Messaggio Natalizio 2007




Ai Presbiteri
Alle Religiose
Alle Comunità Parrocchiali
Alle Persone di “buona volontà”

Chi vi scrive, carissimi, è il vostro vescovo ed il motivo è semplicemente quello di porgervi gli auguri più belli, più gioiosi e più affettuosi per il Natale e per il Nuovo Anno 2008.
Un augurio che desidero estendere in un modo particolare a quanti sono nella solitudine e nella sofferenza, fisica o morale, e che in questi giorni di festività natalizie avvertono maggiormente il bisogno di una parola o di un gesto di incoraggiamento e di fiducia.

A loro voglio dire tutta la mia vicinanza spirituale, fraterna e paterna, colma di preghiera e di invocazione al Signore perché sperino sempre e fortemente in Lui.
In questi giorni di Avvento e in preparazione al Santo Natale spesso il mio pensiero e la mia riflessione sono andati a considerare l’andamento delle cose di questo nostro mondo, dalle situazioni più tragiche e drammatiche a quelle attraversate da qualche spiraglio di speranza.
Mi son tornate alla memoria e alla mente, in riferimento a queste mie considerazioni, le parole di Isaìa che si trovano nel suo libro(nella Bibbia) al versetto 1 del capitolo 11.
Isaìa scrive così: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici”.
Parole misteriose? Visioni di un illuso e irriducibilmente ottimista? Nient’affatto!
Perché esse, se descrivono un momento critico e di grande disorientamento del popolo di Israele allo stesso tempo, attraverso la bella immagine del tronco da cui occhieggia un nuovo germoglio e delle radici che danno un nuovo virgulto, dicono la certezza che Dio non sarebbe venuto meno alla sua promessa quella cioè di un futuro colmo di sorprese.
Meglio, di una sorpresa: i cieli si sarebbero squarciati e Dio sarebbe venuto in mezzo al suo popolo!
Isaìa aveva parlato in nome di Dio e aveva visto lontano e in maniera giusta perché nel SI’ generoso e disponibile di Maria e nel bambino che Ella avrebbe dato alla luce Dio si rendeva visibile e presente nella nostra condizione umana, assumendola veramente e totalmente per farla partecipe dello splendore del Suo essere Figlio di Dio.
In Gesù Cristo, dunque, si è riaperta la porta della speranza e la Sua natività ha mutato profondamente il corso della storia dell’umanità imprimendole un dinamismo nuovo, dilatando i suoi orizzonti e liberando la speranza perché potesse aleggiare sulle vicende umane orientandole verso quel futuro di Dio, già incominciato anche se non ancora compiuto.
So, carissimi, che non è facile parlare oggi di speranza ed io voglio risparmiare a voi e a me il triste elenco delle disperazioni che rischiano di inaridire mortalmente questa nostra esistenza, di ridurla ad un non-senso, di farla soccombere sotto il peso della rassegnazione e del pessimismo.
Tornano ancora alla mia memoria altre straordinarie parole del nostro profeta Isaìa che ancora scrive: “Il deserto fiorirà! Come un campo fiorirà! Coraggio, non temete, Egli viene a salvarvi!
Sì, i nostri deserti torneranno a fiorire, i popoli sceglieranno la vita e la pace, i poveri e gli oppressi incontreranno la giustizia e l’uomo ritroverà in se stesso e negli altri l’immagine di Dio.
Ma ad una condizione: se sapremo essere porte aperte sulla speranza.

Rimettiamoci in cammino e lasciamoci guidare, come Magi di questo nostro tempo, verso il luogo dove potremo sempre ritrovare, nel Figlio che è nato per noi e nel Bambino che ci è stato donato, il significato più profondo e più vero della nostra esistenza.

Vi abbraccio e vi benedico.

Acerenza, 24 Dicembre 2007

Vostro
+don Giovanni




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