Carissimi fratelli e sorelle,
benvenuti alla celebrazione del Natale del Signore in questa celebrazione eucaristica che la liturgia chiama MESSA DELLA NOTTE.
Una notte che non ci vede soli perchè sentiamo attorno a noi, in questa nostra splendida cattedrale,
il respiro gioioso della Chiesa universale e quello della nostra chiesa diocesana con le sue 21 comunità parrocchiali che
in questo stesso momento stanno cantando con noi, come gli angeli, la gloria a Dio “nel più alto dei cieli e la pace
all’umanità da Lui amata”.
Benvenuti a quanti tra voi son tornati dalle sedi universitarie o di lavoro per trascorrere nell’affetto della propria
famiglia queste festività natalizie!
AUGURI che come vostro vescovo vi porgo con un grande, fraterno e paterno abbraccio e che estendo a quanti sono rimasti
a casa a motivo dell’età avanzata o di salute malferma o di sofferta solitudine o forse perché dal Natale si sentono
un po’ lontani: a loro vogliamo dire che siamo tutti vicini e che in qualche modo ci renderemo presenti per un gesto o
per una parola di solidarietà umana e cristiana.
La gioia del Natale, carissimi, e non vi sembri fuor di luogo quanto sto per ricordare a me e a voi, non va confusa con
il clima natalizio, massmediatico e consumistico, che già dalla metà di novembre ci ossessiona con i suoi messaggi
lontanissimi dall’evento che la Chiesa da duemila anni continua ad annunciare nel tempo e nella storia.
A questa notte noi, come viandanti e pellegrini, siamo giunti al termine del cammino dell’AVVENTO per rivolgere
il nostro sguardo al passato, alla nascita di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, a Betlemme e, allo stesso tempo,
per dirigere i nostri occhi al futuro, al Signore che continua a venire in questo mondo e che noi credenti attendiamo
in quello che sarà il Suo giorno.
La gioia e la speranza che vogliamo liberare in noi e intorno a noi non è esprimibile con le nostre povere parole:
esse sono insufficienti! E, allora, lasciamoci interpellare dalla Parola di Dio, così come essa è risuonata or ora,
nella proclamazione delle letture bibliche, in questa nostra assemblea eucaristica. Riascoltiamole per comprenderne il messaggio:
- il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce…… così il profeta Isaìa;
- carissimo, è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza…. così l’ap. Paolo;
- alcuni pastori che vegliavano di notte… un angelo del Signore …. E la gloria del Signore li avvolse di luce ….
Così Luca nel suo vangelo Vorrei farvi notare il forte simbolismo delle tenebre e della luce che ricorre in tutte e tre le letture,
un simbolismo che sorregge l’importante affermazione che dove Dio realizza la Sua presenza non possono esserci tenebre e oscurità
perché la fede è visione, non smarrimento né paura.
A cominciare dai profeti e fino all’evento di Gesù Cristo, nella Sua incarnazione, diventato annuncio nella predicazione
degli apostoli questa verità apre alla luce e allo splendore di Dio.
Certo, ieri come oggi, molte volte “s’è fatto buio su tutta la terra” tanto che l’umanità sembra sempre più ad un popolo che
cammina nelle tenebre…… dello smarrimento, della disperazione, di una visione della vita come non-senso, di un progetto di futuro
in cui per l’uomo e per Dio (i protagonisti d’un tempo) pare non possa esserci più posto.
Ma, ancora una volta, la Parola di Dio libera orizzonti di speranza:
- poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio……
- oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino
avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia…… a Luce di Dio è quel Figlio e quel Bambino!
Come non stupire, fratelli e sorelle, di fronte a questa buona notizia?
Dio non spaventa, non ama l’appariscenza, non abbaglia quasi ad accecarci, non viene rivestito della gloria degli uomini.
Non ostenta ricchezze, potere, dominio……
Israele pensava ad un Dio diverso, ma, confessiamolo, anche noi pensiamo ad un Dio diverso, forte tanto da risolvere
prodigiosamente i nostri problemi.
No, Lui non pensa così e nel grembo di Maria, grembo dell’umanità, ha voluto dirci tutta la sua passione per noi,
tutto il suo amore senza limiti, il desiderio di condividere il nostro faticoso e sofferto cammino.
In quel Figlio e in quel Bambino è custodita la speranza dell’uomo, in lui la vita e la morte, il nascere ed il morire assumono
pienezza di significato e non si disperdono nella banalizzazione o nel disprezzo, nell’appropriazione indebita di eventi che alla
luce della Incarnazione dicono di un ‘misterioso scambio’: la Sua divinità nella nostra umanità, la nostra umanità nella Sua divinità.
Anche le aspirazioni di giustizia, di pace, di riconoscimento della dignità della persona umana, di libertà,
di equa distribuzione dei beni della terra nel Natale del Signore trovano la giusta collocazione.
Scrive ancora Isaìa: “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della Pace;
grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine……. Con il diritto e la giustizia (9, 5-6)
Si chiede a ciascuno di noi un impegno forte, come chiesa e come discepoli del Signore, a “rinnegare l’empietà e i desideri
mondani, e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo nell’attesa della beata speranza (Tt 12-13).
AccogliamoLo dunque il nostro Figlio ed il nostro Bambino come Lo accolse Maria, sua Madre
E generiamoLO anche noi per questa storia , rendendola feconda e generatrice di un futuro secondo il progetto di Dio,
nella carità e nell’amore.
Rinnovo a ciascuno di voi e a tutti voi l’augurio di un Santo Natale!