NATALE DEL SIGNORE 2008
OMELIA DELLA MESSA DELLA NOTTE
Carissimi fratelli e sorelle,
BENVENUTI a questa celebrazione notturna, che segna già l’inizio di un nuovo giorno, il 25 Dicembre,
e che la Liturgia della Chiesa chiama MESSA DELLA NOTTE nella solennità del NATALE DEL SIGNORE.
Benvenuti a voi, carissimi confratelli nel sacerdozio, a voi mamme e papà, a voi adulti e anziani,
a voi ragazzi e ragazze, a voi giovani, (permettetemi di salutare e accogliere con un BENTORNATI
quanti per motivi di lavoro o di studio sono lontani da Acerenza: un po’ ci mancate e vedervi in
questi giorni natalizi rende tutti noi particolarmente contenti!), tutti qui convenuti in questa
nostra splendida basilica cattedrale così come i pastori a Betlemme per trovare e vedere in un bambino,
“avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”(1) il Figlio di Dio.
Noi siamo qui, guidati e illuminati dalla Fede, per ascoltare dalla Parola di Dio, or ora proclamata
in questa nostra assemblea, il racconto e l’annuncio di un evento che umanamente ha dell’incredibile e
sa di impossibile ma che spiega nella sua totalità e originalità la verità e la carità del cristianesimo.
Sì, perché in Gesù Cristo, incarnatosi nel seno della Vergine Maria e fattosi uomo, Dio stesso si è reso
visibile come Dio amante della creatura umana fino a condividerne tutta la vicenda esistenziale.
S. Agostino scrive: ”Chiamiamo Natale del Signore il giorno in cui la Sapienza di Dio si manifestò in
un bambino e il Verbo di Dio, che si esprime senza parole, emise vagiti umani.
……Ridèstati, uomo, per te Dio si è fatto uomo”.(2)
Noi siamo qui per rendere grazie a Dio per il dono del Suo Figlio Gesù e questo avverrà durante questa
celebrazione dell’Eucarestia quando faremo memoria della passione-morte e risurrezione del Signore e
ci nutriremo del Suo corpo, pane del nostro cammino in attesa della Sua venuta alla fine dei tempi.
Un altro Padre della Chiesa, a questo proposito, scrive: “Non abbiamo nessun segno così grande ed evidente
della natività di Cristo come il corpo che mangiamo e il sangue che beviamo ogni giorno accostandoci all’altare:
ogni giorno vediamo immolarsi Colui che una sola volta nacque per noi dalla Vergine Maria”.(3)
Il fascino del Natale, che ci sorprende comunque, pur con differenti emozioni e sentimenti,
in ogni stagione di vita e a cui riesce difficile sottrarsi, è lì in quella notte oscura e in quel bagliore
luminoso che segnarono l’inizio di un giorno nuovo e di un mondo nuovo, attesi e desiderati nella speranza
dei profeti , e portati a compimento nell’evento accaduto a Betlemme.
Diventano così comprensibili, al nostro cuore e alla nostra mente, la visione del profeta Isaia,
il racconto del Vangelo di Luca e le parole dell’ apostolo San Paolo: Cristo, e soltanto Lui, è la Luce
che illumina la notte, la Bellezza che elimina ogni bruttura, la Speranza che vince l’angoscia e la disperazione.
E noi, carissimi fratelli e sorelle, non siamo venuti qui per conservare e osservare una tradizione o per provare
un’ emozione o per ritornare per un po’, insieme ai bambini che in questi giorni la fanno giustamente da protagonisti,
i bambini di ieri. Se fosse così rischieremmo di uscire da questa chiesa non molto diversi da come ci siamo entrati.
Far festa a Natale, per noi cristiani, significa innanzitutto che l’annuncio dell’angelo ai pastori:
“Oggi vi è nato un Salvatore” è rivolto alla Chiesa e a ciascuno di noi perchè quella bella notizia giunga nel
nostro ‘oggi’, ridesti la nostra speranza e ci renda disponibili non soltanto a contemplare il mistero dell’amore
di Dio ma a rendere i nostri giorni, questo nostro tempo e questa nostra storia i luoghi dove con la nostra
vita glorifichiamo e lodiamo per questo Figlio e nostro fratello che ci è stato donato.
Consentitemi, però, di porre a me e a voi qualche interrogativo e domandare: è ancora possibile accogliere
e riconoscere il Signore come Luce che viene a rischiarare le nostre tenebre e le nostre notti?
Nelle vicende di questa nostra umanità e di questo nostro mondo possiamo accoglierLo e riconoscerLo?
O non stiamo cedendo anche noi al pessimismo e alla rassegnazione, al disincanto e alla indifferenza?
E’ vero, “ le tenebre e le notti” ci appaiono lunghe e interminabili:
- la “notte” della Fede come se Dio, ricordando le parole di una canzone degli anni ’60, fosse morto,
cancellato dall’orgoglio e dal delirio di onnipotenza dell’uomo;
- la “ notte” della vita, dono di Dio e non nostro possesso, offesa da modi di pensare e di agire tesi
a negarla piuttosto che ad affermarla come straordinaria e irripetibile esperienza di gioia e di dolore,
di attesa e di speranza;
- la “notte” della dignità della persona umana, calpestata in questa epoca di altissima tecnologia
dalla marginalità in cui è stata confinata, a vantaggio di visioni esistenziali spersonalizzanti e disumane;
- la “notte” della pace e della concordia tra i popoli squarciata, in molti angoli del mondo, dai bagliori
e dalle esplosioni delle armi che sembrano uccidere la speranza messianica delle “ spade trasformate in vomeri
per arare la terra e delle lance in falci per mietere il grano” o come abbiamo ascoltato nella bellissima
prima lettura: “Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue
saranno bruciati, dati in pasto al fuoco”.(4)
- la “notte” della giustizia, della solidarietà e della condivisione che risuona dei passi affaticati
e stanchi di popoli affamati, emarginati, oppressi che domandano pane e dignità umana nella speranza di
un futuro che li nutra di fiducia e di attesa;
- la notte “della politica che da arte di servire molte volte, e lo stiamo notando con sofferenza
da anni in questo nostro paese, nel nostro Sud, nella nostra regione , si veste dei segni di potere
che genera corruzione e malaffare:
Potrei continuare ancora per molto ma non voglio scoraggiarvi e rattristarvi, e d’altronde come vescovo
sono qui per consegnarvi un augurio natalizio di serenità e di speranza, nella certezza che queste notti
lasceranno il posto ad albe luminose.
Ad una condizione però ed è quella che richiama un proverbio orientale che dice così:
“Se c’è buio intorno a te non imprecare alle tenebre, accendi una luce!”.
Siam tornati così al punto di partenza di questa riflessione sulla Parola di Dio di questa notte santa:
accendiamo la luce di Cristo prima di tutto in noi, nella nostra vita e poi comunichiamo questa Luce intorno a noi.
Dove c’è luce, lì c’è vita: come la Vergine Maria siamo invitati ad una testimonianza in favore del Vangelo
che renda ciascuno di noi portatore di Cristo, vera luce del mondo.
La Chiesa tutta e le realtà tutte umane, attraversate da questo splendore, torneranno a rivivere in modo nuovo,
a ritrovare le motivazioni profonde di un impegno di servizio, di responsabilità e di amore per anticipare
la dimensione cristiana dei “cieli nuovi” e della “ terra nuova”.
Al termine della celebrazione di questa Santa Messa, a nome vostro, deporrò nella mangiatoia del Presepio
collocato all’ingresso della Catedrale, il Bambino Gesù; ma vorrei deporlo nel cuore e nella mente di
ciascuno di voi con delicatezza perché sia Natale ogni giorno!
In questo senso desidero porgervi i miei auguri più belli e affettuosi perché se il cuore e la mente sono
occupati da Gesù risulterà più semplice pensare a Lui e dirigere a Lui tutte le nostre attenzioni, e non
sarà possibile dimenticarci di Lui.
E allora i nostri cuori si dilateranno nell’amore verso gli altri nell’accoglienza e nel perdono,
le nostre mani si apriranno alla solidarietà e alla condivisione, i nostri occhi guarderanno con dolcezza il
volto dei fratelli e delle sorelle che ogni giorno incontreremo sulle nostre strade, le nostre case
saranno abitazioni di pace e le nostre città percorse da messaggeri di buone notizie.
Alle famiglie, nonostante i problemi e le difficoltà, l’augurio di accogliere, custodire ed educare
la vita nella concordia d’amore degli sposi e nello spendersi generosamente e infaticabilmente per i propri figli.
A tutti coloro che soffrono e che disperano, perché il Santo Natale diventi un seme di speranza che germogli
in fiducia e forza.
Ai giovani, a coloro che studiano, a quanti sono già inseriti nel mondo del lavoro e ai tantissimi che
aspettano un sussulto di coscienza di coloro che hanno il grave dovere di creare opportunità di occupazione,
l’augurio natalizio di una stagione di vita segnata dall’impegno generoso e responsabile aperto ai valori
umani e cristiani che non disperda il patrimonio educativo ricevuto dai genitori e dall’mbiente che li ha
visti crescere e maturare.
“E’ apparsa la grazia apportatrice di salvezza in Cristo Gesù” ci ha ricordato San Paolo.(5)
Celebriamo dunque questi giorni natalizi gustando e contemplando, nel Bambino Gesù,
la bellezza, la bontà e l’amore di Dio.
BUON e SANTO NATALE, fratelli e sorelle!
Acerenza, 25 dicembre 2008
(1)Lc 2,16
(2)Discorso 185, 1-2
(3)S. Elredo, Discorso II per il Natale
(4) Is 9, 4
(5) Tt 2,11