Giornata Diocesana della Gioventù
Anzi 27 marzo ’10
Miei cari giovani,
mentre ci apprestiamo a vivere insieme l’incontro diocesano della gioventù, che quest’anno si svolgerà a San Donato di Anzi, vorrei condividere con voi alcune riflessioni ispirate proprio al tema che il Papa ha scelto per questa XXV giornata mondiale della gioventù “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?" (Mc 10,1) .
L’incontro tra Gesù e il giovane si sviluppa intorno ad una domanda che esprime l’interesse per una modalità, concepita solo rispetto al fare, per ereditare la vita eterna, per conseguire il premio meritato. Una domanda triste che non trova soddisfazione nella risposta di Gesù, risposta che trasferisce l’attenzione dal merito al dono, dalla pretesa all’attesa e si trasforma in uno sguardo di amore: “Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò”( Mc 10,21) .
Il Papa, nel suo messaggio ai giovani, commenta così l’incontro tra lo sguardo di Gesù e quello del giovane: “Nello sguardo del Signore c’è il cuore di questo specialissimo incontro e di tutta l’esperienza cristiana. Infatti il cristianesimo non è primariamente una morale, ma esperienza di Gesù Cristo, che ci ama personalmente, giovani o vecchi, poveri o ricchi; ci ama anche quando gli voltiamo le spalle”.
Anche il nostro incontro con il Signore, se ci pensate, spesso si svolge nello spazio delle domande, delle nostre richieste, che diventano luoghi importanti, fondamentali per le scelte di libertà e di fede. Di qui il mio invito a dare spazio alle domande alla ricerca e alla conoscenza, perché oggi abbiamo tanto bisogno di giovani e di adulti capaci di orientarsi all’interno delle situazioni storiche senza mai disorientarsi e avendo come punto di riferimento Gesù Cristo, Parola del Dio Vivente.
Al giovane ricco Gesù propone l’impiego gratuito della sua vita, delle sue capacità, dei suoi talenti e di mettere a disposizione tutto quello che aveva: sé stesso!
È questa la risposta coraggiosa che scaturisce dall’incontro con il Vangelo, è questa l’unica cosa per cui vale la pena vivere, è questa la concretizzazione di una fede che non abita solo lo stretto orizzonte dell’ideale, ma diventa coinvolgimento totale di sé.
Tante volte si parla di voi come di cercatori del brivido dell’impossibile, soddisfatto talora in quelle trasgressioni che generano anarchia di vita e sprezzo del pericolo, ma di fronte ad una proposta veramente trasgressiva, come quella che Gesù rivolge al giovane, impauriti e timorosi, come se qualcuno vi rubasse qualcosa, vi nascondete nella vergogna e nell’anonimato, se non addirittura nell’indifferenza.
Incrociando quello sguardo esigente e innamorato non potete abbassare gli occhi per evadere quell’invito che interpella la vita di ciascuno di noi: “Vieni e seguimi!”.E’ un invito preciso alla realizzazione della gioia vera, quella che nessuno potrà più portarci via.
Il Papa nel suo messaggio scrive: “... Gesù, invita il giovane ricco ad andare ben al di là della soddisfazione delle sue aspirazioni e dei suoi progetti personali, gli dice: “Vieni e seguimi!”. La vocazione cristiana scaturisce da una proposta d’amore del Signore e può realizzarsi solo grazie a una risposta d’amore. Gesù invita i suoi discepoli al dono totale della vita, senza calcolo e tornaconto umano, con una fiducia senza riserve in Dio”.
Carissimi giovani “figli”, in questa specialissima giornata sento tutta la responsabilità e la gioia di un padre che vuole comunicarvi il suo amore senza riserve e che dà sostegno ogni istante al mio ministero in mezzo a voi. La forza e il segreto della mia gioia derivano proprio dall’aver scelto di mettere a disposizione la mia vita per il Vangelo o meglio ancora di aver scelto il Vangelo come senso della mia vita. Vi confido che quello sguardo di Gesù, profondo ed esigente, un giorno entrò nelle mie domande e divenne la risposta inequivocabile che ha dato senso a tutta la mia esistenza: ebbi il coraggio di trasgredire, andando controcorrente e senza ‘sballare’!
Tra le macerie della delusione, che si accumulano in questi giorni sulle cronache dei giornali, nei cuori rammaricati di tanti giovani traditi sui fronti del dibattito culturale, dove si fa sempre più acuto il grido di chi è perseguitato a causa della fede, il vostro impegno di testimoni non ceda alla paura e al disprezzo della strumentalizzazione degli eventi, sappiate essere giovani laici tenaci e appassionati, capaci di cambiare i cuori induriti con l’amore, la sola cosa che Gesù ci ha raccomandato come strada privilegiata per il regno dei cieli.
Si, laici appassionati! Il futuro della nostra regione dipenderà, come quello del mondo, anche da una laicità cristiana impegnata e convinta di essere seme che cade tra le zolle rinvangate di una storia che si rinnova, nella quale dobbiamo saper cogliere le opportunità per far crescere il Vangelo del Regno. La vita, valore inestimabile, ma da accogliere e sostenere dal suo nascere fino al suo morire sono i terreni riemersi in questo particolare momento di cambiamento epocale all’interno dei quali dobbiamo starci da cristiani, da uomini e donne in grado non cambiare sovvertendo, ma di orientare a testimoniando, la politica che provoca il vostro impegno a declinare il bene comune con l’esercizio della responsabilità, la cultura che può nutrire il dialogo con il mondo ricentrando sull’uomo ogni riflessione e,infine, l’immigrazione che chiama alla relazione, all’accoglienza e alla fraternità.
“Canta e cammina!”, con queste parole mi presentai cinque anni orsono al mio ingresso in questa nostra nostra amata diocesi.
Oggi ripeto a voi: “cantiamo e camminiamo!”, insieme a tutta la comunità cristiana, per testimoniare la gioia di aver corrisposto a quello sguardo di amore che ci chiama ad amare senza alcuna riserva.
La luce del Risorto e la gioia della Pasqua accompagnino i vostri passi!
Vi abbraccio.
Acerenza 25 marzo 2010
Vostro
+ don Giovanni, Arcivescovo