DEL SIGNORE E’ LA TERRA…. (Sal 23)
        (Omelìa per la Messa della XXXIII Domenica del T.O.)
        (61^ Giornata Nazionale del Ringraziamento)

        Sorelle e fratelli carissimi,

sento la gioia di porgere a ciascuno di voi e a tutti voi, fisicamente o televisivamente presenti in questa magnifica Basilica Cattedrale, a nome mio personale e dell’arcidiocesi tutta di Acerenza, un cordialissimo saluto, un grande grazie ed un affettuoso “BENVENUTI!” alla celebrazione eucaristica nel Giorno del Signore, una domenica tutta speciale per la celebrazione della 61^ Giornata Nazionale del Ringraziamento.

1. La Parola di Dio

Ancora una volta in questa assemblea liturgica è risuonata la Parola di Dio e, mentre i lettori La proclamavano, c’è parso di ascoltare il Signore, che ha parlato al cuore della Sua chiesa e dei Suoi discepoli, e di fissare con i nostri occhi il Suo volto, come accadde nella sinagoga di Nazareth(Lc 4,20).

Apriamo dunque il nostro cuore per comprendere il messaggio che la Parola intende consegnare in questa domenica penultima dell’ anno liturgico con il ricordare e con il richiamare il senso più essenziale e più profondo della vita cristiana: un cammino, nel tempo e nella storia, intrapreso ogni giorno con intelligenza e con sapienza(Pr 31, 10-31), sui passi di una testimonianza trasparente e luminosa(1Ts 5,3-6) e ricco di creatività feconda e fruttuosa(Mt 25, 14-30).

Lungi da paure e timori, da analisi catastrofiche e disfattiste, da pigrizia e accidia spirituali, come cristiani siamo chiamati, al contrario, ad essere nel mondo esempio di fedeltà al Vangelo, protagonisti nella costruzione di “cieli nuovi e terra nuova”, capaci di orientare le vicende della storia verso ‘un fine’ per affermare che quanto stiamo vivendo è realtà penultima, passaggio audace e coraggioso per entrare nella gioia del Signore.

“Questo è un bel tempo per essere cristiani!”, fratelli e sorelle, nonostante tutto, nonostante le difficoltà che incontriamo nell’annunciare il Vangelo e nel raccontare con la nostra vita la bellezza della fede, della speranza e della carità.

L’attesa del Signore costituirà perciò, sempre di più, invito ad aver fiducia in Lui, certi della promessa che starà sempre con noi, che non ci lascerà mai soli, purchè al Suo ritorno possa trovarci ‘servi buoni e fedeli’.

2. Il ‘Ringraziamento’

In questa seconda domenica di novembre celebriamo l’annuale Giornata Nazionale del Ringraziamento per “elevare a Dio, Padre provvidente, un inno vivissimo di lode per i frutti della terra e del lavoro dell’uomo”(1).

Un grazie al Signore che parte da una regione, la Basilicata, ricca di risorse e di tradizioni da sempre legate intimamente alla terra, che San Francesco chiamò ‘sora nostra matre terra’, e i cui paesaggi ci fanno dire con le parole del salmo 64: “ Tu, Signore, coroni l’anno con i tuoi benefici, i tuoi solchi stillano l’abbondanza. Stillano i pascoli del deserto e le colline si cingono di esultanza. I prati si coprono di greggi, le valli si ammantano di messi: gridano e cantano di gioia”(12-14).

Ancor prima della nostra, dunque, è la terra stessa, creatura di Dio(Gen 1), a farsi voce di gratitudine e di gioia e ad invitare le creature umane ad unirsi alla sua lode e al suo ringraziamento.

E’ qui, fratelli e sorelle, il motivo fondamentale del rapporto delicato e rispettoso della creatura umana con la terra, che dovrebbe richiamarle continuamente la consapevolezza del dono ricevuto e della responsabilità affidatale dal Creatore, dell’uso e non dell’abuso, della custodia e non dell’abbandono, della condivisione e non dello sfruttamento, egoistico e lobbistico, di questo ‘giardino’ nel quale l’adàm di ogni tempo è stato collocato.

Solo il riconoscimento, da parte dell’umanità e di questa nostra generazione, del ‘primato’ di Dio sulla creazione(At 14,17) allontana da ogni progetto futuro logiche di possesso della terra, di sfruttamento selvaggio e indiscriminato delle sue risorse, di iniqua e ingiusta distribuzione dei beni, a danno soprattutto dei poveri, e di sperimentazione nucleare che negli abissi marini o sulle superfici dei deserti hanno generato inquinamento e distruzione.

In questo momento il nostro pensiero e la nostra solidarietà vanno, in particolare, alle popolazioni della Liguria e della Toscana, alle vittime, ai feriti, agli sfollati a causa delle recenti disastrose alluvioni: ancora un mònito per un serio esame di coscienza ed un coraggioso passo indietro per riflettere insieme su come costruire davvero un ambiente che ci consenta di vivere e di lavorare con serenità, in pace e con giustizia.

Il Signore ci ha nutrito della Sua parola e ci nutrirà tra qualche momento con il Suo corpo, sacramentalmente presente nel pane e nel vino, frutti del lavoro dell’uomo: la partecipazione a questa mensa eucaristica ci renda disponibili a condividere, seduti come fratelli e sorelle intorno alle mense terrene, i frutti della terra per sperimentare la certezza espressa dal salmo 144: “Tu apri la tua mano e sazi la fame di ogni vivente!”

Così sia! Amen!

Acerenza, 13 novembre 2011

       + Giovanni Ricchiuti
       Arcivescovo di Acerenza



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