Amatissima Chiesa di Dio che sei in Acerenza, convocata in questa basilica cattedrale per la celebrazione della Messa
Crismale, il tuo pastore ti porge innanzitutto un cordialissimo, fraterno e paterno saluto e con gioia ti dice: BENVENUTA!
Benvenuti voi, carissimi presbiteri, per una concelebrazione nella quale davanti al popolo di Dio confermerete gli
impegni assunti nel giorno della vostra ordinazione presbiterale. Per voi salirà al Signore, da questa assemblea,
un’orante invocazione colma di gratitudine per l’infaticabile, insostituibile e preziosa diaconia per il Vangelo e per
la Chiesa.
Benvenute voi, carissime sorelle di vita consacrata , ad una celebrazione eucaristica che vi ricorderà il dono delle
vostre esistenze come segno di fedeltà a Cristo e di servizio alla comunità cristiana.
Benvenute voi, carissime comunità parrocchiali dell’arcidiocesi tutta, qui presenti per fare esperienza di comunione
ecclesiale intorno al vostro vescovo e ai vostri pastori in una liturgia dalla quale scaturiranno dorati e fluenti,
benedetti e consacrati, gli olii che profumeranno di Cristo la vostra vita.
Il profumo di Cristo, appunto.
E’ per inebriarci di Lui che noi siamo qui, fratelli e sorelle, in un giorno che la liturgia indica come una festa:
sit haec dies festa nobis!
E’ perché i nostri petti, le nostre fronti, le nostre mani e i nostri piedi continuino ad essere unti, plasmati e
tonificati dai sacri olii dei catecumeni, degli infermi e del crisma per fare di noi un popolo liberato, amato e
costituito da Dio in regno di sacerdoti.(1)
Contempleremo oggi una particolare epifania della Chiesa e ascolteremo la sinfonia dei carismi e dei doni che il
soffio impetuoso dello Spirito Santo feconda e genera attraverso il grembo della Chiesa per renderla sempre più sposa
del suo Signore , il Cristo.
E’ il vento che dall’inizio della creazione continua ad aleggiare sulla faccia della terra per rinnovarla secondo
il progetto di Dio creatore.(2)
E’ il soffio che rese vivente quell’impasto di "polvere dalla terra" plasmato dal Signore al tornio delle origini
dell’umanità e che avrebbe chiamato Adam. (3)
E’ lo stesso Spirito che nella storia della salvezza, attraverso il segno dell’olio, avrebbe invaso prepotentemente
le esistenze di sacerdoti, di re e di profeti rendendoli, pur nelle vicende personali, talvolta fragili e peccaminose,
testimoni della fedeltà di Dio al suo popolo. (4)
Come dunque non dire con il Salmista: "Canterò per sempre l’amore del Signore"?
"Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi" (Lc 4, 21).
Mentre ascoltavamo questa splendida pagina del Vangelo di Luca ci sembra di aver fissato, anche noi,
i nostri occhi in quelli di Gesù nell’"oggi" della Chiesa e della Storia e di aver compreso il senso delle Sue parole
pronunciate nella sinagoga di Nazareth:
è Lui il consacrato, l’unto, il messia;
è Lui l’inviato, l’afferrato totalmente dallo Spirito che renderà la Sua vita, i Suoi gesti e le Sue parole una buona
notizia!
Sì, carissimi, Gesù è la lieta notizia per i poveri, per i cuori spezzati, per gli schiavi, per i prigionieri e per gli
afflitti di tutti i tempi.
Evangelizzare, fasciare, liberare, scarcerare, consolare, allietare: non sono forse questi gli infiniti attivi sui quali
va declinata sempre e senza misura la nostra esistenza di battezzati in Cristo e di discepoli Suoi?
E non vi sembra che sia questa la Chiesa voluta da Lui e che in Lui ha il suo fondamento: quella della verità detta
con amore, della misericordia, del perdono, dell’accoglienza e della sollecitudine verso i peccatori e verso i bisognosi?
Ma questa impegnativa ed esaltante missione della Chiesa e di noi che in forza del Battesimo siamo stati costituiti re,
profeti e sacerdoti sarà resa possibile soltanto se l’olio non verrà a mancare.
E non mancherà mai, fratelli e sorelle, fino a quando ci saranno i vescovi, successori degli apostoli, insieme ai
presbiteri, a benedire e a consacrare il frutto odoroso dell’ulivo: l’olio dei catecumeni, l’olio degli ammalati e il
crisma che anche quest’anno profumerà di essenza di bergamotto, dono della chiesa di Locri-Gerace, chiesa che con
il Suo pastore, S.E. Mons. Giancarlo Bregantini, si batte con coraggio per dare speranza di legalità e di giustizia.
Ed ora mi rivolgo a voi, carissimi presbiteri, per invitarvi a rinnovare alla presenza del popolo di Dio le promesse
della Ordinazione Presbiterale prima di chiamarvi intorno a me per stendere le vostre mani ed invocare con me
lo Spirito Santo sugli olii.
Un lampo fotografico, ne sono sicuro, ha illuminato la nostra memoria mentre ci rivediamo con le nostre mani unte di
sacro crisma nelle mani del vescovo che ci ordinava preti per la Chiesa.
Consentite, idealmente, a me e a questo popolo di sfiorare con le nostre labbra, oggi, nuovamente, le vostre palme
in segno di affettuosa, paterna e fraterna gratitudine per il dono che voi siete per la chiesa di Acerenza e per la
comunione presbiterale da voi testimoniata.
In particolare siamo vicini a Mons. Canio Forenza che con i suoi 94 anni di età e 68 di ministero presbiterale è
presenza esemplare ed orante per tutti noi. E mentre ci prepariamo a ringraziare il Signore per i 60 anni di
ordinazione di Don Michele di Palma (venerdì 13 aprile p.v) e per i 50 di don Giuseppe Greco (sabato 7 luglio p.v.)
gioiamo ancora per don Giuseppe Nardozza, presbitero da appena tre mesi.
Siamo nel cuore di un anno pastorale che vi ha visti particolarmente impegnati, e per il quotidiano ministero e per
le iniziative diocesane la cui ottima riuscita è frutto della vostra dedizione generosa e instancabile. La numerosa
ed entusiasta risposta delle nostre comunità costituisce per noi la più bella gratificazione.
Dico a ciascuno di voi, a distanza di un anno e mezzo dal giorno in cui mi sono affiancato come vescovo lungo il
cammino di questa chiesa, che sono felice di avervi preziosi e generosi compagni di viaggio per l’annunzio del Vangelo
e il camminare insieme ci consentirà di esprimere la comunione paterna e fraterna.
Vi chiedo di comprendermi quando mi fate notare che corro troppo nelle iniziative pastorali o quando vi sembra che
vi chieda l’impossibile: ma è il Signore che ci chiede l’impossibile! "Così come quando sollecito la vostra fraternità
perché sia capace di gioire per i successi pastorali e condividere le difficoltà e, talora, i fallimenti"
Vi auguro che il vostro ministero profumi di Cristo e profumi di popolo.
Andiamo avanti, guardiamo con fiducia al futuro perché esso non è nostro, ma appartiene a Dio!
Non lasciamoci intimorire dalle vicende del mondo perché il Signore ci ha detto : -"abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!- (Gv 16, 33).
Non lasciamoci schiacciare dalle responsabilità di pastori perché il ministero presbiterale, secondo la felice
espressione di sant’Agostino, è amoris officium (6).
Non dimenticatelo, non dimentichiamolo mai! - Vogliamo rinnovare in noi la consapevolezza di tale dono, vogliamo riceverlo
nuovamente per orientarlo verso un ulteriore servizio. Questo nostro sacerdozio sacramentale è, infatti, un ministero,
un servizio singolare e specifico.
Serviamo Cristo, affinché il Suo unico ed irrepetibile sacerdozio possa sempre vivere ed operare nella Chiesa per
il bene dei fedeli. Serviamo il popolo cristiano, i nostri fratelli e le nostre sorelle, i quali, mediante il nostro
ministero sacramentale, diventano sempre più profondamente partecipi della redenzione di Cristo -. (7)
In un’omelia della messa crismale il vescovo Tonino Bello, di felice memoria, rivolgendosi ai suoi presbiteri ebbe a dire:
- Spirito del Signore,
dono del Risorto agli Apostoli del Cenacolo,
gonfia di passione la vita dei tuoi presbiteri.
Riempi di amicizie discrete la loro solitudine.
Rendili innamorati della Terra,
e capaci di misericordia per tutte le sue debolezze.
Confortali con la gratitudine della gente con l’olio della comunione fraterna. Ristora la loro stanchezza,
perché non trovino appoggio più dolce per il loro riposo se non sulla spalla del Maestro.
Liberali dalla paura di non farcela più.
Dai loro occhi partano inviti a sovrumane trasparenze.
Dal loro cuore si sprigioni audacia mista a tenerezza.
Dalle loro mani grondi i il crisma su tutto ciò che accarezzano.
Fa risplendere di gioia i loro corpi.
Rivesti loro di abiti nuziali e cingili con cinture di luce perché,
per essi e per tutti, lo Sposo non tarderà.-
Avviandomi alla conclusione di questa omelia, desidero augurare a tutti voi, carissimi fratelli e sorelle, di vivere
sin da questa sera, nelle vostre Chiese parrocchiali, accogliendo gli Olii benedetti e consacrati, i Triduo pasquale
con una particolare intensità particolare sì da poter passare dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dallo
scoraggiamento alla fiducia, dal pessimismo alla speranza!
Sostengano il nostro cammino l’intercessione della Vergine Maria, che invocheremo Madre ai piedi della croce e donna
del sabato santo, in attesa della risurrezione, e quella di san Canio insieme ai santi patroni delle nostre Comunità.
Amen!
Acerenza 05/04/2007
Giovedì della Messa Crismale
+ Giovanni, Arcivescovo
(1) cfr. Ap 1, 6
(2) cfr. Gn 1, 2
(3) cfr. Gn 2, 7
(4) cfr. Lv 8, 12; 1 Sam 16, 13; Is 61, 1; Ger 1, 5
(5) Salmi, infra
(6) cfr. In Johannis Evangelium tractatus, 123, 5 : PL 35, 1967
(7) GIOVANNI PAOLO II, Omelia del Giovedì santo, 01.04.1999
(8) BELLO A., Omelia del Giovedì santo, 1990