Omelia per l’eucaristia di inizio del ministero episcopale di Mons. Giovanni Ricchiuti Arcivescovo di Acerenza



15 Ottobre 2005

“Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? L’aiuto viene dal Signore che ha fatto il cielo e la terra”.
Con questo versetto del salmo 121, le cui parole mi sono sembrate particolarmente vere oggi mentre mi inerpicavo lungo i tornanti di questo colle, vi salutavo il 27 di luglio, giorno della pubblicazione del mia nomina da parte di Papa Benedetto XVI ad Arcivescovo di questa Chiesa di Acerenza, e allo stesso modo torno a salutarvi oggi, miei carissimi fratelli e sorelle!
Non posso nascondervi l’emozione, la trepidazione e la gioia di questo momento per l’accoglienza riservatami, per le parole di benvenuto rivoltemi dal carissimo Signor Sindaco e per la vostra affettuosa presenza che avverto profondamente vero e intenso. Grazie, perchè mi sento e mi fate sentire a casa.
Porgo dunque un cordialissimo saluto a tutti voi qui presenti e al vostro: BENVENUTO! Rispondo: BENTROVATI! Lo dico:
A Te, carissimo padre e fratello, e mio predecessore, Mons. Michele Scandiffio per questa Chiesa che mi consegni dopo i tuoi 17 anni di servizio epsicopale umile, generoso e instancabile.
Grazie, anche perchè hai voluto restare in mezzo a noi: i tuoi consigli e i tuoi suggerimenti mi e ci saranno preziosi.

A voi carissimi fratelli nel ministero presbiterale, a voi diaconi, a voi giovani seminaristi, BENTROVATI e grazie per quanto operate e per quanto continuerete ad operare per questa Chiesa che amiamo! BENTROVATI voi tutti: comunità parrocchiali, religiose, associative, volontariato, ... pietre vive e vi auguro sempre più vive più belle dell’edificio spirituale della nostra Chiesa diocesana.

BENTROVATI a voi tutti che siete impossibilitati per diversi motivi ad essere fisicamente presenti in questa Cattedrale (in particolare a voi anziani e ammalati): so che mi siete vicini e ve ne sono profondamente grato!

BENTROVATI! A quanti in qualche modo sono “fuori” o “lontani” o “indifferenti” a questo evento di gioia: insieme a tutta la comunità ecclesiale voglio dirvi VENITE ALLA FESTA ANCHE VOI...!

BENTROVATE! Carissime autorità civili e militari. Grazie ancora per la vostra presenza rispettosa e cordiale. Contate sulla mia e nostra disponibilità di Chiesa a collaborare realmente e reciprocamente per il progresso delle nostre genti.

E, infine non sembri strano un BENVENUTI lo porgo, quasi da padrone di casa, ai presbiteri diocesani, ai miei familiari, ai miei concittadini e amici di Bisceglie, e ai formatori e giovani seminaristi del Seminario Regionale di Molfetta. Grazie per avermi accompagnato fin qui e “consegnato” alla Chiesa di Acerenza. State tranquilli, sono in ottime mani!

Ed ora volgiamo carissimi fratelli e sorelle, il nostro cuore e la nostra mente, alla Parola di Dio proclamata in questa liturgia che stiamo celebrando nella grandiosa e splendida Cattedrale, scrigno di memorie e di tradizioni gloriose ma anche segno di memorie e di tradizioni gloriose ma anche segno della presenza sacramentale del Signore e nostra casa di preghiera e di fraternità. Ho scelto dei brani biblici che a me e, spero anche a voi, hanno offerto ancora una volta la suggestione e il fascino della Chiesa, del suo mistero e del senso della sua presenza nella storia attraverso il nostro servizio di credenti e di discepoli del Signore.

Alla luce di questa parola siamo stati richiamati al nostro impegno di:
- portatori di buone notizie;
- operatori di riconciliazione;
- apprendisti pastori e piccolo gregge sotto la guida di Gesù Cristo Buon Pastore.

Sono consapevole di essere il destinatario primo, ma non unico di questi messaggi, e di quanta responsabilità vada io oggi ad assumermi per questa porzione del popolo di Dio a me affidato.
Viviamo, si dice tempi di “transizione”, di mutamenti veloci e di cambiamenti epocali dei quali a volte ci sembra di non poter tenere il passo e allora ci assale la tentazione di una nostalgia ingenua del passato, di vana speranza di un futuro sereno e tranquillo o ci abbandoniamo a previsioni apocalittiche che in qualche modo pongono fine alla transizione.
Più umanamente ed evangelicamente saggio e sapiente sarebbe invece richiamare il nostro essere viandanti e pellegrini nella storia e, come discepoli di Gesù Cristo, farci compagni per l’umanità di questo cammino e di questa transizione senza lasciarci spaventare e con la capacità di leggere con uno sguardo di speranza i “segni dei tempi” secondo la felice intuizione del Concilio Vaticano II.
Il Signore non ci ha detto forse: non temere, piccolo gregge...
Come Vescovo e, ancor di più, come vostro Vescovo mi impegno, in prima persona ma insieme con voi ad essere portatori di buone notizie, costruttore di riconciliazione di pace sulle rovine e sulle macerie delle divisioni e dei conflitti e a guidarvi, è questa la mia responsabilità, lungo i sentieri della storia verso il Signore.
Non chiedetemi in questo momento, programmi e programmazioni. La diocesi che saremo, raccogliendo il patrimonio ecclesiale che io oggi ricevo, ce la inventeremo strada facendo, con l’aiuto del Signore nella edificazione della Chiesa come la sua e non la nostra Chiesa.
Da questo momento, da questa sera, è bello e importante che ognuno, presbitero o laico che sia, resti al proprio posto rinnovando la propria disponibilità a servire la Chiesa diocesana e allo stesso tempo altrettanto pronto e disponibile nel momento in cui la comunità, vescovo, presbiteri e laici, dovesse indicare urgenze e esigenze.
E allora più che illustrarvi un programma desidero rivolgere un messaggio. Lo faccio ispirandomi ad un brano molto bello di S. Agostino: CANTA COME CANTANO I VIANDANTI: CANTA E CAMMINA! NON PER CULLARE L’INERZIA, MA PER SOSTENERE LO SFORZO. CANTA E CAMMINA! SENZA SMARRIRTI, SENZA INDIETREGGIARE, SENZA FERMARTI, CANTA E CAMMINA.

A te, Chiesa di Dio che sei in Acerenza, Anzi, Banzi, Brindisi di Montagna, Calvello, Cancellara, Castelmezzano, Genzano, Laurenzana, Oppido Lucano, Palazzo San Gervasio, Pietragalla, Pietrapertosa, San Chirico Nuovo, Tolve, Trivigno, Vaglio di Basilicata, dico:
Canta il dono e il mistero della vita e cammina nell’impegno di accoglierla e custodirla dal grembo delle madri, gravido di futuro dell’umanità, fino al grembo della terra che si aprirà al futuro di Dio.

Canta la perenne giovinezza della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia e senza ruga, e cammina alimentando sempre di più l’amore e la passione per Lei.

Canta la bellezza e la gioia della fraternità ecclesiale, tra il vescovo e i presbiteri tra i presbiteri e i laici, all’interno delle parrocchie, delle associazioni e dei movimenti e cammina con la luce della parola, anima della evangelizzazione, e con il pane dell’eucaristia sorgente di comunione e condivisione.

Canta l’amore indissolubile e fecondo dell’uomo e della donna e cammina con progetti pastorali al servizio della famiglia e dei giovani che sentono la vocazione al matrimonio e con l’attenzione alla verità del Vangelo e alla misericordiosa sollecitudine verso tutte le situazioni di sofferenza di fallimenti, di separazioni e di conflitti. Cammina, in compagnia di questi fratelli e sorelle in atteggiamento di accoglienza e non di emarginazione, di comprensione e non di condanna.

Canta il fascino del Signore che passa, vede e chiama e continua a camminare perchè le vocazioni al ministero ordinato e alla vita consacrata arricchiscono sempre più la nostra comunità ecclesiale.

Canta la speranza dei poveri, degli ultimi e degli oppressi della terra e di questo nostro territorio e cammina con passo veloce e coraggioso sui sentieri della legalità, della solidarietà, dell’accoglienza e della carità e con quanti si spendono per la giustizia e per la pace.

Canta con i tuoi giovani di oggi e con quelli di domani i loro sogni e i loro progetti e cammina al loro fianco aiutandoli, sostenendoli e incoraggiandoli a guardare a Gesù Cristo, sorgente della bellezza e della felicità della gioia (note dominanti nella stagione degli anni giovanili) e a volgere con fiducia e speranza i loro occhi sul futuro.
Canta, Chiesa di Acerenza, l’eredità plurisecolare e gioiosa della tua vita cristiana, canta la bellezza delle tue tradizioni e della tua pietà di popolo ma cammina verso orizzonti futuri di annunzio del Vangelo e di edificazione della comunità ecclesiale aperti a novità dei progetti pastorali e capacità di dialogo con l’umanità a te contemporanea. Ci affidiamo all’intercessione di Maria Madre della Chiesa e sicuramente venerata nelle nostre comunità con vari titoli perchè risplenda “sul nostro cammino come segno di consolazione e di sicura speranza”.
Con uguale fiducia chiediamo l’intercessione di San Canio Patrono di questa nostra Arcidiocesi. Lui, vescovo e martire, che il Signore ci ha donato come compagno e amico del nostro cammino interceda per noi e ci guidi sulla via di una fede vissuta profondamente e coraggiosamente testimoniata. AMEN.



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