OMELIA MESSA CRISMALE
13 APRILE 2006


Carissimi fratelli nel ministero presbiterale,
carissime sorelle di vita consacrata,
carissime comunità parrocchiali nelle sue variegate componenti.


Non posso nascondervi la mia emozione per questa celebrazione eucaristica della Messa crismale nel giovedì della grande Settimana Santa che presiedo per la prima volta da Vescovo di questa amata e santa Chiesa Acheruntina.
Vi guardo con occhio di serenità e di gioia nel vedere raccolta intorno alla mensa della Parola e del Pane in questa Chiesa diocesana a cui apparteniamo e sicuramente amiamo.

Siamo un cuor solo e un’anima sola, formiamo un’assemblea convocata dal Signore, una fraternità che vuole cantare la bellezza dello stare insieme così come cantava Israele nel salmo 132 paragonando la frater4nità ad olio prezioso che fluisce e a rugiada dell’Ermon. Se vogliamo essere Chiesa vera con potremo essere che Chiesa di "amici" perché così ci vuole il Maestro e il Signore.

E’ questa una liturgia dai due volti particolari:
- La Chiesa si fa bella, affascinante e lascia dietro di sé una scia di profumo: è questo il senso più profondo dei rito di consacrazione del Sacro Crisma e di benedizione: degli Oli Santi.
- Una Chiesa che agisce per e con il suo Vescovo, per i suoi presbiteri, per la loro fedeltà alle promesse, per la loro comunione presbiterale, fonte di fiducia, di incoraggiamento e di compiacimento tutto spirituale. Ma al centro di questa assemblea liturgica c’è Lui, il Cristo, Maestro e Pastore: "tutti gli occhi erano puntati su di Lui". Lui che rilegge il profeta Isaia, Lui che noi crediamo presente nella Chiesa; ieri come oggi gli occhi dell’umanità sono puntati di si Lui; il testimone fedele, il primogenito dei morti, il principe dei re e della terra, a Lui la gloria! Io sono l’Alfa e l’Omega, colui che era, che è e che viene, l’Onnipotente.

Questa Chiesa chiama alla stessa missione per un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre
Da Lui discendono le parole messianiche: dalla Chiesa le stesse parole di una comunità libera e liberante, amante dei poveri, voce degli oppressi, porta aperta sulla speranza!

Da queste parole ne viene fuori un affresco suggestivo, coloratissimo di Gesù Cristo, sommo sacerdote e della Chiesa nostra Madre e Maestra. Siamo, dunque, un popolo di consacrati anche noi, un popolo messianico! E’ questo il senso della consacrazione del Crisma e della benedizione degli Oli dei catecumeni e degli infermi. L’olio, questo frutto della madre terra che mai smette di ricordarci l’odore penetrante dei nostri frantoi, l’olio che sgorga dalle olive torchiate, che insaporisce i nostri cibi, che accompagna e rende luminosa la nostra vita cristiana dal battesimo alla cresima e che allevia le nostre sofferenze.

Questa sera, come da tradizione, accogliete con gioia il Sacro Crisma che sa di "bergamotto" un dono fatto dal Vescovo di Locri-Gerace Mons. Giancarlo Maria Brigantini alle Chiese Italiane.

Ma ora permettetemi di rivolgermi ai presbiteri, ai miei, ai nostri sacerdoti - presenti e assenti -. Lo faccio oggi, da Vescovo dopo aver ascoltato, per trentatrè anni da sacerdote i miei Vescovi! Ascoltate il vostro Vescovo: ringraziate il Signore per il dono ricevuto, restate sempre in comunione con il vostro Vescovo, amate servendo e servite amando il popolo di Dio. Grazie per quanto fate con dedizione e con amore.

E voi, carissimi fratelli e sorelle, ringraziate sempre il Signore, amate i vostri sacerdoti, ascoltateli, partecipate con generosa collaborazione alla vita della Comunità parrocchiale.

Termino con questa suggestiva citazione di don Primo Mazzolari: "si cerca per la Chiesa un prete capace di rinascere nello Spirito ogni giorno. Si cerca per la Chiesa un uomo senza paura dei domani senza paura, dell’oggi senza complessi del passato. Si cerca per la Chiesa un uomo che non abbia paura di cambiare, che non cambi per cambiare, che non parli per parlare. Si cerca per la Chiesa un uomo capace di vivere insieme agli altri, di lavorare insieme, di piangere insieme, di ridere insieme, di amare insieme, di sognare insieme. Si cerca per la Chiesa un uomo capace di perdere senza sentirsi distrutto, di mettere in dubbio senza perdere la fede, di portare la pace dove c’è inquietudine, dove c’è la pace. Si cerca per la Chiesa un uomo senza molti mezzi, ma con molto da fare, un uomo che nelle crisi non cerca altro lavoro, ma come meglio lavorare. Si cerca per la Chiesa un uomo che trovi la sua libertà nel vivere e nel servire e non nel fare quello che vuole. Si cerca per la Chiesa un uomo che abbia bisogno di Dio, che abbia nostalgia della Chiesa, nostalgia della gente, nostalgia dell’obbedienza di Gesù. Si cerca per la Chiesa un uomo che non confonda la preghiera con le parole dette d’abitudine, la spiritualità col sentimentalismo, la chiamata con l’interesse, il servizio con la sistemazione. Si cerca per la Chiesa un uomo capace di morire per lei, ma ancora più capace di vivere per la Chiesa, un uomo capace di diventare ministro di Cristo, profeta di Dio, un uomo che parli con la sua vita. Si cerca per la Chiesa".

Queste riflessioni diventino per tutti noi motivo di impegno per una pastorale dinamica e coinvolgente! Amen!

+ Giovanni, Arcivescovo



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