“...Lo avvolse in fasce e Lo pose in una mangiatoia….”(Lc 2,7)
(Messaggio Natalizio 2011)
Carissimi,
mi piace farvi pervenire , come ogni anno, nella gioiosa circostanza del Santo Natale i miei più affettuosi e cordiali auguri per una festa che ci faccia sentire più vicini gli uni agli altri, non per fare spazio a sentimenti ed emozioni di un momento ma per raccontarci il messaggio autentico di un evento, quello della Incarnazione, che ha fatto della storia dell’umanità la storia stessa di Dio.
E vorrei tanto che ciò che vi scrivo possa trovare nel vostro cuore, nelle vostre case e nelle comunità parrocchiali un’eco profonda e raggiunga, in particolare, quanti di voi sono nella solitudine, nella sofferenza del corpo o dello spirito e nella tristezza perché il ricordo della nascita del Signore porti serenità e fiducia.
Rileggendo la narrazione natalizia del Vangelo di Luca (2,1-21) sono rimasto come ‘incantato’ dalle parole che ho riportato come titolo di questo editoriale perché, ad una prima impressione, i gesti materni di Maria non sono molto diversi da quelli che la nostra mamma, e ogni mamma, hanno messo in atto quando ci hanno preso tra le braccia, hanno messo i loro occhi nei nostri e ci hanno adagiato nella culla.
Ma il Bambino che Maria “dà alla luce, avvolge in fasce e pone nella mangiatoia” è il Figlio di Dio e le mani della Madre diventano le mani di Dio che attraverso di Lei, dal suo grembo, ci fa dono del suo Figlio consegnato, in un gesto di amore, creatura umana tra le creature umane.
Ai nostri bambini affidiamo, nel giorno di Natale, il compito di ‘far nascere’ Gesù e sono le loro braccia e le loro mani che ripetono il gesto di Maria, mentre i loro e i nostri occhi, colmi di meraviglia e di stupore, osservano e contemplano , nel tentativo di comprendere ‘l’incomprensible’ dinamica dell’amore di Dio.
Nell’evento dell’Incarnazione si compivano, dunque, la speranza messianica di Israele e il desiderio, nutrito nella sua lunga storia, di vedere Dio in mezzo al suo popolo, perché i Profeti avevano scritto che Dio ‘non lo avrebbe abbandonato’, che ‘lo avrebbe tenuto per mano’ e che ‘lo avrebbe sollevato alla guancia come un madre fa con il suo bambino’.
Nel donarci il suo Figlio Dio ci ha educati, perché in Lui e attraverso di Lui è entrato in relazione con noi, una relazione fatta di gesti e di parole che declinano solamente e semplicemente il linguaggio dell’amore.
Dalle braccia di Dio, alle braccia di Maria e da queste nelle nostre braccia: una consegna fatta di tenerezza e di delicatezza, di attenzione e di premura, di gratitudine e di gioia.
Sorelle e fratelli miei nell’unica fede in Cristo che condividiamo e nell’unica appartenenza alla Chiesa, nostra madre, celebrare la Natività del Signore significa per noi credere fortemente che in Gesù, l’Emmanuele, Dio ci ama e non ci abbandona, che si prende cura di noi, che desidera entrare nel nostro cuore e nella nostra vita per indicarci nel suo Figlio Gesù l’unico Maestro, nostra Via, Verità e Vita.
Ma anche noi siamo chiamati a ricevere il Signore e ad essere suoi testimoni nella storia, in questo nostro tempo che ci appare spesso confuso e disorientato, drammaticamente ripiegato su sé stesso, chiuso alla speranza di ‘cieli nuovi e terra nuova’.
Urge per la Chiesa e per noi cristiani tornare a parlare di Gesù Cristo, a far innamorare di Lui, ad indicare nel suo Vangelo il fascino e la bellezza di una vita ‘bella e buona’, a riscoprire in Lui, contro ogni mistificazione e ipocrisia, l’amore per la vita, l’impegno per una società amante del ‘diritto e della giustizia’, la passione per tutto ciò che parla di fraternità, di condivisione e di solidarietà, il rifiuto di ogni forma di violenza e la determinazione a percorrere cammini di pace e di riconciliazione.
Vi abbraccio e vi benedico, augurando a ciascuno di voi un Santo Natale ed un sereno 2011!
Vostro
+ don Giovanni, arcivescovo