

Ai Rev.mi Presbiteri
Alle Religiose e ai Religiosi
Alle Comunità Parrocchiali e ai loro Operatori Pastorali
Alle Associazioni, ai Gruppi e ai Movimenti ecclesiali
Agli Insegnati di Religione Cattolica
Ai Dirigenti Scolastici e ai Docenti
Ai tanti amici che desiderano partecipare
Oggetto: CONVEGNO ECCLESIALE DIOCESANO
Carissimi,
come da manifesto e da locandine, allegati alla presente, desidero rivolgere a tutti e a ciascuno un caloroso invito a partecipare nei giorni 17 – 18 – 19 aprile pp. vv. , al Convegno Ecclesiale Diocesano che come ogni anno segna un particolare momento di incontro, di ascolto, di confronto e di preghiera della nostra chiesa particolare.
Collocata a metà dell’ Anno della Fede, come concordato nel Consiglio Presbiterale e nel Consiglio Pastorale, e successivamente articolato con gli Uffici Pastorali della Catechesi, della Famiglia e dei Giovani, la tre-sere, dal titolo “DIRE LA FEDE, OGGI” , è stata pensata come un itinerario che a partire dall’ascolto della Parola di Dio (LA FEDE CONFESSATA) lungo il cammino diventa comunicazione fraterna sulla personale ricerca di Dio (LA FEDE RACCONTATA) per approdare infine intorno alla mensa eucaristica dove la preghiera si fa professione di fede (LA FEDE CELEBRATA).
Un convegno ecclesiale che quanto a modalità e contenuti intende essere occasione sì di ascolto ma soprattutto di incontro tra ‘cercatori di Dio’: uomini e donne, credenti e non credenti, presbiteri e laici, narratori tutti di quell’esperienza misteriosa ma possibile della FEDE, così come la si percepisce al’interno del proprio vissuto tra certezze, incertezze, dubbi e domande.
Un convegno quindi che quanto alla partecipazione desidera rivolgere l’invito non solo a coloro che sperimentano la vita ecclesiale ma anche ai tanti che ne sono distanti o non ne condividono il cammino.
Perché siamo tutti viandanti, compagni di viaggio nell’avventura della vita e lungo la strada a nessuno risultano estranee le domande di senso e sul senso dell’esistenza, se l’orizzonte che è davanti a noi sia un limite invalicabile o se, invece, si possa “andare al di là delle cose”.
Una bella frase di Bertold Brecht dice: “Sono seduto sul marciapiede mentre aspetto che l’autista cambi la ruota; non sono contento di dove vengo, non sono contento di dove vado: ma perché aspetto con impazienza il cambio della ruota?”.
Un’ impazienza che può tramutarsi in quella ‘inquietudine’ del cuore, di agostiniana memoria, per cui possiamo essere destinatari e scopritori di un dono: che noi siam fatti per Dio e che soltanto l’approdo sulle Sue sponde potrà darci rassicurante certezza.
La certezza è Cristo, VIA – VERITA’- VITA, il cui incontro è reso possibile nella Chiesa e il cui messaggio può rivoluzionare totalmente la nostra umanità.
Auspico che il nostro convenire su queste tematiche susciti in molti il desiderio di incontrarsi, di confrontarsi e di verificare se la nostra fede, come dice Gesù, sebbene grande quanto un granello di senape sia capace di spostare le montagne!(Mt 17,20).
Arrivederci dunque, mentre affidiamo sin da ora la tre-sere sulla FEDE alla Madre del Signore e della Chiesa, che credette all’impossibile che solo Dio avrebbe reso possibile, e ai nostri santi “martiri”(testimoni) di Cristo e del suo Vangelo.
Acerenza, 07. 04. 2013
Domenica dell’Ottava di Pasqua
o della Divina Misericordia
vostro
+ don Giovanni
P.S. Ai Rev.mi Parroci
La messa vespertina del 17 – 18 – 19 aprile venga anticipata al mattino o nel primo pomeriggio. Grazie!


UNZIONE PER LA MISSIONE
Omelìa per la Messa Crismale,
Giovedì 28 marzo 2013
Sorelle e fratelli carissimi,
questa mattina del giovedì della Settimana Santa, come da tradizione liturgica, ci vede riuniti in questa nostra magnifica cattedrale, in comunione con il vescovo di Roma, Francesco, padre dei padri e servo dei servi di Dio, e con tutte le chiese particolari che sono nel mondo, per una particolare concelebrazione eucaristica nella quale saranno benedetti gli olii degli ammalati e dei battezzandi e sarà consacrato l’olio del crisma.
Vivremo in questa liturgìa, così ricca di segni, una particolare esperienza di comunione fraterna tra il vescovo e i presbiteri nella rinnovazione delle promesse sacerdotali e, tutti insieme, la bellezza di sentirci popolo di Dio convocato intorno alla Parola e al Pane e chiamato a raccontare le meraviglie del Signore.
Benvenuta, dunque, Chiesa tutta di Dio che sei in Acerenza: a te carissimo fratello vescovo Michele, a voi fratelli sacerdoti, diocesani e religiosi, a voi religiose, a voi seminaristi, a voi ragazzi e giovani, a voi catechisti e operatori pastorali e a quanti partecipano alla vita delle associazioni, dei gruppi, delle confraternite e dei movimenti ecclesiali.
Convocati dalla Parola
Sebbene ascoltate da anni e ormai a noi familiari, le letture di questa Messa Crismale conservano intatto il fascino narrativo e teologico attraendo il nostro sguardo e i nostri occhi non tanto sulle parole quanto sulla Parola, cioè su Gesù Cristo.
E, come per incanto, anche i nostri occhi “oggi” sono attratti da Lui, come accadde quel sabato a quanti erano presenti nella sinagoga di Nazareth: era uno di loro, lo conoscevano, lo avevano visto crescere e diventare uomo, ma quasi increduli sentono risuonare dalla sua bocca parole mai ascoltate sino a quel momento.
Il rotolo di Isaia che Gesù lentamente svolge davanti a loro parlava dello Spirito, il soffio e il vento di Colui che s’era svelato a Mosè come “Io sono colui che sono”, che si posava sul profeta, lo consacrava con l’olio e lo inviava ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, ai disperati, agli oppressi per dire loro la buona notizia.
Possiamo immaginare soltanto lo stupore di quell’assemblea nel vedere Gesù che riavvolge il rotolo e ascoltarLo mentre riferisce alla Sua persona, in quel momento(oggi), l’avverarsi delle parole profetiche di Isaia.
E’ su di Lui che si posa lo Spirito, è Lui il consacrato, è Lui l’inviato a portare la bella notizia di un tempo di grazia per i ‘senza speranza’ di ogni tempo.
Le parole, i gesti e i segni che accompagneranno l’annunzio della presenza del regno di Dio costituiranno poi la conferma di quell’intimo legame tra la Sua consacrazione, la Sua unzione e la missione a Lui affidata: Gesù Cristo è l’Unto del Signore, è il Messìa, perché svelato da quelle parole, da quei gesti e da quei segni.
La sola ‘unzione’, senza la missione, lo avrebbe relegato in aura di sacralità distante e distaccata dall’umanità, la ‘missione’ senza l’unzione lo avrebbe trasformato in uno dei tanti agitatori di folle.
La Chiesa, popolo profetico nella storia
Il brano Isaìa apre poi uno scenario sul futuro quando preannuncia al popolo di Israele la sua vocazione di popolo sacerdotale che il Signore sceglierà come partner nella fedeltà che non verrà mai meno e che, nella corrispondenza fedele, lo vedrà destinatario di benedizione e di stima da parte degli altri popoli.
La prima comunità cristiana che racconta la sua esperienza di fede, per tanti aspetti difficile e drammatica, ma forte nella speranza, nel libro dell’ Apocalisse vede compiuta nella chiesa quella promessa antico-testamentaria: i discepoli del Signore, da Lui amati e perdonati, da Lui sono stati costituiti “re” e “sacerdoti”, testimoni nel mondo della ‘gloria’ di Dio-Padre.
Siamo dunque noi, oggi, il nuovo popolo messianico, chiamato a mettere in atto quel dinamismo dello Spirito Santo la cui effusione e azione nella vita di Cristo ci è stata partecipata perché come Chiesa continuiamo nell’umanità il ruolo profetico del nostro Maestro e del nostro Signore.
La liturgia della messa del crisma intende richiamare a ciascuno di noi che lo Spirito Santo abita nei nostri cuori, è guida nel cammino della verità e ci unifica nella comunione vicendevole e fraterna.
Benedire gli olii e consacrare il crisma, memoria dell’ unzione battesimale, significa immettere nel corpo della Chiesa olio nuovo perché le articolazioni siano sempre dinamiche e l’intero corpo profumi non soltanto di fragranze e di incensi ma di amore e di servizio per le speranze dell’umanità.
Qualcuno teme, in questi giorni densi di eccezionali avvenimenti ecclesiali, di cui siamo stati testimoni, che atteggiamenti di una Chiesa che cammina con l’umanità e che declina, ma non da oggi, vocaboli come ‘poveri, ‘povertà’, semplicità e sobrietà, le sottragga quella dimensione sacrale riducendola ad ‘agenzia’ a carattere sociale.
Non è così: il popolo dei battezzati è popolo messianico per via della consacrazione e dell’unzione dello Spirito, ma è popolo che dall’altare non perde di vista la strada, sulla quale si incammina, in nome di Cristo, per condividere con questa umanità “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce, …dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono(Gaudium et Spes, 1)”.
Queste parole del Concilio Vaticano II sembrano tradurre e attualizzare il brano evangelico oggi proclamato in questa assemblea.
Coraggio, dunque, ‘amici’(questa è la relazione nostra con Gesù!) lasciamo ancora una volta che in questa nostro tempio si sprigioni il profumo degli olii per una testimonianza cristiana che al suo passaggio ne liberi la fragranza e si lasci seguire, da quanti ne rimarranno come inebriati, per rendere possibile l’incontro con Cristo.
Questa sera, alla processione d’ingresso della messa della Cena del Signore, anche le nostre comunità parrocchiali sentano penetrare nelle narici il profumo di Cristo, ripensino all’unzione battesimale e si ricordino delle parole pronunziate dal Signore dopo aver lavato i piedi ai suoi discepoli: “…anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri (Gv 13,15)”.
Per una Chiesa che, come stiamo leggendo in questi giorni in alcuni interventi e vedendo alcuni gesti del vescovo di Roma e papa Francesco, “esca da sé stessa”, vada “nelle periferie di questo mondo”, si chini con “tenerezza” sulle sofferenze fisiche e morali dell’umanità, perché risplenda attraverso di Lei, come la luna dal sole(mysterium lunae), la Luce che è il Cristo.
Il presbitero “uomo di Dio e uomo del grembiule”
Carissimi fratelli presbiteri, mi rivolgo ora a voi, a nome mio e di questa assemblea liturgica rappresentativa di tutta la nostra chiesa locale, prima di ascoltare dalle vostre voci la rinnovazione delle promesse pronunciate il giorno della vostra Ordinazione.
E mentre saluto affettuosamente ciascuno di voi qui presente, il ricordo fraterno e orante va ai nostri confratelli anziani impossibilitati a partecipare a questa concelebrazione augurando loro salute e pace.
Ricordiamo anche i presbiteri, Mons. Canio Forenza (speravamo di festeggiare il suo centesimo anno di vita il 5 aprile p.v.) e Don Mario Festa che sono tornati alla casa di
Dio per celebrare la liturgìa celeste, ringraziando il Signore per il loro generoso e zelante ministero a servizio delle comunità di San Chirico Nuovo e di Acerenza.
Festeggiamo ancora l’ultimo arrivato, il 15 settembre 2012, don Antonio Romano augurandogli una vita presbiterale gioiosa e feconda.
Da parte mia, in particolare, e di tutto il popolo di Dio, desidero esprimervi sincera e profonda gratitudine per il vostro lavoro e per la dedizione pastorale a servizio delle comunità, delle associazioni, dei gruppi, dei movimenti ecclesiali e nei vari uffici pastorali.
Un grazie avvalorato dall’esperienza con voi condivisa e vissuta dei giorni della mia prima visita pastorale, nella constatazione delle varie situazioni pastorali, con le tante luci e con altrettante domande suscitate dai genitori, dai giovani, dai ragazzi, dagli ammalati, dagli anziani.
Domande rivelatrici anche di qualche difficoltà nell’annuncio del vangelo, di qualche ‘insuccesso’ pastorale, di resistenze a volte immotivate riguardo al vostro desiderio di veder crescere e maturare le vostre comunità.
In quei momenti vi siano di incoraggiamento le parole dell’unzione crismale delle vostre mani, davanti al vescovo cinto di un grembiule, nel giorno dell’ Ordinazione Presbiterale che amo ricordarvi: “Il Signore Gesù Cristo, che il Padre ha consacrato in Spirito Santo e potenza, ti custodisca per la santificazione del suo popolo e per l’offerta del sacrificio” (Ordinazione del Vescovo, dei Presbiteri…, n. 148).
Si sprigioni da quelle mani consacrate il gesto della preghiera, l’inventiva nel costruire la comunità ecclesiale, l’affetto di una carezza, la bellezza nello stringere le mani degli altri, il tenderle per accogliere, aiutare e perdonare.
Entriamo ogni giorno di più nel mistero della nostra identità di uomini scelti da Dio, in Cristo Gesù, per appartenerGli totalmente, volendoci del bene, volendovi del bene, consapevoli della nostra esemplarità nella testimonianza della fraternità, nella capacità di stare e di camminare insieme.
Non dimentichiamo le parole di Gesù: “ Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli”(Gv 13, 34-35).
Sorelle e fratelli carissimi,
avviandomi alla conclusione di questa omelìa, mentre vi invito ad accogliere la raccomandazione della liturgìa a pregare per i vostri presbiteri, circondandoli sempre di più di affetto, di simpatia e di stima(come vostri fratelli), e a pregare anche per me vostro vescovo, desidero anche esprimervi l’augurio di un triduo pasquale che nelle notte del sabato santo le nostre labbra tornino a cantare l’ALLELUJA e a confessare la nostra fede, con gioia e con forza, nel Dio creatore, nel Figlio redentore e nello Spirito santificatore.
Intercedano per noi, chiesa pellegrina in questo tempo e in questa storia, la Madre del Signore e della Chiesa, San Canio, vescovo e martire e tutti i nostri santi patroni.
A Cristo, Re, Sacerdote e Profeta salga la nostra lode oggi e nei secoli dei secoli.
AMEN!

CONFERENZA EPISCOPALE DI BASILICATA
Servizio Regionale per la Pastorale Giovanile
Comunicato stampa del 27.02.2013
Oggetto: Incontro regionale dei Giovani a Policoro 23 marzo 2013
Una Giornata Mondiale della Gioventù, quella di Rio de Janeiro, che per tanti tratti si assomiglia con quella di Colonia del 2005. A invitare è stato Benedetto XVI, come allora era stato Giovanni Paolo II. Papa Benedetto, che si era presentato al mondo “umile servitore della vigna del Signore”, scelto dai Cardinali il 19 aprile 2005, successore di Giovanni Paolo II il “grande”, voluto patrono delle GMG, raccolse l’eredità e sorprese il mondo con la sua semplicità e comunicatività, proseguendo il percorso già segnato per la vita della Chiesa. Una Chiesa giovane, più volte detta così da Papa Wojtyla.
Una “Chiesa viva”, ha ricordato Benedetto XVI, commosso, all’udienza generale del 27 febbraio 2013, l’ultima del suo Pontificato. Consapevole che negli otto anni in cui ha avuto tra le mani il timone, ci siano stati “giorni felici, ma anche momenti non facili, nei quali mi sono sentito come San Pietro in barca con i pescatori. Il Signore sembrava dormire, ma ho sempre saputo che in quella barca c'era. La barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua, e il Signore non la lascia affondare”, papa Benedetto è certo, lo ha ricordato ancora nei giorni scorsi, che la Chiesa è di Dio e non degli uomini. Sarà Lui a scegliere chi gli succederà e, quindi, chi andrà in Suo nome anche a Rio de Janeiro, nella terza decade di Luglio prossimo.
Invitando i giovani alla GMG Papa Ratzinger ha voluto scrivere loro sul tema dell’incontro: «Andate e fate discepoli tutti i popoli! » (cfr Mt 28,19). Il messaggio coglie in queste parole di Gesù “la grande esortazione missionaria che Cristo ha lasciato alla Chiesa intera e che rimane attuale ancora oggi, dopo duemila anni”. È nell’Anno della fede che si inserisce il percorso di preparazione alla GMG e la celebrazione della stessa; all’indomani del Sinodo dei Vescovi, dedicato a «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana». Il Pontefice, nello stesso Messaggio, ha invitato i giovani cristiani di tutto il mondo ad essere “coinvolti in questo slancio missionario di tutta la Chiesa: far conoscere Cristo è il dono più prezioso che potete fare agli altri”.
La Pastorale Giovanile della Basilicata raccoglie questo invito e vuole porgerlo con forza ai giovani della Regione.
Sabato 23 marzo 2013, nel pomeriggio, ha programmato un Raduno regionale di Giovani cristiani a Policoro (MT) perché vivano un momento forte in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, che si celebra in tutto il mondo nella Domenica delle Palme. All’accoglienza in Piazza Segni (ore 16.00) seguirà una “marcia con la croce” (Via Crucis) e la Catechesi, con uno spazio di tempo da dedicare al dialogo. A seguire alle 19.30 è previsto il concerto della band “Fuoco vivo”. Un momento forte nelle Chiese di Basilicata che preparerà la missione dei giovani (luglio prossimo in un luogo ancora da definire) e l’evento regionale di Maratea del 27-28 luglio. Lì ci si raccoglierà ai piedi del Cristo Redentore, statua molto simile a quella maestosa di Rio in Brasile, in comunione con quanti saranno in America Latina, per seguire e accogliere la parola del prossimo Papa, riconoscendo in Lui il vicario di Cristo, colui che in suo nome, sarà in grado di abbracciare con il cuore tutta la Gioventù, presente e futuro della Chiesa.
Info e contatti:
don Mimmo Beneventi, tel. 3470928466 - d.beneventi@chiesacattolica.it
Vincenzo Giammarino, tel. 3336376350 - pitu.missio@alice.it

E’ la fede, animata dalla carità, che ci converte
(Messaggio per la Quaresima 2013)
Sorelle e fratelli carissimi,
desidero farvi giungere, come ho fatto negli anni scorsi, qualche mia riflessione per l’inizio della Quaresima...
*Ma, mentre vi sto scrivendo, alle 11,47, il mio segretario don Nicola Moles mi invita, a seguito di una telefonata da parte di don Teodosio Muscio, ad accendere il televisore perché giunge, inattesa e improvvisa, tra incredulità e stupore, la notizia dell’annuncio, da parte dello stesso Papa Benedetto XVI, delle sue dimissioni entro il 28 febbraio p.v.*
Il primo pensiero: preghiamo per Sua Santità, siamogli vicino in questo momento in cui, come egli stesso afferma, “a motivo del peso dell’incarico e per il bene della Chiesa” lascia al suo successore il timone della barca di Pietro.
Siamo pieni di fiducia, in questa circostanza davvero storica (se pensiamo che dall’epoca di Celestino V° nel 1294, non era più accaduto che un papa si fosse dimesso dal pontificato) e preghiamo il Signore Gesù, Pastore dei pastori, perchè con il soffio del suo Santo Spirito continui a stare vicino alla Sua chiesa tutti i giorni e sino alla fine dei secoli.
Per l’imminente Mercoledì delle Ceneri, inizio del tempo quaresimale, stavo appunto meditando quanto Benedetto XVI aveva scritto, il 15 ottobre 2012, nel suo tradizionale messaggio per la Quaresima 2013, un messaggio improntato al rapporto tra la fede e la carità, e che egli stesso aveva intitolato “Credere nella carità suscita carità”.
Il punto di partenza è dunque, siamo nell’ Anno della Fede, il ‘credere’ come atto di abbandono e di fiducia nell’amore di Dio, il ‘credere’ in un Dio che è Amore, il ‘credere’ che soltanto un’esistenza vissuta nell’amore restituisce ad ogni creatura umana il senso più vero e più profondo della sua vita.
La Fede è dono, è mano tesa di Dio che ci invita a fidarci di Lui, è un lasciarsi guidare da Lui per entrare nel suo mistero, in quell’orizzonte che va oltre le cose e che ‘all’uomo in cammino’ apre le porte di un presente e di un futuro affidati alla sua libertà e alla sua responsabilità.
Il “mistero” di Dio non è impenetrabile, non è inaccessibile, non è irraggiungibile perchè ha un volto ed è il volto umanissimo di Gesù, suo figlio, che soprattutto nei gesti della misericordia e del perdono, della sollecitudine e della tenerezza svelerà appunto che Dio è amore.
Per questo motivo la fede in Cristo, figlio di Dio, scrive Benedetto XVI nel suo messaggio quaresimale, “fa consistere la vita cristiana in un continuo salire il monte dell’incontro con Dio per poi ridiscendere, portando l’amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio”.
Se vogliamo, davvero, fare della Quaresima un cammino di conversione dovremmo prima di tutto interrogarci nel segreto della nostra coscienza se “abbiamo fede, quanto un granello di senape”(Mt 17,20) perché sufficiente a ‘spostar montagne’(Mt 17,20).
Chiederci poi se la nostra carità fraterna dice innanzitutto capacità di relazione, di comunione, di testimonianza e di ‘racconto’ della nostra fede.
Condizione questa che ci consentirà quindi di aprire il nostro cuore e le nostre mani all’ abbraccio per un’offesa ricevuta, alla condivisione del nostro pane con chi dovesse esserne privo, alla com-passione che non ci farà ‘passare oltre’(Lc 10,31) la sofferenza di tanti lasciati a morire di disperazione lungo le strade della nostra storia.
“La Quaresima, scrive ancora il Papa, ci invita proprio, con le tradizionali indicazioni per la vita cristiana, ad alimentare la fede attraverso un ascolto più attento e prolungato della Parola di Dio e la partecipazione ai Sacramenti, e, nello stesso tempo, a crescere nella carità, nell’amore verso Dio e verso il prossimo, anche attraverso le indicazioni concrete del digiuno, della penitenza e dell’elemosina”.
Sorelle e fratelli, vi invito a dare inizio e continuità al tempo quaresimale con la disponibilità spirituale a fare di questi quaranta giorni un tempo di fede e di carità seguendo queste indicazioni e quelle che nelle comunità parrocchiali, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali verranno dai vostri sacerdoti e che condividerete in spirito di fraternità e di carità.
Verrò durante il tempo quaresimale nelle parrocchie per celebrare il sacramento della Riconciliazione e per incoraggiarvi ad essere ogni giorno di più credenti in Cristo e pieni di carità verso i fratelli.
Buona e santa Quaresima, e che il Signore guidi i suoi discepoli lungo il ‘deserto’ spirituale di questo tempo di conversione per poter celebrare la Pasqua con il canto dell’ALLELUJA sulle labbra e con i cuori e le menti ricolmi di fede e di carità.
Vi abbraccio e vi benedico.
Acerenza, 11 Febbraio 2013
Memoria della B. V. M. di Lourdes
e 21^ Giornata Mondiale del Malato
+ don Giovanni
OMELIA PER LA DEDICAZIONE DELLA CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO
GENZANO DI LUCANIA, 10 FEBBRAIO 2013, V^ DOMENICA DEL T. O.
Sorelle e fratelli carissimi,
rendiamo grazie al Signore perché, finalmente, quanto speravamo in quel pomeriggio del 29 settembre 2007, in cui benedicevamo e ponevamo la prima pietra di questa nuova chiesa parrocchiale dedicata a S. Michele Arcangelo, oggi nel Giorno del Signore, V^ Domenica del T. O., è diventato realtà.
Un cammino iniziato agli inizi dell’anno 2000, allorchè S. E. Rev.ma Mons. Michele Scandiffio, nostro arcivescovo emerito, che saluto (anche se impossibilitato ad essere presente) con affetto fraterno, pensò alla costruzione di un nuovo complesso parrocchiale per Genzano di Lucania nella zona di espansione edilizia di questo paese.
E’ doveroso per me esprimere a lui, innanzitutto, sentimenti di viva gratitudine per la sollecitudine pastorale dimostrata verso questa comunità e quindi, in successione, a tutti i protagonisti che a vario titolo e competenza hanno contribuito a realizzare questo progetto.
Alla C.E.I. per aver finanziato con l’ 8/1000 la costruzione di questa nuova chiesa, all’Ufficio Diocesano per l’Edilizia di Culto nella persona del direttore, il carissimo don Peppino Lettini, e dei suoi più stretti collaboratori componenti l’ Ufficio Tecnico Diocesano, all’architetto Renato D’Onofrio, progettista, all’ Ing. Dario De Luca, direttore dei lavori, alle imprese edili Quagliara e Marchione e alle maestranze tutte.
Un ringraziamento particolare alla comunità ecclesiale di Genzano, a don Tommaso Fradusco cui sarà affidata la cura pastorale di questa nuova chiesa parrocchiale e ai tanti benefattori che stanno già contribuendo con le loro offerte a venire incontro alle necessità presenti e future del complesso liturgico e pastorale.
Un deferente e cordiale saluto alle autorità civili e militari, regionali e provinciali, alla gent.ma Dott.ssa Fulvia Zinno, commissario prefettizio di questo comune di Genzano di L., alle precedenti amministrazioni comunali nelle persone dei già sindaci e all’Ufficio Tecnico Comunale per la disponibilità e collaborazione sempre offerte alla diocesi.
Mi auguro che il comune di Genzano, il cui stemma civico è stato impresso nel portone di ingresso della nuova chiesa, possa venire in aiuto a questa comunità parrocchiale per completarne la sistemazione esterna, confermando così anche il valore civile di questa opera voluta dalla diocesi perché in questo quartiere non venisse a mancare la presenza di ambienti destinati anche alla accoglienza di tutti, in particolare dei ragazzi e dei giovani.
La Parola di Dio
Richiamiamo ora alla nostra mente e al nostro cuore la parola di Dio proclamata e ascoltata in questa nostra assemblea.
Partiamo un po’ da lontano, dalla bella narrazione del libro di Neemìa, il racconto commovente del popolo di Israele che ritornato dall’esilio babilonese (nell’anno 539 a.C) ricostruisce prima il tempio, poi le mura di Gerusalemme e infine, erano trascorsi 100 anni (siamo probabilmente intorno al 445 a. C.), al termine di questi grandi lavori, eleva il proprio ringraziamento al Signore.
Lo fa, presente il governatore Neemia, guidato dal sacerdote e scriba Esdra e con l’aiuto dei levìti, leggendo la parola di Dio e piangendo al ricordo dei tristi tempi trascorsi mentre i leviti invitano il popolo a non piangere più e a non fare più lutto perchè il Signore si era riconciliato, aveva perdonato e altro non chiedeva se non il ritorno alla fedeltà alla Sua legge.
Che cosa significa tutto ciò se non che le vicende della storia, per chi ha fede, non hanno nulla di ineluttabile e di fatalistico, anzi rivelano un progetto nel quale siamo inviati a scorgere il progetto di Dio, a coglierne i segni della Sua presenza.
Nel giorno in cui dedichiamo questa nuova chiesa siamo invitati anche a noi a far festa, a irrobustire la nostra speranza e ad accrescere la nostra capacità di comunione e di fraternità vicendevoli, a fare della nostra esistenza, in ascolto della Parola di Dio, un’esperienza gioiosa allontanando ‘il pianto e il lutto’ del nostro orgoglio e della nostra presunzione che ci allontanano da Dio.
E’ l’esperienza di Chiesa, cioè di noi tutti battezzati in Cristo Gesù, che siamo a chiamati a vivere certo in ogni ambiente ma ad assaporare in modo particolarmente bello e intenso in quella casa comune rappresentata dalla chiesa-edificio.
E’ lì, luogo non più ‘terribile’ come dicevano gli Ebrei parlando del tempio di Gerusalemme che anche noi, come nuovo popolo di Dio, ascoltiamo la Parola e contempliamo “il Verbo che si fece carne”(Gv 1,14): è Lui, la Sua persona, il nuovo ‘tempio’ di Dio, la ‘tenda’ piantata nella storia dell’umanità, la ‘gloria’ nel suo volto di uomo.
E’ Lui il fondamento (il plinto, in linguaggio tecnico) di quel particolare edificio che è la Chiesa, le cui ‘pietre’ siamo ciascuno di noi, costruttori e costruiti, come abbiamo ascoltato dalla lettera dell’ apostolo Paolo: attenti a porre sempre come fondamento della nostra vita cristiana Lui, la ‘pietra viva’, il Signore, e allo stesso tempo a lasciarci edificare da Lui, come ‘pietre vive’, ordinate e stabili (1Pt 2,9).
A far sì che la passione per la casa di Dio, che siamo noi, nel segno di questa chiesa, possa ‘divorarci’ (Gv 2, 17) fino a tal punto da non consentire ‘profanazioni’ di logiche mondane nella comunità ecclesiale che deve fedeltà a Cristo e al Suo Vangelo e non cercare altre sicurezze se non in Lui.
I ‘segni’ della dedicazione
Lasciamoci ora attrarre, sorelle e fratelli, dalla bellezza dei segni e dalle parole della dedicazione o, per usare una parola maggiormente comprensibile, della consacrazione di questa nuova chiesa: l’acqua, le reliquie dei santi, l’olio, l’incenso e la luce.
L’acqua benedetta con la quale siamo stati aspersi e con la quale ho asperso queste pareti, all’inizio della celebrazione, ha voluto richiamare la nostra dignità di figli di Dio e di fratelli in Cristo Gesù, dignità ricevuta nel giorno del nostro battesimo perché se noi siamo credenti lo dobbiamo a quel lavacro spirituale e, allo stesso tempo, quell’ onda ci ha ridato splendore spirituale.
Nella cripta della cattedrale di Acerenza sul bordo esterno dell’acquasantiera è scritto: SI CREDIS, UNDA LAVAT: SE CREDI, L’ONDA LAVA!
La coscienza di questa rigenerazione ha spinto molti nostri fratelli e sorelle, nel corso di questi duemila anni di cristianesimo, a percorrere la via della santità fino in fondo, cioè fino al punto di dare la propria vita al Signore, nella carità o nel martirio.
Questi nostri ‘amici e modelli’, come la liturgìa definisce i Santi, noi li abbiamo già invocati e come vuole la tradizione cristiana alcune loro reliquie, quelle del diacono e martire di Acerenza, San Mariano, e di San Filippo Neri, saranno da me collocate sotto l’altare per ricordarci la “comunione dei santi”, come professiamo nella nostra fede.
Come nuove creature, dunque accompagnate dall’intercessione dei Santi contempleremo alla luce della Preghiera di Dedicazione la bellezza e il mistero della Chiesa, significata da questa chiesa.
Perchè essere popolo di Dio, così pregheremo, è essere CHIESA, ‘sposa di Cristo’, ‘vigna eletta’, ‘dimora di Dio’, ‘riflesso luminoso di Cristo luce del mondo’, assemblea che, dopo aver attraversato le acque del battesimo, si ritrova intorno alla mensa della Parola e del Pane per ringraziare, fare memoria del suo Signore e condividere con i poveri della terra la speranza “di cieli nuovi e terra nuova”.
E’ questo il profumo della vita cristiana che partendo da questo altare e da queste pareti, tra qualche momento ‘unte’ con il crisma per richiamare continuamente la messianicità di Cristo, la sua ‘unzione’, deve diffondersi nella storia e immettere in essa il soffio nuovo e vivificante dello Spirito Santo.
Dall’altare, dal braciere ivi collocato e dall’incenso che sarà bruciato, salirà a Dio, ancora una volta, il memoriale del sacrificio del suo figlio Gesù accompagnato dal salire delle preghiere del popolo di Dio.
Mangeremo dunque il Cristo e Cristo sarà nostro commensale: un banchetto, quello eucaristico, da vivere sempre, ogni qual volta questa chiesa ci accoglierà per celebrarlo, illuminati dalla luce della comunione fraterna, dalla bellezza e dalla gioia dello stare insieme.
Sorelle e fratelli carissimi,
l’evento che stiamo celebrando cade , come già vi ricordavo, nell'ANNO DELLA FEDE, memoria dei 50 anni dall’inizio del C. E. V. II°, e dei 20 anni del C. C. C., che ci ha fatto dono di una visione di Chiesa chiamata ad essere il sacramento di Cristo nel mondo, una comunità armoniosamente strutturata come le membra del corpo, un popolo di Dio in cui lo Spirito Santo chiama ogni cristiano, in forza del battesimo e secondo la vocazione ricevuta, a crescere nella santità, ad annunciare e a testimoniare il Vangelo.
Come vostro vescovo desidero oggi lanciare un messaggio, a voi in particolare comunità ecclesiale di Genzano di Lucania: voi mi avete consegnato, al cominciare della celebrazione, questa nuova chiesa riconoscendo che nulla si fa senza il vescovo e che “dov’è il vescovo, lì è la chiesa”.
Adesso sono io che ve la riconsegno perché avendone cura ‘materiale’ possiate aver cura della vostra crescita ecclesiale, in comunione e carità vicendevole.
Oggi festeggiamo la dedicazione di questa nuovo edificio a S. Michele Arcangelo che si avvierà gradualmente a costituire la seconda parrocchia di Genzano con il parroco, don Tommaso Fradusco.
L’ ubicazione della chiesa in questa nuova zona urbanistica del paese conduce necessariamente a rivedere e ridisegnare i confini parrocchiali: ho elaborato una proposta che vorrò partecipare e condividere, in vista di una decisione definitiva, con gli organismi di partecipazione diocesani, con don Gaetano e don Tommaso e con i relativi consigli pastorali delle attuali due comunità parrocchiali di Genzano.
Perché “al di sopra di tutto vi sia la carità!” e la chiesa risplenda così per la capacità di comunione, nutrita dalla Parola e dal Pane, di amore e di servizio.
Molto ancora resta da fare per il completamento del complesso parrocchiale: gli ambienti catechistici l’oratorio, l’abitazione del sacerdote, la sistemazione esterna (le luci, il verde, i marciapiedi ecc. ecc.), ma con la vicinanza della diocesi e con la vostra generosità ne sono certo, arriveremo fino in fondo.
Ci accompagnino in questo cammino l’intercessione di Maria Santissima, Madre della Chiesa e Madre di ogni grazia, dell’Arcangelo San Michele e di Sant’Antonio Abate, patrono di Genzano.
E tutto, come si scriveva un tempo sulle nostre chiese, solo e sempre, “ad majorem Dei gloriam”, per la maggior gloria di Dio. AMEN!
Genzano di Lucania, 10 Febbraio 2013
+ Giovanni Ricchiuti,
Arcivescovo

"Miserciordia e verità s'incontreranno,
giustizia e pace si baceranno"
(Sal 85,11)
Questa verità di fede - una speranza per la vita dei cristiani - è stata tradotta con linguaggio araldico nello stemma.
L'arme è di dignità, contrassegno cioè della carica, e si blasona: d'azzurro, al monte, segnato da un sentiero tortuoso, sul mare, calmo, caricato d'un ramo d'olivo, situato in barra, il tutto al naturale, nel cantone sinistro del capo una stella, di otto punte, d'oro.
Lo scudo, timbrato dal cappello arcivescovile, è accollato alla croce arcivescovile, il cartiglio reca in lettere capitali il motto:
"MISERICORDIA ET VERITAS IUSTITIA ET PAX"
Il monte - figura centrale - evoca i luoghi (dal Sinai all'Oreb, dal Tabor alle Beatitudini)su cui Dio ha vivelato se stesso (veritas) e i suoi sentimenti (misericordia). Il ramoscello d'olivo, posto sull'abisso (il mare) simboleggia la volntà di Dio di riconciliarsi con gli uomini (pax), attirandoli a sé attraverso un cammino di conversione (il sentiero) per renderli santi (iustitia). Lungo questo itinerario gli uomini hanno come guida Maria (la stella), certezza della loro speranza di raggiungere la meta.
con la notizia della Nomina di Mons. Giovanni Ricchiuti a Arcivescovo di Acerenza [...]
di Mons. Giovanni Ricchiuti [...]
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Cronotassi dei Vescovi acheruntini con riproduzione degli stemmi. Opera curata
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