali sintetizzino bene la tua missione e diano ampia motivazione al
clima festoso che si respira in questa celebrazione. Anzitutto a questa Chiesa è concessa la grazia
di un nuovo Padre. Gioisci, allora, Chiesa di Acerenza per questo evento di grazia che ti è concesso
di vivere.
Forse non c’è un termine che meglio e più compiutamente esprima la relazione fra il Vescovo
ed i suoi fedeli. È il termine che testimonia il massimo dell’amore e di dedizione a vantaggio dei
figli. È il termine con cui Dio si è rivelato per esprimere la pienezza del suo amore. Allora
Dio ti ha fatto Padre di questa gente ed ontologicamente lo sei, perché collabori con Dio alla trasmissione
della sua vita. Siilo sempre e pienamente, specie con i presbiteri, siilo con tutti i figli, specialmente
con quelli che errano e sbandano.
L’altro termine è la sposa. “Ecco la sposa è in tripudio perchè è giunto il
giorno delle nozze”. Ecco la sposa, la tua sposa. Essa viene a te. Ti fu dato un anello che esprime la tua
fedeltà a questo sacro connubio. È ornata e bella questa sposa, per te è la più
bella. Accoglila ed impegnati perchè la sua bellezza splenda sempre più. Dicesti nel giorno
della tua consacrazione: “Dove sei tu, là sarò anch’io e dove sono io sarai anche tu con me”.
Linguaggio autenticamente sponsale.
Consentimi ora brevemente di desumere alcune dalle circostanze che costellano la vita della Chiesa in
questo mese alcune linee dettate dalla Provvidenza per il tuo cammino e il tuo ministero episcopale.
Si sta per chiudere l’anno dell’Eucaristia e un Sinodo dei Vescovi, nella preghiera e nelle riflessioni
scandaglia il mistero dell’Eucaristia. È il mistero dell’amore che ne perpetua la presenza di
Gesù Cristo fra noi, uomo fra gli uomini, ma anche Dio con noi per realizzare attraverso lo
Spirito una umanità riconciliata e in profonda comunione con Dio e con gli uomini.
Di qui si evince l’impegno per la formazione di anime autenticamente eucaristiche. Capaci cioè di
lodare in novità di vita e di amare donandosi, come Cristo ha amato.
Ottobre è il mese missionario per eccellenza. La Chiesa, questo popolo radunato nel nome del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo, scaturito dal cuore squarciato di Cristo è protesa alla
celebrazione del Convegno di Verona nel prossimo anno.
L’auspicio è che si prenda coscienza: si rischia la sterilità senza che Cristo, il Risorto, trovi
in noi degli autentici testimoni.
Non è forse Lui l’unica speranza del mondo?
Ottobre, infine, è il mese di Maria e del Rosario. Vegli la Vergine Madre sul tuo episcopato,
su questa Chiesa e ne costituisca la guida e il modello.
Caro Monsignor Giovanni, nella liturgia odierna ci sono due espressioni che possono per te manifestare
gli auguri più belli di questa assemblea: “Ti ho preso per la destra per aprire davanti a te i battenti
delle porte e nessun portone rimarrà chiuso”. Ed ancora: “Splendi come astro nel mondo tenendo alta la
parola della vita”.
Chiudo con un pensiero valido per te, per me per tutti. È di Santa Teresa, la grande mistica,
di cui celebriamo oggi la festa la cui protezione volentieri imploriamo: “La preghiera e la vita non
consistono nel molto pensare, ma nel molto amare”. Sii l’uomo che molto ama e che tutto il Paradiso,
è bella l’espressione di Mons. Pichierri, ti guidi ed interceda per te, Amen!