Spunti omiletici per l'ordinazione diaconale di don Vincenzo Agatiello



Siamo qui, fratelli e sorelle carissimi, in questa chiesa Madre di Tolve dedicata a san Nicola e custode della devozione di tanti lucani a san Rocco di Montpellier, convocati nel giorno della festa della CATTEDRA DI SAN PIETRO per celebrare l’Eucarestìa e ringraziare il Signore per il dono di un nuovo diacono, nella persona di VINCENZO AGATIELLO, alla nostra chiesa diocesana.

Porgo, come sempre, il mio saluto colmo di gioia e di fraternità a Lei Ecc.za Rev.ma Mons. Michele, mio amato predecessore, a voi carissimi confratelli nel ministero presbiterale, a voi diaconi, a voi carissimi formatori(Rettore, P.S., vice Rettore) e giovani seminaristi del nostro Seminario Maggiore Interdiocesano di Potenza, a voi tutti fratelli e sorelle, ai carissimi genitori e famigliari di Vincenzo, alla comunità parrocchiali di Acerenza, di Laurenzana, di Brindisi M., di Tolve(che ci accoglie e ci ospita), alle carissime autorità civili…… GRAZIE a tutti e a ciascuno per la presenza di questa sera e per quanto ciascuno di voi ha fatto per accompagnare Vincenzo negli anni della educazione cristiana e in quella della formazione seminaristica.

La PAROLA DI DIO, prima di tutto!
La professione cristologica di Pietro, la scelta di questo apostolo come pietra su cui il Signore poggerà sino alla fine dei tempi la Sua chiesa, l’inizio della comunità cristiana come comunità di fratelli guidata dagli apostoli, in nome e per mandato di Gesù Cristo, ricca di carismi e di “sevizi”(diaconìe).
E’ quanto abbiamo ascoltato nei brani proclamati in questa assemblea liturgica rivivendo anche noi quel dialogo tra Gesù e i Suoi discepoli nella domanda inaspettata e improvvisa posta loro dal Maestro.
Balbettano gli apostoli dei nomi di prestigio, riportando l’opinione della gente, ma un lampo attraversa il cuore e la mente di Pietro, non la carne né il sangue, e che si materializza sulle sue labbra: TU SEI IL CRISTO, IL FIGLIO DEL DIO VIVENTE.
Quella professione lo segnerà profondamente, per tutta la sua esistenza, fino al martirio per il suo Maestro e Signore.
Egli dovrà confermare i suoi fratelli(Lc 22,32), e quella conferma risentirà dell’autorevolezza che Cristo conferisce alla parola dell’Apostolo……
Gli farà dire, con saggezza di anni e con esperienza di fede, nella sua prima lettera, come deve essere un pastore di una comunità a lui affidata: vigilante con amore e per piacere a Dio, disinteressato, generoso, rispettoso (1Pt 5,1-4).
Benedetto XVI, che oggi ricordiamo con speciale affetto e con intensa preghiera, nell’intervista da lui rilasciata…..( Benedetto XVI°, Luce del Mondo, Una conversazione con P. Seewald, pag. 24).
Salga da questa nostra assemblea l’invocazione al Signore perché la Chiesa fondata sulla Sua parola, continui attraverso il servizio Magisteriale del papa e del collegio episcopale, ad essere cattedra da cui partano parole e insegnamenti eco e risonanza fedeli del vangelo di Cristo.
Fratelli e sorelle, vorrei introdurmi e introdurvi ora, con qualche riflessione, nell’evento dello Spirito Santo che ci apprestiamo a vivere attraverso l’Ordinazione Diaconale del nostro carissimo VINCENZO.
Fermiamo la nostra attenzione su questo terzo grado del Sacramento dell’Ordine(Episcopato, Presbiterato e Diaconato) che nella tradizione della Chiesa, che ha in Cristo l’unico e sommo sacerdote e che fa della comunità ecclesiale un popolo sacerdotale, ordina i diaconi “ministri ordinati per gli incarichi di servizio della Chiesa”(CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, 1596). Per il servizio, in riferimento ad una partecipazione del tutto particolare alla missione e alla grazia di Cristo.
“Assistere il vescovo e i presbiteri nella celebrazione dei divini misteri, soprattutto dell’Eucarestia, distribuirla, assistere e benedire il matrimonio, proclamare il Vangelo e predicare, presiedere ai funerali e dedicarsi ai vari servizi della carità” (CCC, 1570)

Carissimo Vincenzo (don, al tuo nome di battesimo sentirai anteposto…), dopo gli anni della formazione seminaristica sei stato ritenuto idoneo dalla Chiesa(quella chiesa che ti ha presentato, ti ha interrogato) ad essere ordinato diacono e tutta la liturgìa di ordinazione, nelle parole e nei segni, renderà chiara quella idoneità: servitore del vangelo( che ti verrà consegnato) ,dell’altare(la stola che attraverserà la tua esistenza) e della carità(il grembiule, che non è contemplato nel rito ma di cui devi cingerti da ora e per sempre).
Permettimi di dirti, da fratello maggiore nella fede e da padre per il mio ministero di vescovo, cui hai promesso una speciale obbedienza di figlio, con affetto e con verità: sei chiamato ad essere modello del gregge sull’esempio di Gesù Cristo nel SERVIZIO, ma non c’è servizio se non c’è libertà interiore ed esteriore.
E’ il senso profondo della promessa di celibato che hai pronunciato davanti a questa assemblea, cui hai promesso di non scandalizzarla con comportamenti e atteggiamenti ambigui e non trasparenti….., al contrario di fare della tuo ministero diaconale un’esperienza di dolcezza e di incisività della Parola proclamata e predicata, di comunione intima e profonda con il Cristo, Pane di vita eterna, di servizio verso i poveri e i sofferenti.
Dalla tua bocca, parole di luce e di speranza, dal tuo cuore libertà per un ‘Amore’ più grande, dalle tue mani gesti di servizio, e mai di potere.
E, lungo la strada, come accadde ai discepoli (Mt 20,25-27), non indugiare mai nei discorsi vani della carriera e del ruolo, discussioni che non sono mai piaciute a Gesù, “sono venuto per servire e non per essere servito!!”(Mt 20,28) perché il Vangelo, la Chiesa, i cristiani(vescovi, preti, diaconi e fedeli laici) sono un altro stile e un altro modo di pensare e di vivere, “tra voi non sarà così;….” (Mt 20,26).
Lungo la strada, al contrario, ripensa all’ apostolo Filippo: aiuta a salire gli altri sul carro, spiega le Scritture e dona la grazia dei sacramenti …e poi continua il cammino senza chiedere ringraziamenti e gratificazioni. Libero, generoso e gioioso nella tua diaconia ministeriale!

Fratelli e sorelle, accompagnamo con la nostra preghiera Vincenzo, invocando per lui l’intercessione della Vergine Maria, di San Canio e di tutti santi, dei santi diaconi, da Stefano a Vincenzo, perché egli sperimenti, nel suo ministero diaconale, che “si è più beati nel dare che nel ricevere!”(At 21,35) e, per dirla con + don Tonino Bello, che: “Non vale vivere se non si vive per servire”.

Acerenza, 22.02.2011
Festa della Cattedra di San Pietro

+ don Giovanni




© 2005 - Curia arcivescovile - Acerenza - tel. 0971 749221 - webmaster francesco garzillo