GIOVANNI RICCHIUTI
In mezzo a voi,
servitore del Vangelo.
(Lettera per la prima VISITA PASTORALE)
    Alla Chiesa di Dio che è in Acerenza:
-     ai presbiteri, ai diaconi e ai seminaristi
-     alle religiose e ai religiosi
-     alle comunità parrocchiali
-     alle associazioni e ai movimenti ecclesiali
-     alle famiglie e ai giovani
-     agli anziani e agli ammalati
-     ai sigg. sindaci
-     alle istituzioni scolastiche
     Carissimi,
come tutti voi certamente ricorderete, in quel bellissimo pomeriggio di giovedì 23 giugno u.s., al termine della celebrazione diocesana del Corpus Domini, nella piazza del Convento di Acerenza, venne data lettura del decreto con cui vi annunciavo che da gennaio 2012 avrei dato inizio alla mia prima Visita Pastorale.
Quel decreto, affisso poi e ancora ben visibile alla porta d’ingresso delle nostre chiese parrocchiali, spiegava brevemente il significato della Visita Pastorale richiamando per questo evento alcune belle espressioni contenute nell’esortazione apostolica del Beato Giovanni Paolo II, “Pastores Gregis”(Pastori del Gregge): “tempo di grazia”, “momento unico” per l’incontro e per il dialogo del Vescovo con i suoi fedeli e “segno” della presenza di Dio che visita il suo popolo nella pace(P. G.., 46).
Vi scrivo dunque questa mia prima lettera pastorale per spiegarvi le ragioni della mia visita e come io intenda vivere quei giorni in cui, secondo il calendario che troverete in appendice, mi fermerò a casa vostra.
E’ vero, potrà osservare qualcuno di voi e non senza motivo, che tante volte e in diverse circostanze mi avete visto camminare sulle sconnesse strade della nostra diocesi, salutarvi con un sorriso e con l’augurio di una buona giornata, celebrare nelle vostre parrocchie, partecipare alle vostre feste patronali, entrare nelle vostre case, visitare le vostre scuole, ….
Perché dunque ritenere un fatto abbastanza insolito quanto sta per iniziare nel prossimo gennaio?
Rispondo con il dirvi che, in obbedienza alla tradizione della Chiesa, è venuto il momento per me di entrare in una relazione più profonda con voi, di mettermi in ascolto delle vostre gioie e delle vostre speranze, delle vostre sofferenze e delle vostre preoccupazioni e di affiancarvi nel vostro cammino quotidiano di donne e di uomini credenti, di popolo di Dio e di discepoli del Signore.
Non vengo in mezzo a voi per ‘controllare’ ma per ‘vigilare’, non per ‘fare osservazioni’ ma per ‘guardare con fiducia’, non per ‘rimproverare’ ma per ‘comprendere’, soprattutto per sostenere e incoraggiare ad andare avanti come comunità cristiana disponibile e generosa.
Per essere, dunque, ‘segno’ della presenza del Signore Gesù, Buon Pastore, che visita il suo popolo, che ‘si prende cura’ di lui e che rende certo quel DIO che continua a visitare le Sue creature.
L’accoglienza che mi riserverete sarà ancora più bella e più festosa nella misura in cui sarà preceduta da un’attesa fatta di preghiera, appositamente preparata e che vi invito a recitare comunitariamente e personalmente, di condivisione comunitaria delle schede di riflessione che il vostro parroco vi consegnerà e di collaborazione, attraverso gli organismi di partecipazione , nel rispondere alle domande che consentiranno di raccontare con amore e con verità la storia, in questo tempo, della nostra comunità diocesana.
Mi accingo ora a offrirvi qualche riflessione, nei due brevi capitoli che seguono a questa introduzione, per meditare insieme con voi il significato della visita pastorale attraverso l’immagine biblica di “Dio che visita il suo popolo” (capitolo I°) e come “momento unico di incontro e di dialogo del vescovo con la comunità” (capitolo II).
In questo modo, ancora una volta, l’evento che ci prepariamo a vivere, illuminato dalla Parola di Dio, ci appassionerà nell’ amare il Signore e nel servire la Chiesa.
Ci sentiremo così in comunione con tutte le Chiese che sono in Italia, nella prospettiva del decennio 2010 -2020 che ci vedrà impegnati “a educarci e ad educare alla vita buona del Vangelo” in riferimento agli Orientamenti Pastorali offerti dall’ Episcopato italiano il 4 ottobre 2010.
“Nel compito educativo noi Vescovi riconosciamo ……..una dimensione costitutiva e permanente della nostra missione di rendere Dio presente in questo mondo e di far sì che ogni uomo possa incontrarlo, ……”(Educare alla vita buona del Vangelo, Orientamenti Pastorali……, Presentazione del Card. Bagnasco).
Spero di non sottrarvi troppo tempo e ho fiducia che leggerete, in comunità o personalmente, questa mia prima lettera pastorale (qualcuno mi dice che ho atteso tanto tempo per scrivervi così!) per la cui stesura, vi confido, ho pensato molto e trepidato non poco.
     Capitolo I
Dio visita il Suo popolo
1.“Benedetto il Signore, che ha visitato il suo popolo!” (Lc 1,68)
La presenza di Dio, la Sua visibilità e la Sua azione nella storia dell’umanità hanno affascinato e provocato da sempre la mente e il cuore di ogni creatura umana, dall’alba della sua capacità intellettiva fino a questo tempo che, nonostante la potenza della scienza e della tecnica, lascia intatto il fascino di quelle domande.
Pietre e graffiti, tavolette d’argilla e papiri, rotoli di pergamene e fogli di sterminate biblioteche sono per noi la testimonianza più evidente del desiderio dell’uomo di entrare nel mistero di Dio, di conoscerLo e di vederLo.
Tante sono state, e continuano ad essere, le risposte alla possibilità di una relazione con Dio, alcune in senso postivo, altre in senso negativo: credenti e non credenti, cercatori dell’Assoluto e atei convinti.
Testimoni tutti, ieri come oggi, di un viaggio misterioso dentro una domanda che attraversa in ogni momento ed in ogni istante la nostra esistenza: dov’è Dio ?
Come uno squarcio di luce nella notte, è Dio stesso che decide di svelare il mistero della Sua presenza quando “in principio creò il cielo e la terra” (Gen 1,1) e quando disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza…”(Gen 1,26).
Comincia così, nella narrazione della prima pagina della Bibbia,
l’unica e straodinaria vicenda di amore, di passione e di dialogo tra il Creatore, il creato e la creatura umana chiamata ad essere co-protagonista di un cammino che vedrà Dio venire nella storia e vedrà l’umanità andare incontro a Lui.
La Sacra Scrittura, nelle pagine dell’ Antico Testamento che raccontano l’ingresso di Dio nelle vicende del popolo di Israele, definisce con una bella parola-immagine questa relazione che si farà narrazione e invocazione.
La parola-immagine dirà che il Dio di Israele non se ne sta avvolto nel suo mistero irraggiungibile e inaccessibile, al contrario, è un Dio che viene a “visitare” il Suo popolo.
Impressionante la frequenza numerica di questo verbo: ben 383 volte nell’ A.T.!
Ancora più interessante, in moltissimi brani biblici, ne è il significato: non un gesto di cortesìa, non un fermarsi sbrigativo e frettoloso, ma una presenza che dice attenzione, sollecitudine e decisione.
La visita di IHWH (il Signore-Dio) al Suo popolo si manifesta già nella creazione dell’uomo e nella fertilità della terra, come è scritto nel salmo 8,5: “ …che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi? ” e nel salmo 65, 10: ”Tu visiti la terra e la disseti, la ricolmi di ricchezze”.
Anche la fecondità e la maternità, viste da Israele come compimento della promessa di Dio fatta ad Abramo (Gen 15,5) e certezza di continuità delle generazioni, sono il frutto della “visita” del Signore a Sara, moglie di Abramo che concepisce e partorisce nella vecchiaia un figlio (Gen 21, 1-2) e, in seguito, anche ad Anna, madre del profeta Samuele, che concepirà e partorirà altri figli (1Sam 2,21).
In modo poi del tutto particolare, per la fondamentale importanza che l’evento costituirà nella memoria viva del popolo di Dio, la stessa liberazione dalla schiavitù dell’Egitto avviene perché il Signore “prende a cuore” la situazione di oppressione degli Israeliti.
La promessa e il giuramento, che Giuseppe pose sulla bocca dei suoi fratelli al cominciare della loro permanenza in Egitto contenute nel racconto di Gen 50,25: “Dio verrà certo a visitarvi…”, furono la premessa di quanto la Voce uscita dal roveto ardente comanda a Mosè: “Va’ ! Riunisci gli anziani di Israele e di’ loro: “ Il Signore, … mi è apparso per dirmi: Sono venuto a visitarvi e vedere ciò che viene fatto a voi in Egito” (Es 3,16).
E quel prendere a cuore la causa del Suo popolo genererà in Israele un atteggiamento di fede e di adorazione: “ Allora il popolo credette. Quando udirono che il Signore aveva visitato gli Israeliti…, essi si inginocchiarono e si prostrarono (Es 4,31)”.
Alla luce di questi splendidi brani della Sacra Scrittura noi possiamo meglio comprendere la bellezza delle parole di Zaccaria, padre di Giovanni il Battista, poste all’inizio della prima parte di questa mia lettera pastorale.
L’inno di benedizione sgorga, colmo di gratitudine, dal cuore di quel sacerdote nel tempio di Gerusalemme perché nel suo figlio Dio ha continuato a visitare e a prendersi cura del Suo popolo e, finalmente, in Gesù, “Salvatore potente” verrà portata a compimento la storia dell’amore di Dio per le Sue creature perché è Lui “il sole che sorge dall’alto” con cui Dio visiterà per sempre ogni uomo.
La visita di Dio all’umanità prende forma, piena e definitiva, nella persona stessa di Gesù, dalla Sua incarnazione e fino alla Sua passione e morte in croce.
E’ in Lui, nelle Sue parole, nei Suoi gesti di amore e di com-passione verso i poveri e gli ammalati, nel perdono offerto ai peccatori, visitati nelle loro case, che veniva a manifestarsi la cura e la sollecitudine di Dio verso tutta l’umanità.
E prima di ascendere al Padre rassicura i suoi apostoli che Egli non li abbandonerà, continuerà a stare in mezzo a loro e, infine, li manderà ad annunciare il Vangelo perché in quella missione e in quel passare di casa in casa per annunciare la pace risplenda fino alla fine dei tempi, segno della tenerezza e della misericordia di Dio, il Sole(Gesù Cristo) sorto dall’alto inviato a visitare la terra.
La Chiesa, con la sua presenza e con la sua azione nel mondo per servire il Vangelo e per annunciare la salvezza, ieri, oggi e nel futuro, è chiamata dal suo Signore e dal suo Maestro a vivere ogni giorno questa responsabilità e questa fedeltà.
In lei, nel suo volto di Sposa del Cristo, di madre dei battezzati e di sorella dell’umanità, devono essere sempre più evidenti i tratti del parlare e dell’agire di Gesù, gli atteggiamenti di chi sa affiancarsi con misericordia e con verità alle fragilità umane, i segni coraggiosi e audaci di chi sa abitare e visitare, senza cedere ai compromessi e senza cercare sicurezze mondane, le case degli uomini.
La Chiesa, “diffusa su tutta la terra”, non è forse la comunità dei discepoli del Signore che desidera “entrare” nella storia per essere portatrice di “buone notizie” e rendere visibile quanto il Concilio Vaticano II° si proponeva nelle parole iniziali della Costituzione Pastorale “Gaudium et Spes”?
“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore (Proemio, 1)”.
Le parole di lode e di ringraziamento di Zaccaria (Lc 1,68) potranno allora risuonare sulle labbra di ogni creatura umana.
2. Il Vescovo visita il suo popolo.
Guidato dalla Parola di Dio desidero adesso confidarvi, sorelle e fratelli a me cari, quali sentimenti e suggestioni evochino nella mia mente e nel mio cuore quanto ho ‘letto’ precedentemente con voi e per voi.
Mi chiedo come possa essere io manifestazione e “segno” in mezzo a voi ogni giorno ma, in modo del tutto particolare, nell’evento della Visita Pastorale, “della presenza di Dio che visita il Suo popolo nella pace”(Pastores Gregis, 46).
Ritorna alla memoria, a questo proposito, una delle domande che mi furono rivolte nel giorno della mia Ordinazione Episcopale e che suonava cosi: “Vuoi prenderti cura, con amore di padre, del popolo santo di Dio e con i presbiteri e i diaconi, tuoi collaboratori nel ministero, guidarlo sulla via della salvezza?”.
Coincidenza provvidenziale questo “prendersi cura” come significato più bello del verbo “visitare” perché riveste di paternità, di sollecitudine e di amicizia i giorni che trascorrerò con voi.
Nell’introduzione a questa mia lettera ho già anticipato quale momento di ‘grazia’ costituisca la Visita Pastorale, prima di tutto per me stesso e poi per le comunità tutte.
La tradizione della Chiesa e, in continuità, le tracce profonde lasciate dagli arcivescovi che mi hanno preceduto allla guida di Acerenza nelle loro visite pastorali, mi incoraggiano a farmi carico delle vostre attese e delle vostre speranze.
“E’ questo il momento (la Visita Pastorale) in cui egli (il vescovo), … entra a più diretto contatto con le ansie e le preoccupazioni, le gioie e le attese della gente e può rivolgere a tutti un invito alla speranza” (P. G., 46).
Conosco e so, come voi, il momento che stiamo attraversando, colmo di problemi e di timori, di ansie e di paure, ma anche capace di raccogliere questa frammentazione e ricomporre il tutto per uno sguardo fiducioso sul futuro.
In quanto vescovo, chiamato a “prendermi cura” della parte di Chiesa a me affidata dal Signore e da Benedetto XVI, avverto innanzitutto intorno a me la gioia e la fatica, i successi e i fallimenti, le speranze e le delusioni pastorali di voi, presbiteri, alla cui carità pastorale il vescovo di oggi e i vescovi di ieri hanno affidato una parrocchia, un’associazione, un ufficio pastorale, un movimento ecclesiale.
Verrò e starò con voi per ripetervi semplicemente, con Sant’Agostino, che il ministero sacerdotale è amoris officium, è fraternità presbiterale, è sincera collaborazione con il vescovo, è dedizione totale al popolo a voi affidato, è quotidianità di servizio generoso e instancabile.
Ascolto le voci, i desideri e le aspettative ecclesiali di voi, religiose e laici, ammirevoli operatori pastorali, talvolta anche le vostre …lamentele, per una comunità di discepoli del Signore che sia attraversata dalla grazia dei sacramenti, in primis l’Eucarestìa,, da una esperienza bella di comunione e da una creatività di iniziative pastorali che facciano sentire la gioia di un camminare insieme ed evangelizzare.
Verrò e starò in mezzo a voi per dirvi la mia gratitudine, per incoraggiarvi, per invitarvi ad accrescere il vostro affetto verso il “vostro prete” e per assicurarvi tutta la mia disponibilità.
Colgo, da qualche tempo in particolare, la preoccupazione di voi genitori, per il presente educativo e per il futuro, non solo occupazionale, dei vostri figli, insieme alla sofferta constatazione, che la famiglia sia stata lasciata sola.
Verrò e, per quanto sarà possibile, busserò alla porta della vostra casa per entrare e fermarmi qualche momento per augurarvi pace, concordia e fiducia e, ove ci fosse qualche sofferenza per la presenza di disabili, di anziani e di ammalati, per un abbraccio colmo di affetto e di preghiera.
Saranno giorni nei quali, camminando lungo le strade dei nostri paesi, non mancherò di fare visita ai municipi, alle scuole, agli ambienti di lavoro artigianali o di piccole imprese, ai luoghi di aggregazione e di socializzazione.
Educatamente e amabilmente vi chiederò, carissimi ‘abitatori’ di questi ambienti, di poter entrare e intrattenermi con voi per confermare con la mia presenza di vescovo che nessuna realtà umana è estranea alla sollecitudine della Chiesa.
Illuminante per me, a questo proposito, quanto è scritto nel documento conciliare sul ministero dei vescovi, Christus Dominus al n. 16: “Per essere in grado di meglio provvedere al bene dei fedeli, secondo il bisogno di ciascuno, si adoperino di conoscere a fondo le loro necessità, e le condizioni sociali nelle quali vivono,… Si dimostrino premurosi verso tutti: di qualsiasi età, condizione, nazionalità; siano essi del paese, o di passaggio, o stranieri”.
Leggo così la mia Visita Pastorale: prendermi cura e prendere a cuore questo popolo a me affidato.
     Capitolo II
Il vescovo incontra e dialoga
1. Momento speciale, anzi unico, per incontrare…
La Visita pastorale, dunque, definita nei documenti del magistero, con una bella espressione, “come l’anima del ministero episcopale” , ha nell’incontro del vescovo con la comunità un momento di particolare valore, umano e cristiano.
“Nella sua Visita pastorale alla parrocchia, …, il Vescovo privilegi l’incontro con le persone, a cominciare dal parroco e dagli altri sacerdoti.” (Pastores Gregis, 46)
Nella nostra quotidiana esperienza incontrarsi significa guardarsi negli occhi, stringersi la mano, abbracciarsi e poi sedersi l’uno di fronte all’altro o intorno ad un tavolo per raccontare e raccontarsi.
E, prima ancora delle parole, ci sono i gesti dell’accoglienza e della ospitalità, c’è l’invito a prendere e a condividere qualcosa per creare il clima necessario che faccia poi spazio al dialogo.
E se chi accogliamo non conosce la nostra abitazione siamo felicissimi di precederlo per aprirgli le porte delle nostre stanze e sentirci dire che è tutto bello, tutto accogliente ed ospitale.
Ho già sperimentato in questi anni quanta delicata ospitalità io abbia ricevuto nelle vostre chiese parrocchiali e negli ambienti delle attività pastorali, quanto ‘orgoglio’ nell’accompagnarmi là dove è custodita la vita cristiana della comunità.
…Celebrare,
Ma il nostro primo incontro, di fraternità e di spiritualità, non potrà che avvenire, prima di ogni altra cosa, intorno alla mensa eucaristica per far esperienza di chiesa che ama essere nutrita dalla Parola di Dio e dal Pane di Vita che è Cristo.
Intorno all’altare il nostro primo incontro della Visita Pastorale, è lì che desidero vedervi idealmente seduti per gustare la gioia e la bellezza dello stare insieme ed elevare il rendimento di grazie per le meraviglie che il Signore compie ogni giorno per noi.
Nessuna ‘scenografia’, nessuna ridondanza di parole e di gesti ma quella sobrietà celebrativa che diriga il nostro sguardo di fede all’ascolto della Parola e alla condivisione del Pane e che crei quel clima di gioia e di festa che ogni celebrazione eucaristica, festiva e feriale, deve creare.
…visitare,
La chiesa, l’ufficio e l’archivio parrocchiali, l’abitazione del parroco, gli ambienti delle attività pastorali , gli oratori: sono i luoghi della vita e della famigliarità della comunità che avrò il piacere di guardare con più attenzione per valutarne l’ordine, il decoro e i tratti di ambienti ospitali e accoglienti.
… conoscere e conoscersi.
I volti, i nomi e gli sguardi delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi, dei giovani e degli adulti, dei genitori, e, in particolare di tutti gli operatori pastorali e di quanti, nel Consiglio Pastorale Parrocchiale e nel Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, esprimono con la loro disponibilità e competenza, quella preziosa corresponsabilità a servizio della comunità.
Ritengo molto importante e auspicabile che la Visita Pastorale possa rinsaldare le nostre relazioni interpersonali, che gli incontri costituiscano occasioni preziose per conoscere e conoscersi più in profondità, aprendoci reciprocamente alla novità che ciascuno di noi porta con sé e cancellando, se possibile, pregiudizi, giudizi e rancori.
Siamo chiamati a realizzare comunità che siano ‘un cuore solo e un’anima sola’ (At 4,32), a testimoniare un’armonia di persone che dall’altare si ritrovino poi lungo la strada per essere riconosciuti come credenti capaci di creare e curare relazioni.
Verrò in mezzo a voi nella consapevolezza di essere, in un modo del tutto particolare, uomo di comunione e messaggero di pace, e per richiamare le parole di Gesù ai suoi discepoli: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”(Gv 13,35).
2. Momento speciale, anzi unico, per dialogare…
Nei giorni che trascorrerò in mezzo a voi desidero innanzitutto rivolgere, all’assemblea parrocchiale, opportunamente convocata e preparata, e ai gruppi rappresentativi della comunità, la mia parola per richiamare e ricordare il cammino percorso insieme in questi anni del mio servizio episcopale nella nostra diocesi.
Richiamare e ricordare quelle due mete pastorali fondamentali che ho proposto sin dall’inizio: la formazione e la corresponsabilità, non come due momenti paralleli ma interattivi nella convinzione che se c’è formazione a tutti livelli cresce la corresponsabilità e se c’è un lavoro d’insieme esso necessita di consapevolezza e di intelligenza della fede.
La formazione, come attenzione alle priorità pastorali che ho indicato, in particolare, nella centralità della Parola e dell’Eucarestia, nel ripensamento della catechesi, nella cura pastorale della famiglia e dei giovani e nell’impegno caritativo e sociale.
La corresponsabilità, come collaborazione tra presbiteri e laici, costituzione e funzionamento dei Consigli Pastorale Parrocchiale e per gli Affari Economici, partecipazione della comunità parrocchiale alla vita della società civile.
Nel parlarvi terrò sotto i miei occhi la ’fotografia’ della comunità parrocchiale così come l’avete ripresa, quasi un autoscatto, attraverso la compilazione dei questionari che, sotto la responsabilità del parroco, dovranno essere redatti con diligenza e con verità.
Alla parola seguirà necessariamente il mettermi in ascolto di quanti desidereranno parlare, in gruppo o personalmente, per presentare le luci e le ombre del cammino della comunità, le speranze insieme alle difficoltà, i problemi ma anche le possibilità offerte dal desiderio di testimoniare il Vangelo.
Amo pensare a momenti attraversati dalla carità vicendevole, da una dialettica che eviti polemiche tristi e distruttive, dalla felice constatazione di vedervi “gareggiare nello stimarvi a vicenda”.
Un dialogo che faccia emergere il desiderio reciproco di una comunità parrocchiale non isolata ma in comunione, in ‘rete’ tanto per usare un’immagine più comprensibile, con le altre comunità(la valorizzazione della ‘zona pastorale’!).
Per verificare, come dimensione arricchente e non mortificante, la capacità e la volontà di ‘fare’ diocesi, in una partecipazione corale e articolata alle iniziative che in questi anni ho proposto come segno visibile del nostro essere “chiesa particolare” e come indicazioni pastorali cui dare continuità nel cammino pastorale della comunità.
Il nostro è un itinerario che ci vede ogni giorno fratelli, che secondo il dono dato a ciascuno dallo Spirito Santo, ci mette gli uni a servizio degli altri.
Sarà un dialogo che mi aiuterà, in quanto vostro vescovo, a comprendere, a valutare con sapienza e a prendere decisioni con carità pastorale.
A comprendere, nel senso di invitare a guardare con attenzione e con fiducia ogni realtà, a esporre le proprie ragioni e a tenere in conto quelle degli altri, a cercare sempre ciò che unisce e meno quel che divide.
A valutare con sapienza, perché la fretta, l’ansia e il senso di insoddisfazione generano nelle nostre comunità, come nei rapporti interpersonali, superficialità di giudizi e scelte approssimative.
Educarsi alla gradualità, alla pazienza e all’attesa, operosa e generosa, perchè i frutti pastorali maturano con lungimiranza di progetti e di iniziative e con la consapevolezza di essere semplicemente discepoli del Signore che hanno in Lui uno straordinario compagno di viaggio.
A prendere decisioni, ed è forse il compito che io stesso avverto come il più difficile e il più impegnativo ma che esprime con chiarezza il dono che ho ricevuto dallo Spirito del Signore il giorno in cui venivo ordinato vescovo per ‘guidare’ da pastore buono, ad immagine del Buon Pastore, la comunità affidatami dalla Chiesa.
L’incontro e il dialogo con il vescovo saranno dunque i momenti in cui, ‘operando la verità nella carità (Ef 4, 15), cercheremo insieme la strada sulla quale camminare come popolo sacerdotale, profetico e regale, per continuare a formarci come comunità ecclesiali ricche di carismi e di doni dello Spirito ma alla ricerca del dono e del carisma più grande: l’amore (agàpe)!
     Conclusione
Giunto al termine di questa lettera, che spero non abbiate trovato lunga e noiosa (se così fosse direi con uno scrittore Alessandro Manzoni) molto più famoso di me: “credete che non s’è fatto apposta”, esprimo a ciascuno e a tutti voi il desiderio che ne facciate momento di riflessione, soprattutto in modo comunitario.
Ho cercato in queste pagine di comunicarvi, in confidenza di padre e di fratello, vescovo per voi - cristiano con voi (Sant’Agostino), i miei sentimenti di pastore che si prepara a visitare il suo popolo: con quali attese e speranze io venga da voi, di quale presenza io sia segno, come debba comportarmi in mezzo a voi.
La risposta a questi interrogativi la trovo nelle belle espressioni del documento conciliare che ho già citato in precedenza: “Nell’esercizio del loro ufficio di padri e di pastori, i Vescovi in mezzo ai loro fedeli si comportino come coloro che prestano servizio; come buoni pastori che conoscono le loro pecorelle e sono da esse conosciuti; come veri padri che eccellono per il loro spirito di carità e di zelo verso tutti; di modo che tutti ben volentieri si sottometano alla loro autorità, ricevuta da Dio” (Christus Dominus, 16).
Consentitemi di insistere perché la mia Visita Pastorale nelle vostre comunità, secondo il calendario che troverete nella penultima pagina di copertina e che mi vedrà impegnato lungo tutto il 2012, venga preparata nella preghiera, negli adempimenti che i cari confratelli convisitatori richiederanno qualche giorno precedente il mio arrivo e con un programma di celebrazioni, di incontri e di appuntamenti che la comunità parrocchiale, attraverso il parroco, mi farà pervenire per tempo.
Metto con fiducia nelle mani e sui passi di Gesù, Buon Pastore, la mia persona con l’invocazione fiduciosa perché io possa essere in mezzo a voi “segno della presenza del Signore che visita il suo popolo nella pace”(Pastores Gregis, 46).
Affido a Maria, madre del Signore e madre della Chiesa che, visitata dall’angelo Gabriele, si mette in viaggio per visitare Elisabetta, questo mio speciale cammino lungo le strade dei nostri paesi, per fermarmi e lodare insieme con voi il Signore che continua a fare grandi cose per noi!
Chiedo l’intercessione di San Canio, vescovo e martire, Patrono di tutta l’Arcidiocesi e dei Santi Patroni delle nostre comunità, perché la loro protezione e il loro esempio mi guidino in questo cammino che mi manifesti sempre più come servitore del Vangelo.
E mi piace concludere con questa preghiera che vi invito a recitare con me:
    O Dio,
    Tu che tessi le trame del Tempo,
    Tu che fissi i confini della Storia,
    scendi e visita ancora i nostri sentieri,
    come visitasti e prendesti a cuore il tuo popolo, Israle.
    Nel tuo Figlio Gesù ci hai visitato:
    orienta il nostro cammino!
    In Lui sei morto sulla croce:
    sostieni la nostra pazienza!
    In Lui hai distrutto il potere della morte:
    realizza la nostra speranza!
    Non lasciarci sgomenti
    tra le vicende del mondo
    quando, fragili e sonnolenti,
    chiediamo che ci ascolti.
    Rispondi benevolo a chi ti cerca,
    di chi lotta contro il male sii provvido difensore.
    Riscriva il tuo dito
    sulle pietre della storia
    l’eterno comandamento dell’amore.
    Signore,
    donaci la paziente attesa dei profeti,
    l’umile ascolto della Vergine Madre,
     il trionfo di luce di Cristo tuo Figlio.
    Tu, Pastore d’ Israele,
    indirizza il tuo popolo in cammino
    con la tua Chiesa testimone
    come Tu sei in Cristo
    e come Cristo è in Te.
    Manda il tuo Santo Spirito,
    soffio di Vita,
    ad insegnarci l’Amore
    Tu che sei Infinito Amore.
    AMEN!
Natale: invito allo ?stupore?!
(Acerenza-Basilica Cattedrale,
Omelia per la Messa della Notte, 25.12.2011)
Sorelle e fratelli carissimi,
benvenuti alla celebrazione dell?Eucarestia in questa Santa Notte di Natale e auguri per oggi e per questi giorni delle feste natalizie!
Saluto tutti voi qui presenti, in particolare quanti sono rientrati ad Acerenza per trascorrere in famiglia un periodo di festa e di riposo, mentre rendiamo grazie al Signore Gesù per averci convocato intorno alla Parola e al Pane nel giorno in cui come Chiesa facciamo memoria della Sua prima venuta e, allo stesso tempo, continuiamo a camminare in questa storia in attesa della Sua seconda e definitiva venuta, alla ?fine? dei tempi.
E? un Natale difficile, come ci ha ricordato Benedetto XVI nel saluto all?Angelus domenicale dell?11 dicembre u.s., non solo per la crisi sociale ed economica che il nostro paese, in particolare, sta attraversando ma per quel senso di preoccupazione e di smarrimento riguardo al futuro che rischia di spegnere in ciascuno di noi la speranza e la fiducia.
Ma noi, come cristiani, non possiamo e non dobbiamo cedere né allo scoraggiamento e né alla rassegnazione per rifugiarci quindi in sentimenti che nulla hanno a che vedere con il senso autentico e profondo dell? Incarnazione.
Nell?evento, unico e straordinario, della Natività del Signore è racchiusa la passione di Dio per l?uomo, Sua creatura, una passione che lo conduce ad un gesto che oggi chiameremmo ?estremo?:
?scendere dalle stelle?, come cantiamo nel canto più tradizionale di questa festa, Lui ?che era nella condizione di Dio ?.svuotò se stesso per essere nella condizione di servo? (Fil 2,6-7) per entrare nella nostra storia umana e nascere, come ha scritto un poeta, ?da una madre, come nasce ogni stirpe che in polvere si annulla?.. e confondersi nella turba d?uomini dai nomi oscuri e dalle mani rudi? (Borges J. L.).
E? il prodigio di un Dio-Bambino, ?verbo? sin dal principio che ?si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi? (Gv 1,14), l?impossibile diventato certezza!
Nell?evento dell?Incarnazione la potenza della Parola protagonista nella storia della salvezza del popolo di Israele diventa il Figlio attraverso cui Dio parla con le sue creature dopo averlo costituito mediatore nella creazione del mondo (Eb 1,2).
Si compiva così la promessa che ?tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio? (Is 52, 10).
Nelle parole del Vangelo di Giovanni la folgorante intuizione dell? abitare di Dio, in Gesù Cristo, in mezzo a noi (Gv 1,14), così come nel Vangelo di Luca lo stupore di Maria destinataria di un messaggio ai limiti dell?incredibile e dell?impossibile (Lc 1, 34. 37).
Ecco perché desidero parlarvi in questa omelia dello ?stupore? del Natale, di quell?incanto che nessun disincanto, motivato forse dalla stanchezza con cui viviamo questi giorni di grazia e di gioia che sembrano non toccarci più il cuore, potrà cancellare.
La liturgia della Parola di questa Santa Notte, e di tutti brani biblici della solennità del Natale, è tutta uno splendore che illumina il cammino dell?umanità di ieri e di oggi, brancolante nel buio, perché ?un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio? (Is 9,5), segno ?della grazia di Dio che è apparsa e che porta salvezza a tutti gli uomini? (Tt 2,11).
Nell?ascoltare queste buone notizie come non passare anche noi, come i pastori, dallo spavento alla gioia?
Come non sciogliere le nostre lingue per comunicare il lieto messaggio di un Dio che ama gli uomini?
E? vero, abbiamo tanti motivi per essere ?tristi e depressi?, come una recente analisi sociologica fotografa il nostro paese, e non solo il nostro, nel constatare soprattutto un senso di sfiducia e di rassegnazione al quale anche la nostra identità di credenti e di testimoni di Cristo potrebbe non sfuggire.
Facciamo spazio, dunque, all?Emmanuele, il Dio-con-noi, apriamo ancora una volta i nostri occhi, lasciamoci stupire come bambini davanti al presepe e rimettiamoci in cammino sui sentieri indicatici dal Signore.
Saranno i sentieri di questa storia, saranno le strade sulle quali incontreremo nei volti dei fratelli il volto stesso del Signore, soprattutto di quelli che invocano aiuto, che sono disorientati, che sono vittime del potere, dell?ingiustizia e della sopraffazione.
Di quanti sono nella sofferenza fisica o morale, di quanti in questo mondo così opulento muoiono per la fame, di quanti sono in fuga, nei deserti o sui mari, da situazioni drammatiche perché offensive della dignità dell?uomo.
Sapremo stupirci incrociando gli sguardi e gli occhi, incredibilmente per noi riflesso assurdo del volto di Cristo, di quegli uomini e di quelle donne, di quei vecchi e di quei bambini?
O abbasseremo la fronte per l?insopportabile visione di chi soffre e andremo oltre, chiusi nella nostra indifferenza e nella nostra autosufficienza?
I pastori e i magi venuti dall?oriente seppero riconoscere in quel bambino deposto nella mangiatoia il Salvatore, con gioia i primi ritornano sui loro passi e riferiscono ciò che avevano visto, con umiltà i secondi fanno della loro gioia un gesto di adorazione e riconoscono che tutta la storia avrebbe fatto riferimento a quel Bambino.
Sarà Natale, carissimi fratelli e sorelle, se troveremo in noi la capacità di provare la gioia dei pastori e il coraggio di un procedere paziente e determinato, come nuovi Magi, alla ricerca del Signore per raccontare poi con la nostra vita lo ?stupore? di un incontro davvero speciale!
Continuiamo la celebrazione dell?Eucarestia, cena del Signore e memoriale della sua passione-morte-risurrezione, perché come scrive un Padre della Chiesa: ?Noi non abbiamo nessun segno così grande ed evidente della natività di Cristo come il corpo che mangiamo e il sangue che beviamo ogni giorno accostandoci all?altare: ogni giorno vediamo immolarsi Colui che una sola volta nacque per noi dalla Vergine Maria?(S. Elredo, Discorso II per il Natale).
Ci alzeremo poi da questa mensa eucaristica per riprendere come popolo di Dio il cammino sulle strade del mondo nella certezza che nutriti di Parola e di Pane ?sapremo essere messaggeri che annunciano la pace, messaggeri di buone notizie che annunciano la salvezza? (Is 52,7).
Ci accorgeremo, quasi prodigiosamente e per grazia di Dio, che lo ?stupore? del Natale ci renderà più umani e più spirituali, più amabili e più disponibili, più aperti e più generosi.
E? il mio augurio natalizio. Amen!
+ Giovanni Ricchiuti
Arcivescovo di Acerenza
Visita, Signore, il tuo popolo!
(Messaggio Natalizio 2011)
Carissimi,
tra i tanti e numerosi auguri natalizi che avete ricevuto penso che ci sia ancora posto per quelli del vostro vescovo che vi pervengono dalla prima pagina del giornale diocesano ?Orme di Speranza? che avete tra le vostre mani e che con questo numero natalizio sale a quota 20!
Un grazie sincero alla redazione tutta per la generosità e la disponibilità, assolutamente volontaria e gratuita, nell? impegno profuso e a voi lettori delle nostre comunità che accogliete con tanta simpatia questi fogli nei quali proviamo a raccontare la vita della diocesi.
Oggi dunque è Natale per noi cristiani e per tutti gli uomini di buona volontà, è un giorno nel quale la speranza si fa largo per approdare sulle rive di questa esaltante e drammatica storia che a volte, così ci appare, fa di tutto per metterla al bando, emarginarla e eliminarla dalle parole degli uomini.
Ieri, come oggi, però, l?invocazione della speranza non può essere soffocata e spenta se in tempi a noi lontani il popolo di Israele, simbolo di ogni umanità che non vuole arrendersi all? apparente assenza di Dio, alla disperazione, alla violenza e all? ingiustizia, alzando gli occhi al cielo così pregava: ?O cieli, stillate rugiada: le nubi piovano il Giusto; si apra la terra e germogli il Salvatore!? (Is 45,8).
Preghiera potente, nell? immagine di un cielo pronto a dare acqua e di una terra pronta ad essere fecondata.
Sì, carissimi amici, forse dal nostro cielo non cade molta acqua e la nostra terra sembra essere diventata come grembo sterile perché non siamo più disposti a lasciarci stupire e incantare e sembriamo camminare senza una meta.
Siamo come spaventati e rassegnati allo stesso tempo, convinti e persuasi che non si può fare niente, che tutto sembra inesorabilmente crollare intorno a noi: le certezze d?un tempo, le utopìe e i ?sogni ad occhi aperti?, la capacità di guardare in avanti.
Ma è necessario che ritroviamo la forza e l?umiltà di invocare, soprattutto noi Chiesa, noi uomini e donne la cui esistenza è attraversata dalla Fede, come i primi cristiani: ?Vieni, Signore Gesù!? (Ap 21,20).
E il Signore è venuto in mezzo a noi e continua a venire nelle vicende del mondo per darci una promessa ed una certezza: ?Sì, vengo presto!?(Ap 21,20), non per gettare nel caos e nel terrore i viandanti di tutta la terra ma per portare i doni ?della misericordia e della verità, della giustizia e della pace? (Sal 84).
E? venuto e verrà una seconda volta, alla ?fine? del tempo, perché Lui, il Figlio di Dio, dono supremo dell?amore di Dio-Padre per le sue creature, ha impresso alla storia dell?umanità un dinamismo potente, il vento impetuoso dello Spirito Santo, che la farà approdare finalmente sulle rive dell?eternità.
Coraggio!
Coraggio a voi sacerdoti, a voi genitori, a voi giovani, a voi ammalati, a voi anziani, a voi che affrontate ogni giorno i grandi e gravi problemi della politica, del lavoro, della scuola.
E? Natale!
?Gloria a Dio, nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama? (Lc 2,14).
Auguri, anche per un sereno anno 2012!
Vi abbraccio.
Acerenza, 18 dicembre 2011, IV Domenica di Avvento
Vostro
+ don Giovanni
DECRETO DI INDIZIONE DELLA VISITA PASTORALE
?MISERICORDIA E VERITA?, GIUSTIZIA E PACE?
PROT. V P n. 01/2011
Sono ormai trascorsi circa sei anni da quando, il 15 ottobre 2005, diedi inizio al mio Ministero Episcopale in questa amata Arcidiocesi Acheruntina, terra di antiche tradizioni e ricca di valori umani e cristiani.
Nel corso di questi anni ho avuto modo di poter conoscere e apprezzare le tante e belle doti di mente e di cuore che mi hanno edificato e spinto a prendere sempre più coscienza dei compiti insiti nella missione di Pastore che sono stato chiamato a svolgere in questa parte del?intero popolo di Dio.
Nulla avrei potuto realizzare senza la preziosa collaborazione del mio Presbiterio, delle Religiose e dei Religiosi, degli Organismi di partecipazione, delle Associazioni, dei Movimenti ecclesiali e delle varie realtà operanti nel nostro territorio in spirito di profonda comunione e di generosa corresponsabilità.
A tutti e a ciascuno va l?espressione della mia gratitudine e delle mia stima.
Con lo sguardo al passato ma proteso sul futuro, sui ?sentieri della speranza?, intendo dare maggiore impulso all?impegno di una credibile testimonianza cristiana, nell?orizzonte della ?educazione alla vita buona del Vangelo?, mediante un atteggiamento di maggiore ascolto e più intensa condivisione delle gioie e delle difficoltà quotidiane.
Quale segno e fondamento dell?unità di questa nostra Chiesa particolare desidero rinsaldare i nostri vincoli di fraternità per sostenerci, incoraggiarci, esortarci e, all?occorrenza, correggerci.
Procederò, pertanto, alla mia prima VISITA PASTORALE, com?è dovere proprio del Vescovo, padre e pastore della porzione del popolo di Dio affidata alle sue cure nello spirito di quanto il Beato Giovanni Paolo II ebbe a scrivere, a questo proposito, nella Pastores Gregis: ?...l?importanza della Visita pastorale, autentico tempo di grazia e momento speciale, anzi unico, in ordine all?incontro e al dialogo del Vescovo con i fedeli (P. G., n. 46)?.
E ancora, nel Direttorio per il Ministero Pastorale dei Vescovi, è scritto: ?La Visita Pastorale... È occasione per ravvivare le energie degli operai evangelici, incoraggiarli e consolarli, è anche l?occasione per richiamare tutti i fedeli al rinnovamento della propria vita cristiana e ad un?azione apostolica più intensa (n. 220)?.
Intendo altresì seguire la consuetudine ecclesiale impreziosita dall?esempio dei pastori di tutti i tempi che hanno dedicato sapienza ed energia costanti ad incoraggiare le varie comunità ecclesiali, per confermarle nella fede.
Ciò premesso, a norma dei canoni 396 e ss. del Codice di Diritto Canonico, con il presente decreto, munito del sigillo episcopale e a firma del Cancelliere Arcivescovile, indìco la
VISITA PASTORALE ALLA CHIESA DI DIO CHE E? IN ACERENZA,
a partire dal prossimo autunno e secondo modalità e calendario che saranno comunicati successivamente.
Nomino Convisitatori:
il Rev.mo Mons. ANTONIO CARDILLO, Vicario Generale;
il Rev.mo Mons. DOMENICO VENEZIA, Vicario Episcopale per le Religiose;
il Rev.do Don GIUSEPPE LETTINI, Cancelliere ed Economo Diocesano, per la verifica dei Registri e degli Atti Amministrativi parrocchiali;
il Rev.do don NICOLA SCIOIA, per la verifica degli arredi liturgici;
il Rev.do don NICOLA MOLES, parroco di Anzi, segretario della Visita Pastorale.
La Beata Vergine Maria, e San Canio, Vescovo e Martire, ci ottengano dal Signore che il mio visitarvi possa essere ?un segno della presenza del Signore che visita il suo popolo nella pace (Pastores Gregis, 46)? e un evento di grazia che ci aiuti a riscoprire ancora di più la nostra identità diocesana: testimoni di fede, di speranza, di carità e di gioiosa comunione con Papa Benedetto XVI, successore di Pietro.
Dato in Acerenza, dalla sede episcopale, il giorno 23 del mese di giugno dell?Anno del Signore 2011, celebrazione diocesana del Corpus Domini e vigilia della solennità di San Giovanni Battista.
                                + Giovanni Ricchiuti
                               Arcivescovo di Acerenza
Can. Giuseppe Lettini
Cancelliere Arcivescovile
"Miserciordia e verità s'incontreranno,
giustizia e pace si baceranno"
(Sal 85,11)
Questa verità di fede - una speranza per la vita dei cristiani - è stata tradotta con linguaggio araldico nello stemma.
L'arme è di dignità, contrassegno cioè della carica, e si blasona: d'azzurro, al monte, segnato da un sentiero tortuoso, sul mare, calmo, caricato d'un ramo d'olivo, situato in barra, il tutto al naturale, nel cantone sinistro del capo una stella, di otto punte, d'oro.
Lo scudo, timbrato dal cappello arcivescovile, è accollato alla croce arcivescovile, il cartiglio reca in lettere capitali il motto:
"MISERICORDIA ET VERITAS IUSTITIA ET PAX"
Il monte - figura centrale - evoca i luoghi (dal Sinai all'Oreb, dal Tabor alle Beatitudini)su cui Dio ha vivelato se stesso (veritas) e i suoi sentimenti (misericordia). Il ramoscello d'olivo, posto sull'abisso (il mare) simboleggia la volntà di Dio di riconciliarsi con gli uomini (pax), attirandoli a sé attraverso un cammino di conversione (il sentiero) per renderli santi (iustitia). Lungo questo itinerario gli uomini hanno come guida Maria (la stella), certezza della loro speranza di raggiungere la meta.
con la notizia della Nomina di Mons. Giovanni Ricchiuti a Arcivescovo di Acerenza [...]
di Mons. Giovanni Ricchiuti [...]
Cronotassi dei Vescovi acheruntini
Cronotassi dei Vescovi acheruntini con riproduzione degli stemmi. Opera curata
da Don Giuseppe Lettini.
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Un fiore sulla roccia Visita guidata alla Cattedrale di Acerenza a cura di Don Mario Festa. [...]