Verso il 968, in seguito ad una decisione imperiale “Niceforo ordinò al patriarca
di Costantinopoli di elevare a metropolitana la chiesa di Otranto e di non permettere a
tutta l’Apulia e alla Calabria che si celebrassero i divini misteri in (rito) latino, ma
in greco. Quindi Polieucte, patriarca di Costantinopoli, mandò privilegio al
vescovo di Otranto, dandogli autorità di consacrare vescovi in Acerenza, in Tursikon,
in Gravina, in Matera, in Tricarico che è ritenuto appartengano alla consacrazione
del Papa...”.
Scripsit Poleuctus Constantinopolus Patriarca Hidrumentino Episcopo Privilegium, quo sua
auctoritate habeat consacrandi in Acirentia, Turcicon, Gravina, Matera, Tricarico, qui
ad consacrationem Domini Apostolici pertinere videtur.
Detto “il giovane”, monaco dell’Ordine di San Benedetto. Regge la Sede di
Acerenza durante il pontificato di Giovanni XV per 3 anni.
Durante l’episcopato di Stefano avvenne un fatto prodigioso, ma di incerta
fede: “il giorno di Pasqua del 1024, si legge nel Chronicon di Lupo Protospatario,
nell’Episcopio di Acerenza, essendo Vescovo Stefano II, un grande crocifisso d’argento,
per tre volte mosse il capo, le braccia e i piedi mentre cadeva neve abbondante”.
Il nome di Stefano, Vescovo acheruntino, è riportato nei dittici. Il presule
dopo aver retto la Chiesa di Acerenza per quasi 30 anni, ritornò alla casa del Padre.