Un fiore sulla roccia

Visita guidata alla Cattedrale

Da qualsiasi parte della Basilicata settendrionale si guardi verso l'orizzonte su cui si profilano le prime creste delle montagne, si avrà sempre davanti, all'inizio di queste creste, una cima dominata da una città, a sua volta dominata da un edificio: è Acerenza, con la sua Cattedrale.
    Acerenza è una delle più antiche e ragguardevoli città dell'intera Basilicata. Situata ad 833 m. slm, si stende sui cigli e nei fianchi di una rupe di tufo calcareo con forma originale e caratteristica di un cerchio. Vista dalla valle la città dà l'impressione di una fortezza inespugnabile. Anticamente la sua posizione era considerata importante dal punto di vista strategico in quanto dominava le grandi arterie che collegavano il Sud a Roma: la via Appia, l'Appia-Traiana e la via Erculea, che da Acerenza portava ad Eraclea sulla costa ionica.

    La Diocesi di Acerenza è una delle più antiche dell'Italia meridionale e certamente la prima fondata in Basilicata, forse dallo stesso S. Pietro che, recandosi da Brindisi a Roma percorrendo la via Appia, molto probabilmente soggiornò in Acerenza, predicandovi il Vangelo e lasciando alla sua presenza un "anziano" a guidare la nascente comunità cristiana: fu il primo Vescovo della città e della Diocesi. Ce n'è stato tramandato i nome: UGHISIO. Tuttavia il primo di cui si conosce con certezza il nome è il Vescovo Marcello, che fu Pastore intorno all'anno del Signore 300.
    Il Vescovo Godano, che con il Concilio di Melfi nel 1059 fu una figura di spicco, legato agli interessi dei Normanni di Roberto il Guiscardo, ottenne dal Papa Nicolò II il titolo di Arcivescovo Metropolita e la Diocesi fu elevata ad Archidiocesi Metropolitana. Fu allora che con i generosi finanziamenti di Roberto, iniziò la costruzione di una nuova e più imponente Cattedrale, degna del nuovo e più importante ruolo del Vescovo e della Diocesi.
Tuttavia fu l'Arcivescovo Arnaldo, divenuto Pastore nel 1067, a continuare i lavori, a mezzo di maestranze locali dirette certamente da architetti francesi, che si ispiravano all'architettura del monastero benedettino di Cluny, di cui Arnaldo era stato Abate. Fu lo stesso Arcivescovo che nel 1080 potè consacrare solennemente il nuovo maestoso tempio, dedicato a Santa Maria Assunta e a San Canio, il cui corpo fu ritrovato appunto in quello stesso anno, durante i lavori di ripristino e di ampliamento.
    La Cattedrale è di stile romanico-normanno ed è di una semplicità grandiosa e severa, con pianta a croce latina. Essa è lunga m. 69 e larga m. 23 con una crociera di m. 39 con 10 massicci pilastri, cinque per lato, 3 navate con transetto, triburio ottagonale, 2 absidiole, coro con deambulatorio e cappelle radiali intorno all'abside centrale.     La Cattedrale così come noi la vediamo oggi è sorta sull'area della primitiva Chiesa Paleocristiana, a sua volta eretta sul luogo dove sorgeva un tempio pagano dedicato ad Ercole Acheruntino. Qua e là sia all'interno che all'esterno, sono incastonati nella nuova fabbrica resti sia dell'antico tempio pagano che della primitiva Cattedrale. Tracce delle due costruzioni più antiche sono state rinvenute sotto il pavimento della Cattedrale, rifatto completamente nel 1975-77.     Accanto alla costruzione, sulla destra, in parte sotto l'attuale Casa Canonica, in parte sotto il pavimento del cortile, furono rinvenute tracce di una costruzione a pianta circolare, probabilmente il Battistero, come testimonierebbe anche la toponomastica essendo la via che rasenta la Casa Canonica e la Cattedrale, intitolata a San Giovanni.
    Cominciamo la visita di questo edificio sacro, che un visitatore tedesco definì "maestoso nella semplicità": (Cathedralem Pulchram hodie visitavi et admiratus sum tantam majestatem in simplicitate", dal registro dei visitatori).
    Partendo dalla facciata, immediatamente lo sguardo si posa sull'elegante portale formato da due colonnine sorrette da scimmie unite a figure umane in atteggiamento osceno. Al di sopra dei capitelli due sfingi sorreggono sulle spalle un arco giunto a noi mutilo, ma che doveva essere formato da una teoria di angeli, come appare da due frammenti a sinistra dell'arco e da altri conservati nel piccolo museo dell'opera.
    Molti dicono essere questo portale di stile romanico-pugliese; tuttavia la sua storia è tutta da scrivere e non sarà improbabile accertarne l'origine più antica e magari esemplare dei classici portali pugliesi di Altamura, Bari, ecc.
    Mancano, sotto le colonnine, i due leoni di pietra che certamente c'erano all'origine: uno è stato messo di recente in cima all'angolo sinistro della facciata, l'altro è stato scoperto, mutilo ma ancora leggibile, murato all'esterno di una casa di via Santa Sofia.
    Gli stipiti della porta, riccamente scolpiti con motivi floreali e zoomorfi, potrebbero essere una composizione com pezzi preesistenti a questo edificio e comunque tutti da studiare nella loro simbologia.
Tuttavia un primo significato, ad una lettura superficiale, potrebbeessere questo: le scimmie simboleggiano il male, il peccato che bisogna, entranto nel Tempio, lasciare fuori, per ravvivare la vita spirituale, ed elevare l'animo a cose di paradiso, di cui sono simbolo la vegetazione lussureggiante, i cerbiatti, i pavoni e i cavalli rampanti degli stipiti e gli angeli al di sopra delle colonnine e nell'archetto mutilo.

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