“QUESTA NOTTE NON E’ PIU’ NOTTE, DAVANTI A TE
IL BUIO, COME LUCE RISPLENDE!”
(omelìa per il giorno di Pasqua 2010)
Sorelle e fratelli carissimi,
dopo il giorno dell’intimità dell’ Ultima Cena, dopo il “Tutto è compiuto!” di Gesù Cristo in croce, dopo il silenzio e l’attesa del Sabato Santo presso il sepolcro, la nostra fede cristiana, convocata dalla Chiesa in questa Veglia, che Sant’Agostino definì : ‘ la Madre di tutte le Sante Veglie’ (Sermone 219), può liberare finalmente, al termine del cammino quaresimale, il canto dell’ALLELUJA e, folgorata dalla luce del Cristo Risorto, celebrare la vittoria del Signore della Vita sull’antico avversario, cioè la Morte.
“Mors et Vita duello conflixere mirando, dux vitae mortuus, regnat vivus” !: è come se fossimo stati spettatori, in un immaginario stadio, di una sfida, di quella perenne provocazione costituita dalla morte nei confronti della vita che, ad un certo punto sembra prevalere, ma che alla fine nulla può di fronte all’esplodere della vita in quel Gesù di Nazareth che, deposto in un sepolcro nuovo, si risveglia VIVENTE per sempre!
E noi non spettatori passivi, se pur stupiti e meravigliati, di questo evento dall’esito imprevedibile e incredibile, ma coinvolti totalmente e pienamente perché nel Cristo Risorto ‘tutta la vita risorge’ ed ogni vivente e credente sentono di non respirare più aria di morte ma il vento e il soffio generatori di vita e di speranza.
Non c ‘è macigno che non possa essere ribaltato, non c’è tomba che non possa riaprirsi, non c’è tenebra che non possa essere squarciata, non c’è notte cui non segua la luce di un nuovo giorno perché nell’evento della Risurrezione del Signore, come dice un bel canto liturgico, “questa notte non è più notte davanti a Te: il buio come luce risplende!”.
Che cosa abbiamo celebrato sino a questo momento, cosa ci han detto i segni di questa nostra Cattedrale che abbiamo trovato, una volta entrati, immersa nell’oscurità, del fuoco e della luce del cero pasquale, dell’annuncio cantato della Pasqua, del suono delle campane e dell’organo, carissimi amici e fratelli miei, se non che a Dio tutto è possibile e che se avremo fede in Lui, non in senso quantitativo ma in quel fidarsi di Lui che pesa quanto un ‘granello di senapa’ ma capace di ‘spostare le montagne’ e ‘sradicare un albero dalla terra ferma per piantarlo nel mare”!
L’apostolo Paolo, nell’impeto e nell’entusiasmo della sua esistenza totalmente ritrovata nell’incontro accecante con Gesù, intuendo la centralità della risurrezione di Cristo come condizione di salvezza per l’uomo scriverà: “ Perché se con la tua bocca proclamerai << GESU’ E’ IL SIGNORE!>>, e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo (Rm 10, 9-10)”.
Lasciamoci dunque toccare le nostre labbra dalla Parola or ora proclamata e lasciamoci riempire il cuore dalla certezza che Dio ha fatto davvero meraviglie per noi risuscitando il Suo Figlio dai morti e regalandoci in Lui una vita ed una speranza nuove.
Il lungo e attento ascolto dei brani della Sacra Scrittura di questa veglia della Risurrezione ci ha fatto rivivere il racconto delle tappe più significative della Storia della Salvezza, dalla creazione del mondo e dell’umanità, fino all’Esodo di Israele dalla schiavitù dell’ Egitto verso la terra Promessa, evento, quest’ultimo, che i Profeti seppero interpretare come presenza graduale e progressiva di Dio nelle vicende umane, fino alla pienezza e al compimento di quella storia: il MISTERO DELLA PASQUA, cioè l’ Incarnazione, la Passione, la Morte e la Risurrezione di Gesù Cristo!
Le letture dell’A.T. ci son sembrate come un fiume impetuoso, spinto da una corrente irresistibile, il racconto di un Dio che plasma l’uomo come il Suo più affascinante capolavoro perché fatto a Sua immagine e somiglianza (Gen 1,26-28) e si vede da Lui respinto perché desideroso di autonomia e non di dipendenza.
Ma Dio non si arrende: lo insegue con un Suo progetto, chiama Abramo e in lui, uomo di fede, comincia a ricostruire nel popolo di Israele il Suo originale disegno di amore per l’umanità.
Libera Israele e gli fa dono della Sua legge, cioè della Sua Parola, lo educa e lo ammonisce con l’insegnamento di uomini audaci e coraggiosi, i Profeti, ad esserGli fedele, lo invita alla conversione, lo attira a sè con un’alleanza di amore, lo lava dalle sozzure dell’idolatrìa per purificarlo e regalargli un cuore nuovo!
Venne, quindi, la pienezza del tempo e nel tempo e nello spazio Dio si fa presente in Gesù Cristo.
Conosciamo questo nome, perché come cristiani lo avvertiamo quasi impresso nella nostra carne, sentiamo di non poter fare più a meno di Lui, la sua storia ci appartiene, è la nostra storia!E restiamo anche noi, in qualche modo, increduli, muti e stupiti di fronte alla Sua morte, ma ancor di più davanti alla tomba vuota come le donne del Vangelo di Luca.
Ho letto ieri, su Avvenire, a firma di Gianni Gennari, un trafiletto che voglio riferirvi: “… Non meravigliatevi, fratelli e sorelle, proprio gli Undici ed altri insieme a loro reagirono in modo sconcertante alla pur ritrovata fede delle donne: “Quelle parole parvero a loro (cioè agli Apostoli) come un vaneggiamento e non credevano ad esse (Lc 24,11)”.
Infine, Pietro che corre al sepolcro e, trovandolo vuoto e notando che c’eran rimasti soltanto dei teli, se ne ritorna colmo di stupore.
L’apostolo Paolo, come abbiamo ascoltato nel brano tratto dalla sua lettera ai Romani, afferma con decisione che la morte e la risurrezione di Cristo ci appartengono, appartengono ad ogni persona umana e che la Sua Pasqua è la nostra Pasqua, è l’inizio della possibilità, se lo vogliamo, di una vita nuova.
Prodigiosamente, anzi, meravigliosamente, tutto rinasce, come nuovo; non c ‘è più nulla di vecchio in noi, tutto come per incanto torna a rivivere nel passaggio e nell’immersione attraverso l’acqua battesimale segno sacramentale “ dell’ essere morti al peccato ma viventi per Dio, in Cristo Gesù (Rm 6, 11)”.
Vorrei farvi notare, ancora, fratelli e sorelle, la bellezza del segno che al termine di questa omelia, nel proseguimento della Veglia, è posto alla nostra attenzione spirituale: l’acqua!
La vediamo cadere dal cielo, fecondatrice dei nostri campi, sgorgare ogni giorno dalle spettacolari sorgenti o dai più semplici rubinetti delle nostre fontane per dissetare o lavare, scorrere nei fiumi e andare verso il mare. Elemento vitale per la nostra natura umana e per la vita del cosmo, segno di salvezza nel fonte battesimale.
Questa notte non possiamo non attingere a questa sorgente di vita nuova, ce la dona il Signore gratuitamente, ‘venite all’acqua!’ ci invitava il profeta Isaia, immergiamoci idealmente nella vasca battesimale e nel momento in cui ci sembrerà di annegare, la grazia di Cristo ci farà riemergere risanati, purificati e salvati.
Ci impegneremo ancora nel rinnovare le promesse battesimali, diremo tutto il nostro no al male, ad ogni forma di male, confermeremo la nostra personale amicizia con Cristo e la piena adesione al Suo Vangelo, non ci vergogneremo della nostra appartenenza alla Chiesa, nella consapevolezza dell’essere una comunità di peccatori ma destinatari della grazia che ci redime e ci salva.
E sarà ancora una volta Pasqua, quella di Cristo e la nostra! Sarà la vittoria della vita sulla morte, della speranza sulla disperazione, del coraggio sulla paura, dell’amore sull’egoismo, della dignità della persona umana su ogni tentativo di calpestarla.
Spezzeremo il Pane, ancora una volta, in questa eucarestia e ci nutriremo di Cristo per il nostro cammino di viandanti e di pellegrini verso la città di Dio, lasciandoci guidare ed educare da LUI, Via, Verità e Vita.
Nessuno potrà mai fermare i passi di del Signore in cammino con noi perché, come ha scritto il grande romanziere Dostoevskij: “Se cacceremo Cristo dalla terra, noi lo incontreremo sottoterra! E allora noi, gli uomini del sottosuolo, intoneremo nelle viscere della terra un inno tragico al Dio della gioia.”
Coraggio, miei cari fratelli e sorelle, il nostro è già un cammino di risorti lungo la strada che ci condurrà alla grande festa della Risurrezione dove siamo attesi dal Signore, dalla Vergine Santissima e da tutti i Santi!
“Non abbiamo scampo, questa festa si farà!”
AMEN! CRISTO E’ RISORTO, EGLI E’ VERAMENTE RISORTO! AUGURI DI BUONA E SANTA PASQUA!
Acerenza, 04. 04. 2010
Veglia della Risurrezione
+ Giovanni
Arcivescovo