Acerenza e i suoi Vescovi

Acerenza, situata a 833 metri sul livello del mare, su un altopiano, con ripidi fiachi, tra il Bradano e il suo affluente Fiumarella, fu sempre un baluardo negli avvenimenti della Lucania. Gli scrittori antichi Livio e Procopio la definiscono “Fortezza di guerra” e “presidio”, Orazio dice: “Quicumque celsae nidum Acerentiae”. Infatti, già nel 436 di Roma Livio, descrivendo la lotta tra il Sannio e Roma, dice che l’esercito romano al comando di C. Giunio Bubulco e di L. Emilio Barbula, consoli, “...domata l’Apulia e impadronitosi di Acerenza, fortezza di guerra, passò in Lucania...”. Il Console Levino, dopo aver perduto la battaglia sul Siri nella guerra contro Pirro, si dirige verso Acerenza per occuparla e impedire che il nemico re dell’Epiro possa impadronirsene per soggiogare la Puglia. Nicola Corcia dice: “... a circa 6 miglia da Ferento incontravasi Acheruntia, ... posta in un sito elevatissimo. Non dubitava il Niebhur di attribuirne la prima fondazione ai Pelasgi, il che, oltre le città che egli nominava a grande distanza, cioè Telesia, Argirippa, Siponto e Malvento, nei cui nomi vedeva vestigia della regione pelasgica, poteva meglio confermare con quelle delle città più vicine: Ferenti, Bantia, Venusia, Luceria, le quali non ci ricordano che nomi di città pelasgiane e de’ Traci, compagni di emigrazione degli Eneti in Italia”. Al tempo dell’Imperatore Giustiniano e nella metà del secolo VI dell’era cristiana, la città di Acerenza è ugualmente forte; infatti, Procopio dice che “Totila, avendo preso un certo presidio presso i Lucani, ...che alcuni abitanti chiamano Acerenza, vi pose un presidio di 300 uomini”. E lo stesso Procopio ci dice che il suddetto presidio, comandato dal capitano Morra, passò all’Imperatore Giustiniano. Nel 788 è fortificata a tal punto che Carlo Magno per rimandare libero a Benevento Grimoaldo, suo ostaggio, chiede come condizione che si abbattessero le mura di Acerenza. Grimoaldo deve, suo malgrado, rendere esecutiva tale decisione. Nell’VIII secolo la Lucania, antica provincia romana, si trova divisa in un certo numero di gastaldati: il trattato di divisione tra il duca di Benevento Radelchis e il duca di Salerno Sikenolfo, che è generalmente datato 849, attribuisce a Sikenolfo tutta la parte sud ovest dei domini longobardi dell’Italia meridionale, fa l’elenco dei gastaldati che lo compongono e fra questi vi è metà del gastaldato di Acerenza, che confina con quelli di Latinianon e Conza6, ma, di fatto, mantiene la sua indipendenza da Salerno. Invece, per la sua vicinanza a Greci e ad Arabi, non può sottrarsi all’azione degli uni e degli altri; anzi, gli antichi ufficiali longobardi divengono in un certo senso collaboratori dei funzionari bizantini, e, a poco a poco, agenti diretti del basileus d’Oriente e del suo rappresentante d’Italia, lo stratego di Bari. La città di Acerenza, pur rimanendo sede di un gastaldato, nominato dal principe di Salerno, viene ad essere soggetta all’autorità degli ufficiali bizantini nelle controversie. È il caso di una controversia per le terre dell’abbazia del gastaldato di Acerenza date in fitto per ventinove anni, ad un contadino materano di nome Godino, protospatario imperiale. Affinchè questa cessione sia valida, occorre il consenso del principe di Salerno, legittimo sovrano del gastaldato di Acerenza e protettore dell’abbazia. Il prevosto del monastero va a trovare il principe Guaimaro, che incarica uno dei suoi fedeli di recarsi a Matera come avvocato dei monaci. La controversia fra le due parti è ratificata da un giudice di Matera, assistito da notabili della città; il giudice Leone è funzionario bizantino, insignito dal titolo strator-imperialis, scudiero imperiale. L’antica città longobarda di Acerenza rimane sede d’un gastaldato, nominato dal principe di Salerno. La vera autorità di questo gastaldato è sempre più limitata dall’azione degli ufficiali bizantini, insediati nelle vicinanze. Nella metà del secolo IX Acerenza è entrata ormai nell’ambito d’interessi greci: la battaglia al Basentello, tra Acerenza e Venosa, contro lo stratego Anastasio, unico ricordo preciso documentario delle oscure vicende tra Bizantini e Longobardi di Capua fra il 923 e il 934, mostra Acerenza a fianco dello stratego. Il suo Vescovado diventa suffraganeo della metropoli di Otranto. Infatti, nel 968, in seguito ad una decisione dell’imperatore di Costantinopoli, il Patriarca Polieucte dà al Vescovo di Otranto l’autorizzazione di consacrare vescovi ad Acerenza...”. E ciò segnò il trionfo in terra lucana del culto e del rito greco, a cui si reagì con l’istituzione della provincia ecclesiastica di Salerno. Una delle postazioni, nell’Italia meridionale, della lotta d’influenza fra Roma e Bisanzio, fra gli imperatori tedeschi e il basileus, fu per l’appunto Acerenza. Vivamente contesa fra le due metropoli ecclesiastiche di Otranto e di Salerno, Acerenza, fedele alla Chiesa di Roma, nel 989 si sgancia da Otranto e passa suffraganea dell’Arcivescovo di Salerno anche se continua a gravitare verso Otranto per posizione geografica, per frequenti rapporti culturali, per il monachesimo. Nel 1041 è conquistata dai Normanni e Roberto il Guiscardo ne fa un baluardo di difesa, un centro di resistenza per la conquista della Lucania e della Puglia. Il 4 maggio del 1041 un suo Vescovo, Stefano (1029-1041), fautore del catapano di Bari contro i primi Normanni che avevano conquistato il melfese, muore combattendo fra Greci e Arabi a Montemaggiore, sulle rive dell’Ofanto. In seguito a questa battaglia e a quella del settembre 1041 presso Montepeloso, Acerenza cade nelle mani dei nuovi dominatori. Sottomessa ad un conte, munita di nuove fortificazioni, è da Roberto il Guiscardo, dopo il tentativo di riscossa del basileo Costantino Duca, eretta a baluardo di difesa e di conquista della rimanente Lucania e della Puglia. La tradizione vuole che già nel 300 iniziasse la serie dei Vescovi con Romano che regge la Chiesa di Acerenza dal 300 al 329 sotto il pontificato di San Marcellino; seguono altri fino al 441, dopodichè troviamo Giusto che partecipa al Concilio di Roma del 499 tenuto dal Papa Simmaco e sottoscrive “Giusto vescovo Acherontino”. Dopo Giusto bisogna giungere al 776 circa, epoca in cui è Vescovo Leone II. Da questa data la serie dei Vescovi è pressochè ininterrotta ed è possibile seguire, con buona approssimazione, sia la loro successione che lo sviluppo della Diocesi. Nel 799 il Vescovo Leone II trasporta dall’antica città di Atella, in Campania, ad Acerenza il corpo di San Canio. Nell’872 il Vescovo Pietro II si appropria delle reliquie di San Laviero, custodite nella Chiesa di Grumentum, e le trasporta nella Chiesa di Acerenza. Nel 1059 il Vescovo Godano o Gelaldo partecipa al Concilio di Melfi ove ha una parte preponderante, per questo ottiene il titolo di Arcivescovo, la notizia, riferita da Ughelli, in Italia sacra, Toma VII, è incerta in quanto alcuni attribuiscono il conferimento di tale dignità al Papa Nicolò II, altri a Leone IX. Il 13 aprile 1068, il Papa Alessandro II emana una Bolla, diretta ad Arnaldo, Arcivescovo di Acerenza con cui, presumibilmente, istituisce una nuova provincia ecclesiastica che comprende, fra le altre, le città di Venosa, Potenza, Tricarico, Montepeloso, Gravina, Matera, Tursi, Latiniano, San Chirico, Oriolo, riservando alla Santa Sede Romana Montemurro e Armento, passati recentemente ad Acerenza. Gli concede anche l’uso del pallio nelle festività. L’Arcivescovo Arnaldo verso il 1080 e il 1090 inizia i lavori per la costruzione della Cattedrale e rinviene le reliquie di San Canio. Nel mese di maggio 1102 è eletto Arcivescovo Pietro al quale vengono confermati i privilegi fatti ad Arnaldo. Nel 1106 il Papa Pasquale II scrivendo all’Arcivescovo Pietro gli conferisce i diritti metropolitani e assegna come suffraganee le Diocesi di Venosa, Gravina, Tricarico, Tursi e Potenza “...ut potestatem habeat in eis episcopos ordinandi ac consecrandi; concedit pallium in festivitatibus enumeratis induendum...”. Nel 1200 dal Capitolo di Acerenza è eletto l’Arcidiacono Andrea, confermato da Papa Innocenzo III. Nel 1203 con Bolla del Papa Innocenzo III, emanata da Preneste, si eleva Matera a Chiesa Cattedrale. “...Abbiamo ritenuto stabilire una chiesa cattedrale presso Matera in modo che sia unita alla primitiva cattedra”. L’unione con Matera, fatta da Innocenzo III, non ha avuto vita facile. Infatti, la storia di queste due Chiese è piena di dissidi e contrasti. Essendo Vescovo Manfredi Aversano (1414-1444), vi è un tentativo, da parte dei materani, con l’aiuto di Ursino, Principe di Taranto e Conte di Matera, di separarsi da Acerenza, costringendo l’Arcivescovo ad allontanarsi dalla sua Sede, nominando proprio Vescovo un certo Marsio, frate francescano e aggregandosi arbitrariamente i paesi del “Basso”, ma il Papa Eugenio IV nel 1439 con Bolla diretta a Manfredi, Arcivescovo di Acerenza, ristabilisce le cose. Il 5 novembre 1751 il Papa Benedetto XIV, con una Bolla diretta all’Arcivescovo Francesco Lanfranchi, ribadisce e conferma che l’Arcidiocesi di Acerenza deve mantenersi nei possessi di tutti i suoi diritti e delle sue preminenze e che la residenza abituale dell’Arcivescovo acheruntino e materano deve essere Acerenza. Il sogno dei materani, infranto nel 1439, si realizza nel 1945. Infatti, la Sacra Congregazione Concistoriale con Decreto dell’11 agosto 1945 assegna i dieci paesi della Diocesi, detti di “Basso”: Bemalda, Ferrandina, Grottole, Ginosa, Laterza, Metaponto, Miglionico, Montescaglioso, Pisticci, Pomarico, alla giurisdizione di Matera. Con la Costituzione Apostolica “Acherontia et Matera...” del 2 luglio 1954 le due Chiese di Acerenza e Matera sono definitivamente separate e si costituiscono due province ecclesiastiche: la Chiesa Metropolitana di Acerenza con Sedi suffraganee di Potenza, Venosa, Marsico e Muro Lucano e la Chiesa Metropolitana di Matera con le Sedi Suffragancee di Tursi e Tricarico. Con Bolla del 21 agosto 1976, eseguita il 12 novembre dello stesso anno, vengono soppresse le due province ecclesiastiche di Acerenza e di Matera, ridotte a Sedi vescovili, suffraganee della Chiesa di Potenza elevata a Sede Metropolitana. Con lettera della Sacra Congregazione dei Vescovi del 28 novembre 1977, in deroga a quanto stabilito con la Costituzione Apostolica “Potentiae: Quo aptius...” del 21 agosto 1976, alle Sedi di Acerenza e di Matera viene restituito il titolo di Arcidiocesi. Non pochi sono i Vescovi elevati alla porpora cardinalizia per i loro meriti pastorali, per la loro cultura e per il loro zelo apostolico. Arcivescovo di Acerenza è stato anche Bartolomeo Prignano dal 1763 al 1377, il quale, pochi mesi dopo il suo trasferimento alla Sede di Bari, viene eletto Sommo Pontefice col nome di Urbano VI. Nel Concilio di Trento e nel Concilio Ecumenico Vaticano Secondo ci sono stati Pastori che hanno portato il loro qualificato contributo di pensiero e di azione. La diocesi di Acerenza è situata attualmente nella parte nord-orientale della Basilicata e si estende per 1248,72 Kmq di territorio, avente una lunghezza massima di circa 60 Km ed un minimo di circa 25. Si estende quasi parallela alla valle tra il Bradano e il Basento con una orografia che va da un altipiano dolcemente collinoso ai confini della Puglia ai colli e ai monti delle “Dolomiti lucane”, verso l’interno, al di là del Basento, che raggiunge 2000 metri di altitudine sul livello del mare.    Comprende 17 Comuni, tutti nella provincia di Potenza, e 21 Parrocchie.

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Cronotassi
San Giusto
Leone II
Pietro II (833)

Rodolfo (869-874)
Leone III (874-904)

Andrea (906-935)
Giovanni (936-972)

Giovanni II (993-996)
Stefano II (996-1024)

Stefano III (1029-1041)
Stefano IV (1041-1048)

Goderio (1048-1058)
Goderio II (1058-1059)

Godano o Gelardo (1059-1066)
Arnaldo (1066-1101)
Pietro (1102-1142)
Durando (1142-1151)
Roberto (1151-1178)
Riccardo (1178-1184)
Pietro IV (1184-1194)
Pietro V (1194-1197)
Rainaldo (1198-1199)
Andrea (1200-1231 1236-1246)
Anselmo (1252-1267)
Lorenzo (1268-1276)
Pietro d'Archia (1277-1299)
Gentile Orsini (1300-1303)
Guido (o Guglielmo) (1303-1306)
Landolfo (o Rudolfo) (1306-1308)
Roberto II (1308-1334)
Pietro VII (1334-1343)
Giovanni Corcello (1343-1363)
Bartolomeo Prignano
- Papa Urbano VI - (1363-1377)

Niccolò Acconciamuro
(1377-1378)

Giacomo di Silvestro (1379)
Bisanzio Morelli (1380-1391)
Pietro Giovanni
de Baraballis (1392-1394)

Stefano Goberio (1395-1402)
Riccardo de Olibano (1402-1407)
Niccolò Piscicello (1407-1414)
Manfredi Aversano (1414-1444)
Marino de Paolis (1444-1470)
Francesco Enrico
Lunguardo (1471-1482)

Vincenzo Palmieri (1483-1518)
Andrea Matteo Palmieri
(1518-1528)

Francesco Palmieri (1528-1530)
Giovanni Michele Saraceno
(1531-1556)

Sigismondo Saraceno (1558-1585)
Francesco Antonio Santorio
(1586-1588)

Francesco de Abillaneda (1591)
Scipione de Tolfa (1593-1595)
Giovanni de Myra (1596-1600)
Sede Vacante (1600-1606)
Giuseppe de Rossi (1606-1610)
Giovanni Spilla (1611-1619)
Fabrizio Antinoro (1621-1630)
Domenico Spinola (1631-1636)
Simone Carafa Roccella
(1638-1647)

Giovanni Battista Spinola
(1648-1665)

Vincenzo Lanfranchi (1665-1676)
Antonio del Rjos Colminarez (1678-1702)
Antonio Maria Brancaccio
(1703-1722)

Giuseppe Maria Positano
(1723-1729)

Alfonso Mariconda (1730-1737)
Giovanni Rossi (1737-1738)
Francesco Lanfreschi (1738-1754)
Antonio Ludovico Antinori
(1754-1758)

Serafino Filangeri (1759-1762)
Nicola Filomarini (1763-1768)
Carlo Parlati (1768-1774)
Giuseppe Sparano (1775-1776)
Francesco Zunica (1776-1796)
Camillo Cattaneo della Volta
(1797-1834)

Antonio Di Macco (1835-1854)
Gaetano Rossini (1855-1867)
Pietro Giovine (1871-1879)
Gesualdo Loschirico (1880-1890)
Francesco Imparati (1890-1892)
Raffaele di Nonno (1893-1895)
Diomede Falconio (1895-1899)
Raffaele Rossi (1900-1906)
Anselmo Filippo Pecci
(1907-1945)

Sacra Congregatio Consistorialis
Vincenzo Cavalla (1946-1954)
Acheruntia et Matera...
Domenico Pecchinenna
(1954-1961)

Corrado Ursi (1961-1966)
Giuseppe Vairo (1966-1979)
Sacra Congregazione per i Vescovi
Francesco Cuccarese
(1979-1987)

Michele Scandiffio (1988-2005)
Giovanni Ricchiuti (2005 ...)
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